Si svolge ai Musei Vaticani dal 9 novembre 2018 al 9 marzo 2019 la mostra Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani. Nell’occasione degli anniversari che ricordano la nascita (Stendal. 9 dicembre 1717) e la tragica morte a 250 anni di distanza (Trieste, 8 giugno 1768), i Musei del Papa hanno voluto celebrare la figura del grande erudito prussiano con una mostra che mettesse in evidenza il ruolo cardine che le collezioni vaticane hanno costituito per gli studi, per le teorie e per gli scritti del celebre studioso.

“Ho in mente una grande opera sul gusto degli antichi greci (…) mi dedicherò intanto ad una parte e tratterò delle statue di Belvedere. Ho già iniziato. Questo lavoro mi occupa a tal punto che non faccio che pensarci, ovunque mi trovi”
(J.J Winckelmann, lettera a J.M. Franke, 20 marzo 1756)

L’esposizione, curata da Guido Cornini e Claudia Valeri, si articola in un percorso tematico diffuso che intende presentare ai visitatori 50 capolavori riletti attraverso le intuizioni spesso geniali, del  grande Winckelmann. Ogni opera è stata identificata  graficamente grazie ad un originale allestimento e inserita in un circuito didattico che spiega le ragioni scientifiche di ciascuna segnalazione.
Data la vastità degli argomenti trattati, l’itinerario proposto si snoda trasversalmente attraverso tutti i settori museali – con una particolare attenzione dedicata alle sezioni di scultura antica dei Musei, che sia essa egizia, greca o romana,  tema prediletto del nostro intellettuale, non mancando di includere quelle opere d’arte rinascimentali e barocche considerate tra i massimi esempi universali dell’arte.

All’interno dell’apparato didascalico che accompagna le opere selezionate sono riportati estratti degli scritti dell’archeologo tedesco, i pannelli ricordano il colore del mare più profondo e questa scelta è un omaggio alle costanti metafore marine del Winckelmann nel descrivere le varie sculture presenti nelle collezioni romane. I suoi commenti e le sue illustrazioni, sempre erudite e raffinate, testimoniano come l’osservazione diretta dei manufatti e l’attenta lettura delle fonti letterarie furono le basi sulle quali lo studioso sviluppò le fondamenta teoriche dell’archeologia moderna.

Proprio per questo motivo la Sala XVII della Pinacoteca è dedicata all’esposizione di alcune sue importanti produzioni letterarie come – Geschichte der Kunst des Alterthums, con lo schema tripartito di “crescita, fioritura e decadenza” di ogni arte, e Monumenti Antichi Inediti, messi a disposizione dalla stessa Biblioteca Apostolica Vaticana. Tra gli inediti documenti presentati in occasione della mostra, ve n’è uno datato al 31 luglio del 1764, in cui si fa menzione di una somma di denaro da versare “(…) al Signor Gio. Winckelmann, scrittore di lingua tedesca.”. All’interno di questo spazio, i visitatori potranno assistere alla proiezione di un filmato che aiuterà a comprendere meglio l’atmosfera e il clima culturale che caratterizzavano la città di Roma intorno alla metà del Settecento. Winckelmann vi giunse nel 1755 per un breve soggiorno e, inaspettatamente, trascorrerà in Italia il resto della sua vita, conquistato dalla grandiosa bellezza delle antichità.

Winckelmann non vide mai i Musei Vaticani così come sono concepiti oggi, eppure una parte consistente delle collezioni pontificie si sono arricchite, negli anni successivi alla sua morte, con molte delle opere che egli osservò nelle raccolte nobiliari romane, e alle quali dedicò le sue attenzioni e il suo prodigioso ingegno. Difatti, il Museo Pio Clementino, già Museo Celementino, vedrà la luce solo nel 1771, appena tre anni dopo la morte dello studioso, dando inizio a quella serie di operazioni museografiche che si susseguirono in Vaticano tra la fine del Settecento e i primi decenni del secolo successivo. L’eredità di Winckelmann viene accolta, e sapientemente sviluppata, dalla figura di Ennio Quirino Visconti, evidenziando il valore di una solida preparazione storico-filologica basata sui testi classici e il ruolo del manufatto come fonte primaria e strumento utile a delineare la storia e l’evoluzione di una corrente artistica.

Non poteva mancare una parte riservata alle teorie sui restauri e sugli interventi di ripristino delle sculture antiche. Le idee dello studioso si svilupparono a partire dagli scritti del veronese Francesco Bianchini, e nonostante la propensione verso una purezza  filologica, evitando di apportare aggiunte non certe, venne tuttavia largamente influenzato dall’ambiente romano, un mondo di antiquari e restauratori del calibro del famoso Bartolomeo Cavaceppi, suo fraterno amico.

L’esposizione ha, dunque, una duplice finalità per io Musei Vaticani: riportare all’attenzione del grande pubblico un personaggio che cambiò per sempre lo studio dell’archeologia, influenzando tutte le generazioni successive – “bisogna lavorare per la posterità, e a questa vorrei lasciare un’eredità notevole.” – e, ripercorrere la nascita di una parte consistente delle proprie collezioni, da quel momento per la prima volta concepite non più come proprietà esclusiva di pochi, ma come luoghi destinati alla collettiva formazione culturale.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Edizioni Musei Vaticani.

INFO

Periodo
9 novembre 2018 – 9 marzo 2019

Dove
Musei Vaticani
Viale Vaticano
Roma

Orari
da lunedì a sabato  9.00-18.00
Ultimo ingresso ore 16.00
Ogni ultima domenica del mese 9.00-14.00
Ultimo ingresso ore 12.30

Ingresso
Incluso nel biglietto d’ingresso ai Musei
– intero 12€
– ridotto 10€

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