Accanto alla scalinata dell’Ara Coeli, sorge sul colle omonimo, il Palazzo del Campidoglio, odierna sede di rappresentanza del comune di Roma. Ai lati del corpo centrale, a mo’di ferro di cavallo, si estendono, altri due palazzi: il Palazzo Conservatori, più antico e il Palazzo Nuovo, realizzato su progetto di Michelangelo Buonarroti che, per volere di Paolo III, risistemò la struttura della piazza ne l538. Ad oggi i due edifici ospitano i Musei Capitolini, la cui collezioni iniziarono a formarsi dai tempi di Sisto IV nel 1471. All’interno troviamo capolavori della statuaria antica, del Rinascimento e del Barocco. Analizziamo dunque alcune delle opere più famose.

ROMA : PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO FOTO DI © REMO CASILLI/SINTESI ROME - CAMPIDOGLIO SQUARE

fonte: Wikipedia Commons

Modello per la statuaria medievale, il Marco Aurelio a cavallo è conservato all’interno del museo, su un alto zoccolo. In bronzo, realizzato intorno al 176 d.C., rappresenta l’imperatore della dinastia Antonina senza armatura, simbolo di pace, probabile riferimento al florido periodo in cui regnava il personaggio. Moltissimi re ed imperatori dopo di lui hanno tratto ispirazione da questa statua per forgiare la propria, come Carlo Magno o Costantino. Lo sgurdo dell’imperatore è impassibile, guarda all’infinito, e con la destra porge un saluto (o un comando?) alle persone a lui vicine.

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Marco Aurelio a cavallo, fonte: Wikipedia Commons

Appartenente al Donario di Attalo I di Pergamo, il Galata Morente è uno degli esempi del cosidetto Barocco Pergameno, caratterizzato da una forte accentuazione delle masse e delle espressioni dei soggetti. Reggendosi con il braccio destro, il Galata nudo, membro di una popolazione barbara appena sconfitta da Attalo, tenta di rialzarsi nonostante le ferite mortali all’addome e alla coscia. Il patetismo accentuato fa risaltare però il coraggio in battaglia di questi soldati, caratterizzati da folti baffi, lunghi capelli scompigliati e con al collo il torques, tipica collana celtica.

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Galata Morente, fonte: Wikipedia Commons

Molto più decorata e pudica del suo precedente Prassitelico, la Venere Capitolina è un emblema di questo museo. La dea pronta per farsi un bagno, viene colta come di sorpresa e, con un gesto frenetico si copre le parti intime, lasciando però intravedere prosperoso seno. Il telo con cui si copriva è appoggiato ad un anfora, chiaro supporto per il complesso in generale. L’acconciatura è molto ricercata e particolare.

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Venere Capitolina, fonte Wikipedia Commons

Con un salto di secoli, arriviamo a Tintoretto e alla sua Maddalena Penitente, caratterizzata da pennellate “furiose” e dalla luce che scompone i contorni delle figure. La giovane è rappresentata nell’atto immediatamente successivo al suo rifiuto per i beni materiali: unendo le mani prega e viene investita da questi raggi di luce che, filtrando le nubi, le illuminano il volto. L’inquietante teschio in primo piano, però, rappresenta un presagio nefasto, come anche la stessa Luna in alto a destra del dipinto.

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Maddalena Penitente, Tintoretto, fonte: Wikipedia Commons

La “Buona Ventura” è invece uno dei tanti esempi di pittura di genere (cioè di vita quotidiana) del Caravaggio, ed è uno dei primi dipinti realizzati a Roma per la bottega del Cavalier d’Arpino. Al giovane ingenuo, dal volto molto simile a quello dei giovinetti dipinti in precendenza, viene letta la mano da una zingara: costei sta però rubando l’anello al giovane malcapitato. Caravaggio avrà realmente visto questa comica scenetta così tante volte nei vicoli di Roma, da trarne così ispirazione.

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Buona Ventura, Caravaggio, fonte: Wikipedia Commons

Queste opere attraggono migliaia di turisti ogni anno, che entrano in uno dei luoghi più ricchi di storia nel panorama romano, tra capolavori della statuaria antica fino ai grandi pittori del Cinque e Seicento.