A cavallo tra la Rivoluzione francese e l’impero di Napoleone, troviamo lo sviluppo di una delle più importanti correnti artistiche dell’Arte moderna: il Neo-classicismo. Dopo gli eccessi e lo sfarzo del Barocco e del Rococò, l’arte greco-romana divenne modello per pittori e scultori in cerca di equilibrio, chiarezza e semplicità. Gli scritti di Johann Winckelmann, che davano all’arte greca il primato di perfezione e bellezza, sono stati di grande impatto per gli artisti di fine Settecento che ricercavano una bellezza molto più ideale, quieta e non perturbata dalle passioni. Un artista che ha saputo tradurre, col linguaggio del suo tempo, questa perfezione è Antonio Canova. Le sue sculture, composte, levigate e lucenti, a volte, sono anche animate da un particolare impeto. La sua produzione è vastissima, i committenti sono illustri e il risultato è una composizione equilibrata e posata, straordinariamente simile ad un capolavoro dell’antichità classica di V secolo.

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Ritratto di Antonio Canova, fonte: Wikipedia Commons

Ercole e Lica fa attualmente parte della collezione permanente della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea e si impone con tutta la sua magnificenza e grandezza sulle opere che lo circondano. Costruito su una diagonale che ricorda quella del Laocoonte dei Musei Vaticani (opera simbolo dei nuovi studi dell’antichità), il possente Ercole, in preda ad uno scatto d’ira dopo aver indossato la pelle intrisa del sangue velenoso del centauro Nesso, afferra l’ignaro giovinetto per scagliarlo in mare. L’espressione disperata di Lica, che cerca di fare resistenza aggrappandosi alla leonté, la pelliccia di Ercole posata a terra, va confrontata col viso concentrato e serio del semidio, che guarda all’infinito, come le più famose statue greche. Questa è una delle poche opere di Canova che si distacca dall’ideale di calma e compostezza perpetuato dal Neo-classicismo.

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“Ercole e Lica” di A.Canova (da Wikipedia Commons)

Soggetto più e più volte rappresentato in pittura, le Tre Grazie sono riprese nel 1813 da Canova con una nuova leggiadria e armonia. Le tre figlie di Zeus, Aglaia, Eufrosine e Talia, sono colte in un momento di unione familiare, nell’intimo istante di un abbraccio tra sorelle, simbolo dell’unione delle virtù incarnate da ogni singola giovane: splendore, gioia e prosperità. La figura a sinistra, tenta di baciare la sorella al centro, alzandole il viso con la mano, il tutto mentre la terza le guarda in modo trasognato. Le tre sono quasi per nulla sensuali o erotiche: sono coperte da un unico velo nella zona intima e i seni sono coperti dalle loro braccia.

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Le tre grazie, di A. Canova, fonte: Wikipedia Commons

Alberto di Sassonia commissionò nel 1798 il sepolcro per sua moglie Maria Cristina d’Austria, che avrebbe dovuto onorare la memoria e sopratutto le qualità della defunta. Canova rivoluziona la composizione tipica del monumento funebre, eliminando sia la statua del perito e il sarcofago: aggiunge invece una piramide di fondo, simbolo mortuario, richiamo alle antiche tombe egizie, con alla base una porta nera, entrata per il mondo ultraterreno, la morte. Da quest’ultima esce un tappeto, una sorta di fiume, forse lo Stige o l’Acheronte, che funge da collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti. All’esterno troviamo, in corteo, delle allegorie, delle figure libere nello spazio che incarnano le virtù di Maria Cristina: all’estrema sinistra troviamo la Beneficenza che sorregge un anziano; a destra invece il leone, la fortezza, su cui poggia Ypnos, il sonno, paragonabile alla morte, intesa come sonno eterno. In alto troviamo una vittoria alata che reca in mano il medaglione con il profilo della donna, quasi come un cammeo antico o una moneta romana.

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“Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria” di A. Canova, fonte: Wikipedia Commons

L’opera più famosa dello scultore è però conservata nel Louvre di Parigi: Amore e Psiche, soggetto tratto dall’Asino d’Oro di Apuleio.
La giovane torna alla vita attraverso il bacio di Amore, e contemplandolo con uno sguardo perso negli occhi della divinità. La composizione chiastica, gli equilibri perfetti, il punto focale, quello spazio infinito tra le labbra dei due amanti, sono carichi di tensione e passionalità, ma sono pur sempre contenuti e misurati, secondo i canoni Winckelmaniani. Lui copre col braccio sinistro il seno di Psiche, lei con entrambe le mani, è in procinto di avvicinare il volto dell’amato alle sue labbra.

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“Amore e Psiche” di A. Canova, fonte: Wikipedia Commons

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