Cosa ricordiamo di Andy Warhol è inutile dirlo, in tanti imitano il suo stile artistico. Chi sia Andy Warhol… Beh già questo è molto più difficile da spiegare! Termini che potrebbero  definirlo bene sono psichedelico, curioso, malinconico, innovativo, ma non possono bastare a descriverlo totalmente. Cosa abbia fatto Andy Warhol lo possiamo sapere ed è molto di più di ciò che si immagina.

Oltre l’infinita collezione di serigrafie e il grande impegno fotografico, l’eredità del “re del pop” è costituita anche da pellicole. Ebbene sì, Andrew nella sua carriera non si è fatto mancare proprio nulla! Un artista a tutto tondo, un eroe della storia contemporanea che ha creato tanti frame di quei piccoli dettagli che hanno segnato il grande cambiamento nello stile di vita degli uomini.

fonte: wizjalokalna.wordpress.com

fonte: wizjalokalna.wordpress.com

Come ogni eroe, anche lui ha avuto il suo antro segreto, anzi più di uno, ma tutti uguali. Potevano differire tra loro per metratura o per forma, però la finalità era sempre e solo una: produrre arte su arte, come in una fabbrica…Ecco, a proposito di questo, Andy Warhol aveva la sua Factory. Non si trattava semplicemente di uno studio, ma piuttosto di un luogo di ritrovo e condivisione, dove tutti gli amici del padrone di casa si riunivano per condividere fantasie, passioni e idee “stupefacenti. Sono state ospiti della Factory anche grandi star del passato: da Lou Reed con i suoi Velvet Underground a Jim Morrison a Mik Jagger. Come dimenticare poi la sua musa, Edie Sedgwick, che ha guidato Andy anche nel percorso cinematografico.

fonte:blog.tobis.pl

fonte:blog.tobis.pl

Lei e tante altre celebrità (come Yoko OnoSalvador Dalì, Bob Dylan) sono state i protagonisti dell’esperimento preferito di Warhol: lo screen test. Faceva accomodare ognuno di loro sul divano rosso, elemento essenziale della Factory, e, come in un provino, chiedeva loro di mostrarsi alla camera, ma restando immobili, senza neanche chiudere gli occhi, fino al termine del nastro da 16 mm. Così la pellicola diventa una tela, e il registra un pittore, che si cimenta nella  realizzazione di un nuovo modo di ritrarre.

«Quadri proiettati su una parete e non appesi al muro.»

Andando contro ogni schema holliwoodiano, Warhol ha saputo creare uno stile cinematografico difficile da spiegare: sarebbe necessario guardare ripetute volte quelle immagini per dargli un senso oltre la banalità, e a volte la volgarità, dei gesti  filmati.

Ma, dopotutto, il genio di Pittsburgh fa parte della categoria degli artisti “self service”, ha lavorato sempre e solo per soddisfare la sua personale visione di arte, riscontrando, fortunatamente per lui, approvazione da parte di tutto il mondo. Non solo piace, ma fa anche riflettere! Con il suo rendere iconico qualcosa o qualcuno, è riuscito a dimostrare, forse anche alla parte della sua anima più solitaria, che se non si è un simbolo per la massa allora forse non si esiste affatto.

Secondo la sua predizione, ognuno di noi vivrà almeno quindici minuti di fama, durante l’arco della propria esistenza, ma noi ci accontenteremmo di vivere, anche solo per pochi minuti, all’interno della sua mitica Factory.

fonte: blogs.mediapart.fr

fonte: blogs.mediapart.fr

© riproduzione riservata