Edificato nel suggestivo borgo di Caprarola in provincia di Viterbo, allora di piccole dimensioni e poco conosciuto,  il cinquecentesco Palazzo Farnese ne decretò la fama e la prosperità nei secoli a venire, legando il paese al nome di una potente casata in ascesa nel Rinascimento italiano: la nobile famiglia Farnese, governatrice dei ducati di Parma e Piacenza (1545-1731) e Castro (1537-1649).
Visitato tutt’oggi per la sua grandiosa architettura e il fasto delle sue sale affrescate, il Palazzo Farnese si attesta come uno dei più importanti palazzi manieristi di tutta Europa, la cui complessa genesi è particolarmente trascinante se relazionata ai grandi avvenimenti che interessarono il periodo.

Le basi dell’edificio vennero poste tra il 1530 e il 1546 per volere del cardinale Alessandro Farnese, (futuro Papa Paolo III) ad opera del celebre architetto militare Antonio da Sangallo il Giovane per la costruzione di una fortezza posta sull’altura dominante il borgo a scopo strategico per la difesa dei possedimenti della famiglia, minacciati dalla continua rivalità con le altre potenti casate. La fortezza pentagonale avrebbe dovuto dotarsi di cinque bastioni angolari ma i lavori si interruppero conseguentemente all’investitura di Alessandro come 220° Papa della Chiesa Cattolica con il nome di Paolo III e alla morte del celebre architetto. La posizione dominante che ora assume la famiglia Farnese rese superflui i lavori di un edificio difensivo, così il progetto rimase per lo più sulla carta lasciando in eredità pochi elementi tra cui la pianta pentagonale, il fossato e i bastioni della fortezza.

Attorno al 1547 il nipote e cardinale Alessandro Farnese detto il Giovane, rifugiatosi a Caprarola per allontanarsi dalle rivalità conflittuali dei nobili che causarono la morte del padre Pier Luigi Duca di Parma, Piacenza e Castro, trovò particolarmente piacevole il luogo tanto da riprendere gli ambiziosi lavori iniziati dal nonno Paolo III. Fu così che chiamò al suo servizio come architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, uno dei più illustri esponenti del Manierismo, che diede avvio ai lavori nel 1559. A lui si deve l’attuale assetto dell’edificio, che venne mirabilmente adattato ai nuovi fini di ostentazione del potere e sfarzo, combinando gli elementi esistenti della fortezza con le esigenze di rappresentanza e i comfort di una villa a palazzo rinascimentale.  Per smussare gli austeri connotati militari e rompere l’isolamento dell’edificio, la collina sottostante venne tagliata da un’ampia piazza sormontata da due poderose rampe d’accesso che si arrampicano sui muri invalicabili del bastione e per dare risalto all’ideale e tangibile raccordo con il centro abitato venne inoltre aperto il lungo rettifilo (attuale Via Filippo Nicolai) che funge da asse prospettico e cerimoniale, ottenuto mediante una radicale ristrutturazione dell’intero borgo.

Fulcro dell’intero edificio è certamente il cortile interno di forma circolare, estremamente raro per l’epoca in cui venne realizzato. L’esecuzione si deve al Vignola, ma l’idea di un cortile tondo inscritto in un pentagono compare già con gli studi di Antonio da Sangallo, alla quale Baldassarre Peruzzi aveva invece proposto il disegno pentagonale di un austero cortile adatto alle esercitazioni militari. Il cerchio assume qui motivazioni di natura simbolica, legate all’ostentazione del potere attraverso gli illustri precedenti architettonici di Villa Madama di Roma del Papa Leone X e del palazzo dell’imperatore Carlo V a Granada. Il cortile è inoltre delimitato da due serie di portici sovrapposti, arretrati e invisibili dal basso, dove i due piani superiori (detti dei Prelati e Nobile) sono riservati alla famiglia del ‘Gran Cardinale’ Alessandro. La decorazione è stata presumibilmente realizzata sotto la direzione di Antonio Tempesta tra il 1579-81 e ciò che più colpisce è la serie dei 46 stemmi che celebrano le casate imparentate con i Farnese, fornendo una descrizione pittorica utile agli studi sulla loro evoluzione nel corso dei secoli.

All’interno dell’edificio si sviluppano straordinari cicli pittorici del tardo Manierismo raffifuranti temi allegorici, mitologici e biblici di rimando ai fasti e le glorie della casata e dei suoi componenti più illustri, mirabilmente affrescati dai fratelli Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, Raffaellino da Reggio, Giovanni Antonio da Varese e Giovanni de Vecchi. I numerosi ambienti vennero suddivisi seguendo una ripartizione pratica e moderna che seguiva l’orientamento del sole con la Zona Estiva posizionata a sud-est dell’edificio e l’altra Invernale a sud-ovest.
Merita una trattazione a sé la Scala Regia progettata dal Vignola, celebrata e imitata fin da subito come suo capolavoro e riconosciuta gioiello assoluto dell’architettura del Cinquecento. La struttura è quella di una scala a chiocciola di forma elicoidale, conosciuta e usata come scala di servizio diviene qui un elemento centrale dell’intero edificio fregiandosi del titolo di scalone di rappresentanza. Il progetto prende ispirazione dalla scala del Bramante in Vaticano ma si differenzia da essa per i connotati monumentali, che attraverso le trenta colonne doriche binate, la sapiente illuminazione e i fastosi affreschi conducono l’ospite dal piano seminterrato se giunto a cavallo, o dal piano dei Prelati se a piedi, verso il piano Nobile che ospitava gli ambienti privati del Cardinale.

Tra il 1563 e ’83 furono inoltre annessi i due giardini segreti, uno detto ‘Privato’ progettato dallo stesso Vignola e ultimato dopo la sua morte e l’altro ‘Grande’ portato a compimento dall’architetto Girolamo Rainaldi attorno al 1630 per conto del pronipote di Alessandro, il cardinale Odoardo Farnese.
Nel 1731 il complesso passò in eredità alla famiglia dei Borbone di Napoli,  ceduta infine allo Stato italiano nel 1941 il quale la detiene tutt’oggi.


Artwave vi segnala inoltre le numerose e ricche chiese di Caprarola, che possono vantare nomi di importanti architetti e pittori tra cui il Vignola, Girolamo Rainaldi, il Valadier, Vincenzo Pietrosanti da Bassiano, Annibale Carracci, Carlo Maratta, Guido Reni, Alessandro Turchi detto l’Orbetto e Giovanni Lanfranco.

Orario di visita
Da martedì a domenica ore 8.30 – 19.30. La biglietteria chiude alle ore 18.45.
Il parco è visitabile dal martedì al sabato dalle 8.30 a un’ora prima del tramonto, solo in condizioni meteo favorevoli.
Biglietto: intero € 5,00 | ridotto € 2,50

 

Photo Credits: Valerio Caporilli

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