Le due celebrità hanno documentato l’esperienza all’interno dei Musei Vaticani con foto e video sulle loro pagine Instagram. Poco dopo la pubblicazione online, si è scatenata la bufera. I commenti sotto le foto sono di persone, di “comuni mortali”, come si sono definite, che si chiedono come mai a Chiara, Fedez e amici sia permesso utilizzare il telefono e scattare foto all’interno della Cappella Sistina, mentre a loro viene tassativamente vietato dagli accaniti controllori di sala, apparentemente non presenti durante la visita dei Ferragnez.

Citando il sito dei Musei Vaticani:

In Cappella Sistina è vietato scattare foto e filmare video con qualsiasi tipo di dispositivo elettronico. Il personale del Corpo di Custodia è autorizzato a richiedere la cancellazione immediata, in sua presenza, del materiale video/fotografico realizzato contravvenendo alla norma.”

Non solo: sullo stesso sito viene specificato che l’utilizzo dei cellulari all’interno della Cappella Sistina è vietato. Ma, apparentemente, la legge non vale se si è un influencer o un cantante famoso.

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This was such a unique experience ❤️

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La legge è uguale per tutti?

Come se l’uso spropositato dei cellulare all’interno della Cappella non fosse abbastanza, Chiara Ferragni viene ripresa in video nel momento in cui apre con una chiave una porta delle sale dei Musei Vaticani. Un’esperienza sicuramente limitata a pochi fortunati. Potremmo definire quest’immagine emblematica, simbolo efficace del messaggio che traspare da quest’episodio.

Con ciò non si vuole condannare Chiara o Fedez, essendo loro i semplici beneficiari di una mentalità ben nota in Italia. Il punto della questione è un altro. Quest’episodio, certamente né singolo né isolato, mette in evidenza un concetto profondamente disturbante riguardo la fruizione dei beni culturali del nostro Paese. L’esperienza di ognuno all’interno di un sito culturale varia a seconda del proprio reddito e della propria popolarità.

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Eppure, storici dell’arte e studiosi, come Tomaso Montanari, si battono da anni per diffondere in Italia l’idea che il patrimonio culturale italiano appartenga a tutti i cittadini, senza alcuna differenza di età, educazione o stato sociale. Nel suo libro Privati del patrimonio (2015), Montanari insiste su come la tutela del patrimonio e la promozione dello sviluppo della cultura servano al pieno sviluppo della persona umana e alla realizzazione dell’eguaglianza sostanziale. Eguaglianza che pare essere messa da parte quando chi ha i soldi possiede il potere di affittare a proprio piacimento i luoghi della cultura appartenenti a tutti noi.

L’arte non è per tutti

Un altro episodio celebre risalente a qualche anno fa e che possiamo prendere come ulteriore esempio, vede coinvolti Beyoncé e Jay-Z. Il 16 giugno 2018 la coppia pubblica su YouTube il singolo “Apeshit”. Si tratta di sei minuti di video girati interamente nelle sale del museo del Louvre. La coppia di cantanti posa statuaria di fronte ad alcune delle opere d’arte più famose al mondo: la Gioconda di Leonardo, La Zattera della Medusa di Géricault, la Nike di Samotracia, L’incoronazione di Napoleone di David, non sono che uno sfondo per i due cantanti e per i ballerini che animano il video.

La politica del Louvre permette di affittare le sale del museo per eventi privati, come cene o sfilate; essere d’accordo o meno con tale politica è un discorso a parte. Ciò che è certo, è che questa contribuisce a diffondere l’idea che i luoghi dell’arte possano diventare elitari, per pochi. Chi paga può disporne come meglio vuole, come se avesse una sorta di esclusiva sul bene culturale. Il messaggio che i siti culturali mandano ai cittadini quando accadono episodi del genere è chiaro: l’arte non è per tutti. O meglio, l’arte da poter ammirare senza file, senza folla, senza tempi ristretti o limitazioni, è soltanto per chi è famoso o ricco. L’impressione che ne deriva è che i templi della cultura si prostrano ai piedi di chi ha il potere di pagare.

L’arte deve essere democratica

La cultura dovrebbe rimanere sempre estranea alle logiche del denaro. L’arte e la cultura in generale sono strumenti attraverso i quali i cittadini possono accedere liberamente a un’educazione. Sono tra i pochi strumenti nella nostra società che dovrebbero sempre mantenere un carattere prettamente democratico. I musei, i siti archeologici e culturali dovrebbero essere luoghi in cui non importa se si è Chiara Ferragni o una semplice studentessa di liceo: di fronte alle opere d’arte siamo tutti uguali.

L’esperienza di visitare un museo non dovrebbe essere differente a seconda della popolarità e della ricchezza del visitatore. Essere famosi non dovrebbe dare il diritto di fare ciò che agli altri non è permesso in nome di una popolarità derivata da un campo che con l’arte non ha niente a che fare. I beni culturali sono la livella dell’educazione alla civiltà e alla cultura di cui siamo figli.

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