A Roma esiste una imponente collezione d’arte, ma nessuno ha il diritto di conoscerla. Stiamo parlando della collezione Torlonia, considerata da molti la collezione di arte antica privata più importante al mondo. Dopo decenni di occultamento, ha rischiato di scomparire dalla memoria delle persone, ora qualcosa si è mosso. Partiamo con l’inquadrare lo status dei proprietari.

Collezione Torlonia nei magazzini

La famiglia Torlonia: di origine francese, il capostipite Marin Tourlonias si trasferì a Roma verso la metà del XVIII secolo, fondò un’azienda di tessuti a Piazza di Spagna e forte delle relazioni sociali instaurate aprì anche una piccola banca. Avrà così inizio la fortunata attività di banchieri presso le più illustri famiglie aristocratiche romane, arrivando poi ad assumere rilevanza a livello internazionale. Per entrare nei favori e nei circoli dei potenti, la famiglia acquisì titolo ducale e successivamente principesco grazie ai lavori di prosciugamento e bonifica del Fucino, e con essi vari immobili e vaste proprietà terriere.  Tra le acquisizioni più rilevanti compaiono la prestigiosa Villa Albani, Vigna Colonna sulla Nomentana, Palazzo Bolognetti a Piazza Venezia ( oggi scomparso ), Palazzo Giraud a Spina di Borgo e le Tenute di Romavecchia e Porto che si riferiscono alle attuali Villa dei Quintili e Porto di Traiano. Alla Tenuta di Canino fa seguito il ritrovamento di una necropoli etrusca comprendente la tomba detta ‘Francois’ il cui ciclo pittorico è tra gli esempi più alti dell’arte etrusca.

Con gli scavi effettuati nei vari possedimenti per lavori agricoli, i Torlonia sono venuti in possesso, tramite rinvenimenti fortuiti, di una modesta quantità di reperti archeologici, arricchiti inoltre dalle opere cedute per ragioni di debito da alcune tra le famiglie romane più in vista di quel tempo. Entrarono così nella raccolta, opere provenienti dallo studio di Bartolomeo Cavaceppi ( comprendenti opere più antiche dei Savelli, Cesi , Pio da Carpi ) e dalle collezioni Giustiniani, Orsini, Caetani-Ruspoli e Cesarini. Una collezione comprendente più di 620 opere greche, etrusche e romane tra cui figurano importanti sculture a tutto tondo a grandezza maggiore del vero, bassorilievi con scene mitologiche e di vita quotidiana, una importante serie di busti e ritratti di imperatori.

Haestia Giustiniani, simulacro di Vesta, principale ornamento della Galleria Giustiniani n. catalogo 490
©Fondazione Torlonia Onlus

Nel 1859, per volere di Alessandro Torlonia, venne allestito un museo per ospitare la collezione, con sede nel proprio palazzo a Via della Lungara e nel 1880 curato da Pietro Ennio Visconti, l’unico catalogo della raccolta, comprendente 530 sculture. La definizione di museo non è propriamente esatta per l’accezione moderna che diamo oggi al termine, in quanto non rappresentò ‘un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. /..’ ( statuto dell’International Council of Museums – ICOM ). Il principe Alessandro infatti era l’unico a poter dare approvazione ai richiedenti per la visita della collezione ed arrivò a negarla al celebre archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli che nel 1947 rivestiva il ruolo di Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, il quale si travestì da spazzino pur di riuscire ad entrare nel palazzo per vedere le opere esposte.

Ulisse che esce dall’antro di Polifemo. Proveniente dalla collezione Albani n. catalogo 438
©Fondazione Torlonia Onlus

Il 22 dicembre dell’anno seguente, il Ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella, ai sensi della  legge n. 1089 del 1939, pose sotto vincolo sia la collezione che l’edificio ospitante. Questo non impedì purtroppo al principe Alessandro, nel decennio compreso tra il 1960-70, tramite autorizzazione per la risistemazione del tetto, di apportare massicce modifiche al palazzo, trasformandolo in 93 mini appartamenti abusivi e trasferendo la collezione nei magazzini dello stesso e in altre residenze. A nulla valsero la sentenza della Corte di Cassazione n. 2284, Sez. III penale del 27 aprile 1979, la quale stabilì che il privato è ‘condannato al pagamento in favore dello Stato di una somma pari al valore della cosa perduta ( in questo caso derivante dalla sottrazione del museo alla vista della collettività ) o della diminuzione di valore subìta per effetto del suo comportamento’, mai applicata, oppure la proposta di legge 2407 del 2002 firmata da 43 deputati che si proponeva di confiscare le opere come risarcimento del danno inflitto alla collettività, seppure il valore della collezione sia considerato inestimabile.

Fanciulla Torlonia, singolare lavoro di scultura etrusca, ritrovato a Vulci n. catalogo 489
©Fondazione Torlonia Onlus

La legge non ebbe peso soprattutto per la rilevante influenza della famiglia. Per farci un’idea della potenza effettiva di tale casata, basterà ricordare le parole di Ignazio Silone, uno degli intellettuali italiani più letti a livello mondiale, nel suo celebre romanzo del 1933  ‘Fontamara’: “In capo a tutto c’è Dio, padrone del cielo, poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe, poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi il nulla, poi ancora il nulla, poi vengono i cafoni.”  Dopo successivi confronti tra l’amministrazione capitolina e la famiglia Torlonia, si è giunti il 15 Marzo 2016 ad un accordo tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e i rappresentanti della Fondazione Torlonia onlus, per la valorizzazione della raccolta.  L’accordo è stato sottoscritto, alla presenza del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, dall’Amministratore della Fondazione Torlonia, Alessandro Poma Murialdo, dal Direttore Generale per l’Archeologia, Gino Famiglietti, dal Direttore Generale per le Belle Arti e il Paesaggio, Francesco Scoppola, dal Soprintendente Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, Francesco Prosperetti. Si terrà quindi una mostra a Roma nella seconda metà del 2017 comprendente dalle 60 alle 90 sculture più rappresentative, curata dal Prof. Salvatore Settis e presumibilmente allestita negli spazi dell’ex ‘Museo nuovo di scultura antica’ sotto la terrazza Caffarelli in Campidoglio. Queste le informazioni ora reperibili sul sito del Ministero, non ci rimane che attendere ulteriori sviluppi e sperare in un sensibile miglioramento della fruibilità della raccolta, cosa che permetterebbe uno studio attento delle opere, del loro valore artistico ma anche storico-documentario connesso alla storia di Roma e del suo sviluppo.

Busto di Galba, sommamente fedele al vero, uno dei ritratti più rari della serie imperiale, provenienza Otricoli n. catalogo 533
©Fondazione Torlonia Onlus