di Maddalena Scarabottolo

Nell’immaginario collettivo Monet è il pittore che per antonomasia ha saputo esprimere in pittura i concetti dell’istantaneità e dell’impressione. Prendendo a prestito le parole di Bergson, le tele di Monet appaiono come “il ricordo spontaneo” che “è immediatamente perfetto”. Sarebbe comunque riduttivo descrivere solo in tale frangente l’intera poetica che permise a Monet di spingersi verso l’astrazione con le sue opere e studi finali. Come per gli altri suoi colleghi, la poetica e l’espressione artistica di Monet maturarono costantemente durante l’arco di tempo che separò la prima e l’ultima mostra impressionista.

A partire dalla fine del 1878 e l’inizio 1879 i suoi lavori furono caratterizzati da grandi vedute panoramiche dove la figura umana è pressoché inesistente. È interessante ricordare che Monet si presentò alla Quarta mostra impressionista non solo con delle vedute singole ma anche con un vero e proprio progetto.

Il progetto era strutturato su tre dipinti i quali costituivano una piccola serie su un medesimo soggetto che Monet ebbe modo di studiare in diversi momenti della giornata e da diverse angolazioni dal suo bateau-atelier. Il soggetto di riferimento era il villaggio di Lavacourt, situato sulla Senna e ricco di isolette alberate che si specchiavano sulla superficie del fiume. Questo piccolo progetto quindi introdusse per la prima volta nella poetica di Monet il concetto della ripetizione.

Claude Monet, Rive della Senna a Lavacourt, 1879, Pittsburg, Frick Art and Historical Center

L’idea di procedere mediante la ripetizione di un medesimo soggetto può essere arrivata a maturazione grazie anche alla collezione di stampe giapponesi che Monet possedeva. Gli artisti giapponesi che realizzavano stampe con temi moderni erano soliti creare album con più vedute di uno stesso soggetto: ad esempio Monet possedeva un esemplare delle Trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai.

Il momento di svolta arrivò tra il 1879 e il 1880. In Europa si verificò l’inverno più rigido di tutti i tempi. Monet trovandosi a Parigi poté constatare di persona tutto il processo che portò la Senna a diventare una completa lastra di ghiaccio e all’avvenimento subito successivo del disgelo. Le lastre di ghiaccio scorrevano velocemente sull’acqua e Monet si rese conto che doveva registrare velocemente quei cambiamenti. A fine gennaio 1880 l’artista colse così l’occasione di dipingere una serie spettacolare di vedute della Senna nella fase del disgelo.

Claude Monet, Il disgelo, 1882, Berna, Kunstmuseum

Rendendosi conto egli stesso dell’importanza di questi studi decise di inviare una tela intitolata Disgelo al Salon del 1880, ma la giuria la rifiutò non riuscendo a intravedere la portata che questa rivoluzione artistica avrebbe avuto sull’arte pittorica da lì in avanti.

Da questo momento Monet si focalizzerà sulla ripetizione e registrazione di un dato soggetto attraverso il sistema della serie; nasceranno così i celebri dipinti dedicati a: i covoni, la Cattedrale di Rouen, le architetture di Londra e le immancabili ninfee.

Claude Monet, Covoni, fine dell’estate, 1891, Parigi, Musée d’Orsay

Monet fonda così una nuova estetica che porterà la critica nel 1909 ad esprimersi così: “Tutto si riflette, si riassume, si fonde, si confonde”.

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