Per la massa pare sia accettabile acquistare fumetti fino alla guovane età dei 18 anni, dopodiché se si continua a leggerli, si rischia di finire nel girone dei “nerd” (ormai basta avere una t-shirt con stampato un supereroe o degli occhiali da vista spessi per essere definiti tali, ma i veri nerd sanno di essere molto di più oltre a questo!). Pregiudizio assolutamente errato questo, legato all’idea che le storie illustrate siano solo roba per bambini, limitando la vastità di questo mondo ai giornalini di Topolino comprati la domenica mattina, i quali oltretutto non sono per niente da sminuire per simpatia o contenuti…

Dopo la pittura, la scultura, l’architettura, la fotografia e così via anche l’arte del fumetto non ha niente da invidiare alle precedenti!

Che sia italiano, americano o manga giapponese, la nuvoletta parlante ha rivoluzionato il modo di raccontare e raccontarsi. C’è davvero tutto in un fumetto: la tecnica e la creatività del disegno, l’uso della parola, la capacità di un artista di creare nuove realtà o di dare nuova veste a quella vera, ma soprattutto un messaggio che si traduce nei valori e nei comportamenti dei protagonisti delle vicende.

Fumetti, fonte: Sutra.ba

Se siamo tutti d’accordo sul fatto che l’arte debba saper comunicare ed ispirare chi ne gode, allora non si potrà avere nulla da obiettare sulla grande influenza che il fumetto ha sulle masse, perché sono davvero tanti ( soprattutto adulti ) che ne fanno un consumo considerevole. Dal ragazzo che si risveglia con dei poteri soprannaturali al cacciatore di taglie, alla vita complicata di semplici liceali, ogni lettore ha la possibilità di ritrovare una parte di sé tra le pagine di un fumetto. È forse questo il grande riconoscimento che bisognerebbe dare a questa “materia indefinita”: aver fatto riavvicinare, o avvicinare per la prima volta, una quantità incredibile di persone alla lettura, alleggerendo la prolissità che caratterizza i romanzi, ma mai svuotata di quella suspense che ci tiene incollati al libro.

Oggi però non ci soffermeremo sulle tante trame che sono state tessute, non vorremmo riservare trattamenti differenti alle tante star del fumetto, né creare polemiche tra i fan per stabilire se siano meglio gli eroi DC Comics oppure quelli Marvel. Piuttosto vedremo come la funzione del “balloon” si sia evoluta all’interno della società, anch’essa radicalmente mutata rispetto agli inizi del ‘900 quando furono stampati i primi fumetti.

Il primo ufficiale è databile 5 maggio 1895: “The yellow kid“, dalla mano di Richard Felton Outcault al quale era stato dato l’incarico di rallegrare l’uscita domenicale del New York Journal con un racconto per immagini. Il protagonista, un bambino con la veste gialla, salta da una vignetta all’altra aggiornando il lettore delle vicende più succulente avvenute nella settimana. Lo spazio utilizzato per parlare prende le sembianze di una nuvola, il balloon appunto, che diventerà poi il segno di riconoscimento del fumetto. Come è facile immaginare, la novità riscosse un incredibile successo tra i giovanissimi! Questa cronaca fanciullesca ha ispirato altri illustratori, marcando la vena ironica e satirica delle tematiche affrontate, ma soprattutto dando il via al processo di formazione delle regole basilari  per la struttura di un fumetto. Iniziò così la scissione e l’individuazione del genere fumettistico, portando con sé uno stormo di persone intente solo ad occuparsi di questo, tralasciando il semplice riempimento di spazi sui grigi quotidiani. Nascono i grandi fumetti americani!

The yellow Kid, fonte: SangueVivo

1930: “Tutto iniziò con un topo.” Non c’è nessuno che non potrebbe associare almeno la propria infanzia al grande dono fatto da Walt Disney all’umanità. Il leggendario Mickey Mouse ha insegnato a generazioni e generazioni ad avere il cuor di leone, nonostante all’esterno si possa apparire piccoli ed indifesi, ad andare alla ricrrca dell’avventura, e oggi è ancora sinonimo di famiglia ed amicizia.

Topolino, fonte: kijiji.it

Per non parlare poi dei già citati superheroes che hanno alimentato i sogni di un Paese che si voleva fortificare durante la Seconda Guerra Mondiale. In un momento critico come quello era necessario tenere la popolazione unita, e il miglior modo per farlo era portare il modello di americani valorosi che mettevano a disposizione dei concittadini la propria forza ed i doni speciali ricevuti dalla sorte, in cambio dell’amore e della riconoscenza da parte di tutti. Simboli di speranza, i paladini avrebbero sconfitto le forze del male, riportando pace e armonia tra tutti. Ancora oggi i supereroi sono tra le icone pop più apprezzate, e mentre proseguono le uscite di nuove serie di fumetti che li vedono protagonisti nel mondo odierno o futuristico, la TV li racconta attraverso film e serie tv da milioni di spettatori. Forse tutto ciò è paragonabilr a quello che accadde negli anni ’40: il bisogno di irrorare i cuori delle persone con speranza e spirito di unione. Solo gli eroi che ci guardano dall’alto dei tetti sanno di quanto abbiamo bisogno della loro veglia!

Captain America, fonte: Comicverse 101

Quindi è arte o no il fumetto? Probabilmente i musei non ne saranno pieni, ma alcuni di questi “giornaletti” valgono già un bel mucchio di soldi, proprio come un Monet. Non saranno dei pezzi unici come un quadro o una statua, certo, ma hanno segnato la nostra cultura, li citiamo, imitiamo, sono parte integrante del nostro bagaglio…Per esempio per noi italiani, Corto Maltese ci appartiene tanto quanto la Gioconda.

Corto Maltese, fonte: Wired

Che dire, fatevi stregare dalla nuvoletta parlante!

© riproduzione riservata