di Maddalena Scarabottolo

Verdi e gialli dominano completamente lo scenario. Piccole macchie si distanziano l’una dall’altra tanto da sembrare piccoli cristalli. Un trionfo di colori che portano in un mondo etereo senza l’utilizzo dell’oro. Stiamo parlando de “Il Parcodi Klimt, un’opera del 1910 ora conservata al MOMA di New York. In questa occasione l’artista, al contrario del suo solito operare, non utilizza la foglia oro ma semplicemente colori brillanti che esaltano la luce. Il dipinto appare come un insieme di policromie geometriche che sono in continua vibrazione. Una vibrazione che ci parla dell’interiorità dell’artista, una sorta di calligrafia dell’anima.

Gustav Klimt, Il parco, 1910 ca., ©MOMA, New York

Questa stratificazione di colori, che appare come una struttura ad incastro di tessere preziose, ricorda il lavoro certosino di un orafo. Probabilmente deriva proprio da questo mondo il suo voler riempire tutta la superficie, voler arrivare a una pittura a cui non basta più appartenere ad un quadro ma che vuole essere anche pannello, arredo e ricamo.

Per coinvolgere il suo spettatore utilizza una tattica vincente: mette tutto a fuoco. Utilizzando un binocolo da teatro la superficie si appiattisce e viene unificata, annullando così la distanza con il soggetto. Si percepisce comunque una grande tensione dettata dalla paura di non riuscire a riempire tutto e la volontà allo stesso tempo di rendere tutto interessante. Questa tensione influisce anche sul soggetto del paesaggio, diventando così uno spazio personale, uno spazio ritagliato per delle esigenze intime, uno spazio che diventa mezzo di ricerca interiore. Per questo motivo probabilmente l’effetto finale dell’opera è molto vicina ai modelli espressivi dell’astrattismo, una ricerca protesa verso il non oggettivo per andare alla ricerca dell’io.

Opere come questa ci permettono di indagare il mondo di Klimt da un altro punto di vista, un punto di vista nuovo, non scontato e lontano dai riflettori della vita pubblica dell’epoca secessionista. Klimt qui si rivela per quello che è in realtà: una persona dalla natura solitaria e che trova pace nei momenti di crisi personale sprofondando nei suoi lavori.