L’arte performativa, che piaccia o no, è una delle forme d’arte contemporanea più particolari in circolazione. Un esempio sicuramente noto a tutti è la serba Marina Abramović, famosa in tutto il mondo per le sue provocanti performance. Anche in Italia, però, abbiamo un illustre esempio di questa peculiare forma di espressione artistica: si tratta di Vanessa Beecroft, nata a Genova da madre italiana e padre britannico nel 1969. Appassionata di arte e di teatro sin dalla giovinezza, si diploma nel 1993 all’Accademia di Belle Arti di Milano, città in cui tiene la sua prima performance, presso la galleria Luciano Inga Pin.

Vanessa Beecroft, White Madonna with twins (fonte: commons.wikimedia.org)

Ma addentriamoci meglio nel concetto di arte performativa: si tratta di una forma espressiva che consiste nell’utilizzare il corpo di uno o più performer e nel porlo in relazione (diretta oppure mediata attraverso supporti audiovisivi) con il pubblico. Fattori decisivi per lo svolgimento della performance sono senza dubbio il tempo e lo spazio, sia di realizzazione dell’opera, sia (in caso di fruizione indiretta) di incontro della stessa con il pubblico. Inoltre, le azioni dell’artista o dell’insieme di soggetti che compongono la performance possono essere studiate e definite previamente oppure possono essere lasciate alla discrezione dei performer, spesso coinvolgendo e facendosi coinvolgere dal pubblico. In quest’ultima ipotesi, oltretutto, l’opera è totalmente creata in fieri e nessuno, nemmeno l’artista stesso, può prevederne il risultato.

Veniamo ora a Vanessa Beecroft: la sua ultima performance, tenutasi lo scorso 7 novembre in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, ha animato la vita artistica meneghina del centro città. Il luogo scelto per performance è talmente iconico e storicamente rilevante che gioca un ruolo di primo piano nella visibilità dell’opera, nonché nel coinvolgimento nei confronti del pubblico. La performance è stata commissionata da Moncler in occasione dell’apertura Moncler House of Genius Milano, temporary concept store inaugurato anche a Tokyo, Los Angeles e Parigi. La Beecroft dunque si lascia ispirare, creando un tableau vivant di giovani modelle in cappotti vintage Moncler che fanno riferimento alla sua autobiografica esperienza del brand milanese.

È importante anche la scelta dei colori dell’opera: il bianco e il nero sono ripresi dai giubbotti e dal colore della pelle delle modelle, metà rivolte verso la galleria, metà verso Piazza della Scala. I lenti movimenti di alcune ragazze infondono un soave respiro all’intera performance.

Milano diventa così il teatro dell’unione di moda e arte contemporanea, sottolineando il suo primato italiano in questi due importanti campi della creatività. Al fermento culturale del capoluogo lombardo contribuisce dunque Moncler House of Genius, il cui programma di eventi creativi ed artistici terminerà alla fine di gennaio 2020. Il freddo della serata meneghina e la pioggia incessante non hanno fermato la partecipazione di esperti e curiosi, attratti anche dalla proiezione luminosa sul lato della Torre Martini rivolto verso Piazza del Duomo. In questa performance, curata da Kaleidoscope, Vanessa Beecroft si sofferma sull’analisi di temi quali l’identità, il desiderio e la moda. La classe e l’eleganza delle giovani ragazze che hanno realizzato la performance viene accompagnata dai loro sguardi penetranti e ipnotici, elemento di grande forza che contrasta e si completa con la delicatezza dell’intera opera.

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