Situata a circa 18 km dal centro storico di Torino, la Venarìa Reale è sicuramente una delle mete culturali più importanti e fascinose dell’intera area metropolitana. Il complesso può vantare attualmente 80.000 metri quadri di Reggia, la quale è immersa nei Giardini con oltre 50 ettari di spazio verde dove passeggiare, sostare e godere delle numerose attività e installazioni proposte.
Il sito subì nel corso dei secoli numerosi e importanti stravolgimenti. A cambiare non furono soltanto la struttura e le sue decorazioni, subì modifiche anche per quanto riguarda la sua funzione, attraversando principalmente 3 fasi:

Da Residenza di piacere a Palazzo dei Re (1658-1798)

A metà del XVII secolo il duca Carlo Emanuele II di Savoia e la duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours affidano all’architetto di corte Amedeo di Castellamonte l’incarico di erigere un intero borgo alle porte di Torino, e insieme ad esso una residenza di caccia con relativo parco. Per l’occasione vengono ideati giardini all’italiana, sculture da esterno, fontane e terrazze su più livelli. Per le ambizioni di Vittorio Amedeo II nel 1699 il progetto cambia e viene affidata la realizzazione dell’apparato all’architetto Michelangelo Garove il quale ridisegna completamente i giardini trasformandoli nella tipologia ‘alla francese’. Caratterizzata da prospettive aperte di grande respiro, la decisione venne presa al fine di uniformarsi al gusto internazionale, in un complesso gioco di potere e richiami, capeggiato dalla grande corte europea di Versailles. Il 1719 è un anno di svolta per Vittorio Amedeo, dal titolo di duca passa a quello di re e pertanto la residenza servirà ora come palazzo reale. Il progetto di ampliamento venne affidato a Filippo Juvarra il quale apportò numerose modifiche: con l’aggiunta della Scuderia, Citroniera, Galleria Grande e Cappella di Sant’Uberto la Reggia diventa una delle architetture simbolo della stagione barocca. Il complesso trova poi un’unità grazie a Carlo Emanuele III che nel 1739 incarica Benedetto Alfieri di creare diversi ambienti di servizio facenti capo ad un complesso sistema di gallerie di comunicazione.

La caserma (1798-1945)

Nei primi anni dell’Ottocento Napoleone discende in Italia e conseguentemente alla fuga dei Savoia la Reggia venne trasformata in caserma. Nonostante il successivo ritorno dei Re il disegno dei grandi Giardini scompare e al loro posto viene realizzata una piazza d’armi utile alle esercitazioni militari. Ogni elemento di decoro scompare e così al posto di fontane, fiori e statue viene posizionato l’armamentario utile ai fini militaristici tra cui cannoni e moschetti. Il complesso risulterà un punto strategico non solo per le guerre d’indipendenza, ma verrà sfruttato anche sotto la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Il declino e la sua rinascita (1946-2007)

Tolto il presidio militare, il complesso ha vissuto una fase di sostanziale abbandono di cui ancora oggi paga le conseguenze. Durante questo periodo infatti la Reggia subì ulteriori devastazioni divenendo preda dei vandali, i quali si appropriarono illecitamente di ogni bene e materiale reimpiegabile. Azioni che privarono il palazzo di tutti gli arredi, gli oggetti e le opere che un tempo l’ornavano, e che non essendo essi sostituibili lasciano un vuoto incolmabile nell’identità del luogo. Fortunatamente nel 1998 viene avviato un piano di restauro del palazzo e dei Giardini dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea, il Ministero dell’Economia e la collaborazione della provincia e dei Comuni di Venarìa e Torino. Si tratta della più grande opera di conservazione di un bene culturale a livello europeo: l’intervento permise di restaurare il Borgo Antico, e del palazzo oltre 100.000 metri quadri di superfici interne, 9.500 di stucchi e 1.000 di affreschi. Inoltre con 200.000 nuove piantumazioni e l’immissione di 11 milioni di litri d’acqua nella Peschiera è stato possibile rimettere alla comunità ben 50 ettari di Giardini adiacenti, valorizzando non solo il complesso ma anche il Parco della Mandria. Il 12 ottobre 2007 avvenne l’inaugurazione del sito e la Reggia potè finalmente iniziare a raccontare la sua architettura, la sua storia e il suo paesaggio ai cittadini e al mondo intero.

La visita al palazzo parte dall’ingresso posto davanti Piazza della Repubblica e si snoda inizialmente nel Piano Seminterrato (un tempo destinato agli ambienti dei servitori) dove, superata la Galleria dei ritratti, è possibile conoscere la storia millenaria della casata Savoia, il suo sviluppo politico-sociale e gli interventi architettonici atti a creare una immagine ben distinta della capitale Torino, ma anche delle fortezze, dei santuari e delle residenze di corte compresa la Venarìa Reale.
Il percorso di visita continua al Piano Nobile famoso soprattutto per la Galleria Grande e la Cappella di Sant’Uberto, seguendo lo sviluppo dell’edificio  tra sei e settecento ed il suo relativo passaggio da residenza di caccia a palazzo dei re. All’interno è possibile ammirare diversi capolavori d’arte ceduti al complesso per poter in parte mostrare il clima e l’importanza del vecchio assetto delle sale.Tra le opere possiamo citare ad esempio il ‘Davide vincitore di Golia’ di Guercino dalle collezioni sabaude e ‘Susanna e i vecchioni’ di Rubens dal Palazzo Durazzo di Genova.


Ma la Reggia non esaurisce il suo potenziale nella rievocazione di atmosfere passate, grazie ai suoi ampi spazi e alle sue superbe architetture ospita e fa da sfondo a installazioni moderne e a grandi opere di artisti contemporanei tra cui Peter Greenaway e Giuseppe Penone.

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Photo credits: ©Valerio Caporilli

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