Il museo nasce nell’antichità come un  tempio del sapere e dell’elevazione dell’animo umano. Il nome stesso lo suggerisce, “luogo delle Muse“; esso rappresenta un elemento sacro per la civiltà: le manifestazioni artistiche di un popolo ne scandiscono la storia, la cultura e tutti quei valori che lo contraddistinguono.

Attualmente un’immagine più pragmatica del ruolo del museo ci viene data dalla ICOM ( International Council of Museums ), definito durante la 21esima Conferenza Generale a Vienna “[…] un’istituzione non-profit e permanente a servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed esibisce il patrimonio dell’umanità tangibile ed intangibile e il suo ambiente con scopo educativo, di studio e divertimento“. Quindi un’attività svolta dall’uomo per l’uomo che si divide in tre fondamentali passaggi: acquisire, conservare e divulgare, affinchè attraverso le varie forme di comunicazione, le persone possano apprendere ciò che per generazioni è stato preservato.

Galleria degli Uffizi

L’originale idea di museo era quella di contenitore: intorno al tesoro da proteggere veniva eretto un intero sistema che lasciava poco spazio alla riflessione e al pieno coinvolgimento del visitatore. Con il tempo poi, la “classica” gestione museale ha spostato il focus dal bene a chi ne godeva, facendo sempre di più per accompagnare l’esperienza del fruitore. Siamo giunti al 2017 e i musei di tutto il mondo permettono di vivere esperienze di ogni genere: dalla semplice esposizione di statue e quadri, al viaggio nel corpo umano, il tutto accompagnato da numerose attività per il visitatore, il quale non solo guarda ma si può immedesimare nell’artista o mettere alla prova la propria creatività.

Nonostante la variegata offerta, la domanda museale è però altalenante, così come lo è il comportamento del visitatore: famiglie, scolaresche, gruppi e semplici appassionati, sono le categorie a cui i curatori museali fanno riferimento quando devono ideare nuove forme di intrattenimento. Ognuno di questi gruppi pondera le proprie scelte di consumo sul tempo libero, disponibilità economica e soprattutto cultura. E’ proprio in quest’ultima che risiede la più potente fonte di energia per la macchina museale: se un popolo è educato alla frequentazione dei musei, se questi vengono presentati come dei luoghi familiari, accessibili non solo ad una cerchia elitaria, allora può prendere atto un enorme processo di divulgazione e irradiazione (proprio quello a cui ha sempre ambito la realtà museale).

Galleria Doria Pamphilij

Le teche di vetro vengono rimosse, i cordoni intorno alle statue anche, si cerca di eliminare ogni tipo di barriera che potrebbe far sentire il turista distante da ciò che in realtà gli appartiene; anche le foto sono sempre più spesso concesse, nonostante se ne faccia un uso incontrollato e che a volte sminuisce il valore delle opere. Emerge quindi una grande sfida: la capacità di instaurare un rapporto stretto tra individuo e museo, il quale ha però bisogno di maturità e consapevolezza per essere vissuto, ma che d’altra parte deve diventare un luogo adatto ad ogni momento della quotidianità, un punto di riferimento per la comunità cittadina, dove sviluppare tutte le attività sociali e non solo quelle culturali.

In Italia già qualcosa si sta muovendo e possiamo contare musei che sono vere e proprie eccellenze, anche nel panorama internazionale, come il MART di Rovereto e Trento, o la Reggia di Venaria Reale, ovvero organizzazioni che si sono modellate creando una perfetta coesione con il territorio di cui fanno parte. Eppure l’obiettivo sembra ancora lontano all’orizzonte, le menti sono ancora da educare e molti palazzi devono ancora essere aperti ad accogliere il maggior numero di persone.

Galleria Doria Pamphilij

La perfezione eterea del luogo delle Muse ancora non è stata raggiunta, ma il nostro sogno di un museo perfetto, se coltivato, darà la possibilità alle future generazioni di vederlo concretizzato.

 

Photo credit: Iris Primicino