Le nuove scoperte rinascimentali, come la prospettiva, le dilaganti teorie neoplatoniche, arrivano anche nel nord Italia, precisamente a Ferrara, dove però l’Umanesimo mantiene ancora spiccate connotazioni cortesi. A capo della città si trova Lionello d’Este che, seguendo le orme del padre Niccolò III, entra in contatto con le più grandi personalità artistiche del tempo, valorizza l’Università, avvia una raccolta di antiquaria e una manifattura di arazzi e instaurerà rapporti commerciali con le Fiandre.

PicMommnkey Collage Due ritratti di Lionello d’Este

Questi toni più cortigiani e celebrativi vanno così a fondersi alla razionalità prospettica di Piero della Francesca e alla minuziosità fiamminga così da formare un vero e proprio linguaggio artistico ferrarese, composto da una linea vibrante ed un esasperato espressionismo dei personaggi. Il linguaggio inizia a formarsi già nella decorazione dello Studiolo di Belfiore, voluta da Lionello che comprendeva una serie di dipinti raffiguranti le Muse: poche ce ne sono pervenute, la più famosa è quella del pittore Cosmè Tura, uno dei maggiori esponenti del Rinascimento Ferrarese. Nel suo dipinto la musa Erato, è costruita solidamente, seduta in trono, adornata da mille elementi decorativi nati dalla fantasia sfrenata dell’artista.

Studiolo_di_belfiore,_calliope_di_cosmè_tura,_national_gallery_di_londra“La musa Erato” di Cosmè Tura

Francesco del Cossa invece trae molta ispirazione dalle architetture in prospettiva di Piero della Francesca: degni di nota sono infatti gli affreschi dei Mesi a Palazzo Schifanola, dove le forme sono solide e dirette, una luce luminosissima riempie l’episodio costruito secondo una disciplina prospettica impeccabile. Altra famosissima opera è l’Annunciazione del 1470, dove gli spunti architettonici classici osservati nei dipinti del Mantegna, in questo autore diventano più solidi, presenti e ricchi di dettagli.

PicMonkeymnjn Collage“Il mese di Marzo” e “Annunciazione” di Francesco del Cossa

Ercole de Roberti, anch’egli di Ferrara, collabora inizialmente con Francesco del Cossa nella decorazione a Palazzo Schifanoia: nelle sue opere però la violenza espressiva è portata all’ennesima potenza lontana qualsiasi equilibrio classicheggiante. Successivamente aderì in modo forzato alle novità rinascimentali nella “Pala di Santa Maria in Porto”, dove un impianto prospettico rigoroso e i colori ammorbiditi e sfumati lo avvicinano ad artisti come Antonello da Messina e Giovanni Bellini.

PicMoyhhnkey Collage “Il mese di Settembre” e “Pala di Santa Maria in Porto” di Ercole de Roberti

Ultimo ma certamente il più conosciuto tra gli autori analizzati fin ora, lo scultore Niccolò dell’Arca, forse di origini pugliesi, che si mosse in perfetta consonanza con le opere degli artisti ferraresi: nell’opera “Compianto sul Cristo morto” trionfano le struggenti espressioni dei personaggi che, prendendo spunto da Ercole de Roberti, sono tormentati da questa vista atroce che li tormenta, li deforma e smuove le loro vesti, come se fossero in preda ad una bufera di sentimenti. Lo stile ferrarese pertanto si differenzia dalle altre città italiane non solo per il suo forte espressionismo ma anche per aver assimilato a pieno le nuove tecniche stilistiche che dilagavano nella penisola.

e_compianto-home“Compianto sul Cristo morto” di Niccolò dell’Arca