Un connubio tra storia e mito, immerso nei paesaggi da cartolina della Riviera di Ulisse, nato nel bel mezzo degli anni Sessanta nel bianco borgo marittimo che conta poco più di 2000 abitanti in inverno, il museo archeologico di Sperlonga è da poco entrato a far parte del polo museale di Roma e del Lazio, quindi di uno dei primi circuiti al mondo per importanza.

La storia dei reperti che custodisce è relativamente recente, risale ai lavori di restauro dell’antica via Flacca, che nel 1957 hanno dato alla luce gli straordinari frammenti della Villa di Tiberio.

Il ritrovamento ha riguardato da vicino anche i Musei Vaticani, interessati ad entrare in possesso del materiale rinvenuto, ma gli sperlongani non hanno permesso tutto ciò.

Al suo ingresso è affissa una pietra che recita:

“Chi entra

in questo museo di Sperlonga

tempio omerico d’Occidente

unico nel mondo

al margine del mare di Ulisse

sotto l’aquila di Zeus re degli immortali

e di Tiberio reggitore dell’impero di Roma erede di Ilio

custodisca sempre nel cuore il ricordo 

dell’autunno 1957

quando il popolo di Sperlonga

impedì con tenace impegno

che i preziosi resti appena scoperti

fossero trasportati nell’onnivora Roma

GLORIA

alle fiere donne in stola nera

agli uomini maturi e ai ragazzi impavidi

amatissimi della terra natìa

per avere intuito

che il bene archeologico

deve restare là dove è venuto alle prode della luce

testimonianza, memoria, storia perenne”.

 

detto Marcello Gigante

in occasione del Premio Grotta di Tiberio 1998.

 

L’antica Roma subì il fascino della mitologia greca,  nella prima età imperiale soprattutto, e molti reperti della villa richiamano proprio il culto omerico dell’Odissea.

Iniziando il percorso dall’esterno si incontrano    un’antica fornace, il gymnasium e un forno per la cottura del pane.

La struttura che suscita maggiore ammirazione è la spelonca, da cui deriva il toponimo di Sperlonga, una grotta naturale (in parte lasciata nella forma originaria, in parte risistemata), inglobata nella villa agli inizi del I sec. d. C. La grotta è preceduta da un’ ampia vasca rettangolare (peschiera) con acqua marina, al centro della quale era stata realizzata un’isola artificiale che ospitava la caenatio (sala da pranzo) estiva.

Le peschiere erano vasche nelle quali l’acqua non era mai stagnante, vi si ricreava l’ambiente marino congeniale ai pesci, che, in età imperiale, divennero cibo prediletto delle classi sociali di ceto elevato, mentre il popolo consumava prevalentemente pesce d’acqua dolce.

La vasca comunicava con una piscina circolare posta all’interno della grotta, dove era stato collocato il gruppo di Scilla.

Sulla cavità principale si aprivano due ambienti minori, a sinistra un ambiente a ferro di cavallo con in fondo un triclinio e a destra un ninfeo  con piccole cascate e giochi d’acqua: in fondo si apriva una nicchia che ospitava il gruppo dell’accecamento di Polifemo. Fu proprio quest’ultima a richiamare l’attenzione degli esperti, poiché scolpita similmente al celebre Laooconte custodito nei musei Vaticani. Oggi purtroppo è visibile solo l’imponente calco in gesso, poiché non è stato possibile ricostruire la miriade di frammenti rinvenuta.

Frammento della testa di Ulisse

Nei pressi della piscina circolare e la vasca quadrata erano collocati  due gruppi scultorei più piccoli: il Rapimento del Palladio e il gruppo di Ulisse che trascina in corpo di Achille (copia del quale è la statua del Pasquino a Roma). Una scultura con Ganimede rapito dall’aquila era invece posta in alto, sopra l’apertura della grotta.

Questi celebri gruppi scultorei sono definiti “L’Odissea di marmo”.

Purtroppo in età Medioevale la villa fu occupata da monaci benedettini che in parte ne modificarono l’assetto originario, che in parte è quindi andato perso, ma nonostante ciò il sito offre un’idea piuttosto chiara di quale dovette essere la magnificenza dell’intero complesso in età imperiale.

Terminato il percorso all’esterno si potranno ammirare le suddette statue negli ambienti candidi del museo. Oltre ai quattro celebri gruppi scultorei, probabilmente opera dei maggiori esponenti della scuola di Rodi, sono esposti svariati oggetti di vita quotidiana e busti che un tempo decoravano la villa, oltre ad una meravigliosa statua raffigurante la maga Circe, anch’essa testimone del fascino che l’Odissea esercitava sulla nobiltà romana.

Dunque un complesso archeologico incredibile e di notevole importanza, ancora non troppo conosciuto e invaso da turisti, avvolto dalla cornice di uno dei più bei mari del centro Italia, che vale sicuramente una visita.

 

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