Francesco Borromini è stato uno dei principali architetti italiani del XVII secolo. Figura controversa e fuori dagli schemi, eterno incompreso e in continuo contrasto con il suo tempo. Ripecorriamo alcuni tra i suoi più importanti cantieri a 420 anni dalla sua nascita. Francesco Castelli, detto Borromini, nacque il 25 settembre 1599 a Bissone, villaggio del canton Ticino, primogenito di Giovanni Domenico, modesto capomastro al servizio dei Visconti di Milano. Dopo il suo burrascoso arrivo a Roma, Borromini giunge sotto l’ala, quasi protettiva, del Maderno, con il quale collabora a diversi cantieri come Palazzo Barberini e Sant’Andrea della Valle, insieme a Gian Lorenzo Bernini. Quest’ultimo, artista già affermato, è una figura determinante all’interno della vita del Borromini: famosa è la loro rivalità all’interno del panorama artistico romano e della contesa per diversi cantieri che spesso premiavano l’estro sfarzoso del Bernini.

Lo stile del Borromini riflesse la sua fede: l’utilizzo di materiali poveri e di linee più delicate, sinuose e ricche di grazia creano non pochi contrasti con le architetture del suo rivale che invece prediligeva composizioni ed elementi estremamente elaborati, dai materiali nobili, come il marmo. L’anima dell’artista era sicuramente più incline ad una visione spirituale, che mirava ad avvicinare le sue architetture all’eterno come le eleganti forme di Sant’Ivo alla Sapienza o le candide geometrie all’interno di San Carlo alle Quattro Fontane. Tutte opere che meritano una lode per il forte impatto visivo e per la perfetta impostazione strutturale. Le linee delle volte, dei cassettoni, come anche di ogni singolo capitello, danzano leggere creando forme nuove e inusuali, creando scenografie uniche che portano lo sguardo a mirare verso l’alto. Uomo dal carattere introverso, devoto ad una vita semplice e casta, la quale si riflette chiaramente nella sua arte. Mai sceso a patti con le dure critiche e attacchi a lui rivolti, nessun compromesso. Genio indiscusso dal grande talento, purtroppo non totalmente apprezzato.

Francesco Borromini, San Carlo alle Quattro Fontane Credits: www.archdaily.com

Sicuramente questa rivalità, che ha creato un mito all’interno del panorama romano, e non solo, ha segnato profondamente la psiche dell’artista e la sua immagine. Viene da domandarsi: e se si fosse andati oltre? Se il suo desiderio di solitudine fosse sempre stato un campanello d’allarme pronto ad annunciare il suo ultimo folle gesto? Oppure si trattava solo di un riflesso del suo genio? Borromini è un artista che in molti definiscono incompreso, lo potremmo definire un eterno secondo. Lo si considera “venuto al mondo nel momento sbagliato”, eppure il suo ruolo a Roma in quegli anni fu esemplare e ci ha regalato opere sospese tra cielo e terra, con spazi quasi eterei. I suoi progetti furono così preziosi per lui che, poco prima del suo suicidio, li diede alle fiamme. Poi una lama ha trafitto il suo cuore e tutto si è spento.

 

Chi segue altri non gli va mai inanzi. 

Francesco Borromini 

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