Passeggiando lungo la Ringstraße, una delle più famose vie di Vienna, addentrandovi nei giardini di Maria Theresien-Platz, la vostra attenzione non può essere che catturata dalla magnificenza del Kunsthistorisches Museum (Museo della Storia dell’Arte). Costruito per volere di Francesco Giuseppe I d’Asburgo, contiene un’immensa collezione di capolavori dall’antichità fino agli ultimi decenni del XVII secolo. Andremo dunque ad analizzare alcune delle opere più importanti presenti in questo spettacolare museo.

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Trafugata nel 2003 e ritrovata poi tre anni dopo in un bosco austriaco, la Saliera d’oro di Benvenuto Cellini è una delle punte di diamante del museo viennese. Opera squisitamente manierista, nonostante il piccolo formato, è ricca di dettagli e riesce ad esprimere il grande virtuosismo dell’artista. Poseidone, riconoscibile dal tridente, intreccia le sue gambe con quelle di colei che può essere identificata come sua madre Gea, la terra, così da esprimere il concetto dell’incontro tra i due mondi, quello terrestre e quello marino. Le due figure estremante sensuali, poggiano su cavalli marini, tartarughe ed elefanti, sopraffatti dal peso delle divinità.

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Saliera di Benvenuto Cellini (da Wikipedia Commons)

Uno dei dipinti più emblematici di tutto il museo e della Storia dell’Arte in generale: “I tre filosofi” di Giorgione. Esso racchiude una stupefacente varietà di interpretazioni: le tre età del sapere umano? O forse i re Magi che scrutano gli astri? La conferma assoluta forse non ce l’avremo mai, ma l’intento del pittore era proprio quello di rendere ardua l’interpretazione dell’immagine. Un senso di mistero e sospensione pervade l’opera, destinata a pochi iniziati, amanti del criptico, capaci di intuire il vero senso del quadro.

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“I tre filosofi” di Giorgione (da Wikipedia Commons)

Influenzato dai modelli leonardeschi, Raffaello nel 1506 dipinge la “Madonna del Prato” dove senso di calma e tranquillità familiare la fanno da padrone, a differenza dei lavori del da Vinci in cui allusioni e mistero erano parte indissolubile della tela. La Vergine, malinconica come vuole la tradizione iconografica, spinge delicatamente Gesù Bambino, che afferra la croce del piccolo Giovanni Battista come se stesse accettando il suo tragico destino. Le figure, immerse in candidi paesaggi, seguono un preciso schema di gesti e sguardi, che arricchiscono l’opera di significato ed emotività.

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“Madonna del Prato” di Raffaello Sanzio (da Wikipedia Commons)

Colori luminosi e figure sensuali sono i caratteri più importanti dei dipinti di Correggio conservati nel Kunsthistorisches Museum di Vienna: “Giove e Io” ed il “Ratto di Ganimede” tratti dal “Ciclo degli amori di Giove“. Nel primo quadro la fanciulla, della quale si era invaghito il Padre degli dei, viene sedotta da quest’ultimo sotto forma di nube, creando il contrasto cromatico tra le candide carni della ninfa e la nera coltre dalla quale viene avvolta. Questo gioco cromatico lo troviamo anche nel secondo dipinto dove Giove, stavolta mutato in aquila nera, rapisce il bellissimo giovane troiano Ganimede per portarlo con sé sull’Olimpo. Il talento di Correggio sta proprio nel rendere con estrema precisione il naturalismo delle figure in un episodio mitologico, memore della lezione dei grandi maestri del Quattrocento.

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“Giove e Io” e “Ratto di Ganimede” di Correggio (da Wikipedia Commons)

Ogni opera del Kunsthistorisches Museum di Vienna racchiude in sé mille segreti e mille significati, descriverle tutte sarebbe davvero impossibile, perciò noi di ArtWave.it vi consigliamo di visitare questo splendido museo, magari in compagnia dei vostri amici e farvi affascinare dai viali e dalle piazze viennesi.

 

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