Parte del fascino di Roma risiede nel fatto che molti dei suoi tesori possano sfuggire anche all’occhio più attento, per poi comparire inaspettatamente a far notizia e sbalordire cittadini e turisti. Pochi sanno che la Capitale ospita quella che viene oggi definita ‘la più grande collezione di giocattoli d’Europa‘, acquisita nel 2005 sotto la giunta dell’allora sindaco Walter Veltroni per oltre 5 milioni di euro e composta da un nucleo di circa 11 mila pezzi tra giochi, volumi e giocattoli. Purtroppo tale patrimonio non è stato reso fruibile in ben 13 anni e noi di Artwave ricostruiremo con voi la sua storia:

La collezione

Peter Pluntky, antiquario e collezionista svedese nato a Stoccolma, fondò il nucleo originario nel 1975 tramite una serie di acquisizioni in vista dell’apertura di un museo ad essi dedicato, inaugurato nel 1979. Il Leksakmuseum, ovvero il museo dei giocattoli di Stoccolma chiuse infine nel 1991, e la raccolta venne rilevata nel 1999 dalla società perugina Leonardo Servadio prima dell’acquisto del Comune di Roma. Si tratta di un nucleo impressionante, composto da 10.664 giocattoli per un totale di circa 33.000 componenti, i più antichi risalgono al XIII e XV secolo mentre la maggior parte vennerero realizzati tra il 1860 e il 1930, più della metà di fabbricazione tedesca, contando anche pezzi di manifattura svedese, inglese, francese, italiana e americana. Tra gli oggetti custoditi compaiono case delle bambole, giochi da tavolo, burattini, fotografie e una biblioteca con oltre 3.000 volumi.

L’acquisto

La collezione venne acquistata nel 2005 dalla giunta del sindaco Walter Veltroni per l’impressionante cifra di 5 milioni e 400 mila euro. “Sarà un nuovo centro di attrazione per la capitale – affermò allora il sindaco Veltroni – un luogo attivo, vivo come già succede per Villa Borghese e Villa Torlonia”. Secondo i progetti del Comune di Roma l’intera raccolta sarebbe dovuta diventare il futuro “Museo del Gioco e del Giocattolo” da allestire nelle storiche scuderie reali di Villa Ada Savoia, da ristrutturare in toto per l’occasione. Le risorse per il progetto sarebbero derivate in parte dai finanziamenti della legge per Roma Capitale e in parte da fondi dell’amministrazione comunale per una cifra complessiva di 10.000.000 di euro di cui 8.232.000 già stanziati. Tuttavia concluso l’acquisto della collezione, nessun altra azione concreta si ebbe più, tenendo anche conto del fatto che il progetto non venne portato avanti dal sindaco Alemanno.

Il progetto

“Roma avrà tra breve, come la maggior parte delle capitali europee, un museo specificatamente dedicato al gioco ed al giocattolo. Il termine museo non deve trarre in inganno, infatti la nuova struttura avrà poco a che vedere con l’idea ‘classica’ del museo e molto vicina a criteri di innovazione culturale e ricreativa.” così si poteva leggere in un comunicato sul vecchio sito del Comune di Roma riguardo al futuro del Museo. Sarebbe dovuto sorgere all’interno del grande parco di Villa Ada, grazie a un restauro ad hoc del complesso delle ex Scuderie Reali e delle Serre attigue, acquisite ed entrate a far parte del patrimonio comunale. Le Scuderie e il Casale dei Frenatori sarebbero divenuti il nucleo principale del museo, mentre le Serre avrebbero ospitato i laboratori didattici e spazi per giochi e feste. Principale criterio del progetto fu quello di conciliare la salvaguardia e i caratteri storici degli edifici con la necessità di conferire al nuovo Museo una immagine ‘forte’ e attraente, idee esplicate grazie ai rendering di Studio Zordan di Venezia e Alterstudiopartners di Milano.
Video di presentazione del progetto

 

Le Scuderie

Nonostante le ottimistiche previsioni (vedi qui e qui) di un imminente restauro già dal 2007 e 2008, gli edifici versano oggi con grande dispiacere in uno stato di totale abbandono. Furono liberati nel 1998 e bonificati, da questa azione doveva seguire un complesso intervento di restauro e nel 2008 vennero stanziati 15 milioni per i lavori, ma la destinazione a Museo del Giocattolo venne osteggiata fortemente da Italia Nostra e Legambiente, che presentarono un esposto in Procura. Al suo arrivo il nuovo sindaco Gianni Alemanno cancellò il progetto e deviò i 15 milioni già pronti. Né una pianificazione né investimenti salvano oggi i profili delle tre strutture, abbandonate al degrado, con beffa ‘protette’ da recinzioni e pannelli di compensato marciti con le piogge. Nel 2015 ci ricorda Giovanna Marinelli, l’allora assessore alle Cultura della giunta Marino, che “le Scuderie erano avviate a un destino molto preciso”, “dopodiché con l’avvento della giunta Alemanno, il progetto è stato interrotto e non è stato sostituito da un altro. Per cui le scuderie, in parte consolidate, sono andate in degrado.”

E la collezione di giocattoli?

La delibera n°106 del 2 marzo 2005 dal titolo  “Acquisto della collezione di giocattoli Leonardo Servadio” permise alla giunta Veltroni di usare i 5 milioni e 400 mila euro del Comune per l’acquisto della collezione, investendone ulteriori 4 milioni e 182mila euro per il restauro degli edifici. In fondo alla delibera, un allegato chiariva la ‘possibilità’, in attesa del completamento del restauro, di “provvedere temporaneamente alla custodia della collezione presso la stessa Servadio srl” a Castiglione del Lago (Perugia), il che comportò non poche spese aggiuntive! Infatti la disponibilità del magazzino, la manutenzione ordinaria e straordinaria dei giocattoli, le utenze (luce, acqua, riscaldamento), il premio assicurativo Assitalia (19.843,90 euro), il servizio di custodia e perfino “l’appartamento a disposizione del custode” vennero a costare annualmente al Comune di Roma 99.991,90 euro all’anno + iva, per un totale di 116.021,50 euro. Nel 2008 l’assessore alla Cultura Umberto Croppi pose fine alle speranze di un museo annunciando la vendita all’asta dei giochi, tuttavia il limite di non poterle cedere a meno di quanto siano stati pagati (per evitare il danno erariale) non permise di trovare un acquirente. La collezione quindi continuò, a danno del Campidoglio, a rimenere a Perugia fino al 2011, quando si decise infine di trasferirla all’interno di un deposito del Complesso Monumentale della Centrale Montemartini, in via Ostiense.

C’è chi dice no

In un articolo del 2015 Alessandro Leone, presidente dell’associazione sportiva i Leprotti e presente nel parco dal 1992, di fronte all’annuncio dell’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli di voler riprendere il progetto del Museo del Giocattolo, insieme all’Associazione Amici di Villa Ada e l’Osservatorio ambientalista “Sherwood”, hanno scritto una nota contraria. Si sostiene infatti che Villa Ada non sia il posto adeguato per la creazione di un Museo del giocattolo all’interno di un bosco selvaggio a due passi da Via Veneto. L’intervento di privati avrebbe portato a interessi speculativi a danno dell’area protetta del parco e infin, secondo il piano di valorizzazione di Villa Ada, lo spazio delle Scuderie Reali sarebbe dovuto diventare a prescindere la ‘Casa del Parco’.