Il paesaggio mite che ci regala l’arrivo delle nuova stagione possiamo osservarlo attraverso i nostri balconi, le nostre finestre e le nostre terrazze. I più fortunati di noi stanno trascorrendo la quarantena in una casa con un giardino. Ovunque, complice il meteo favorevole, la primavera ci sta invadendo con i suoi fiori, i pollini e i colori. Quello che ogni anno è il momento più bello, quando si risveglia la natura e la luce del cielo filtra in un altro modo, ora ci sembra come un qualcosa di inafferrabile.

Tuttavia ancora una volta la bellezza potrà salvarci. Se non ci basta, e non può bastarci, guardare dalla finestra, possiamo fare un tuffo nell’arte e perderci in uno straordinario viaggio attraverso le campiture di colore usate dai pittori dall’antichità al secolo scorso, per descrivere la primavera e i suoi cambiamenti.

FLORA

Nell’ambito artistico la primavera è spesso antropomorfizzata, prendendo le sembianze di una bella donna ricolma di fiori e frutti. Uno dei primi esempi felici in questo senso è lo splendido affresco della metà  del I secolo d.C. che rappresenta “Flora”, la divinità romana personificazione della primavera, scoperto nella metà del Settecento nella Villa di Arianna a Stabiae vicino Pompei, oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Su uno sfondo verde scuro si staglia una sinuosa figura femminile di spalle, con un diadema in testa e un armilla al braccio destro, vestita con un chitone color ocra che le lascia sensualmente scoperta una spalla ed è avvolta da uno svolazzante bianco mantello velato. Avanza nel prato come se danzasse, raccogliendo delicati fiorellini bianchi e gialli, riposti in una cornucopia, simbolo di floridità e abbondanza.

Affresco rappresentante “Flora” dalla Villa di Arianna a Stabiae, conservato al Museo Archeologico di Napoli. Fonte: Wikipedia.org

LA PRIMAVERA DI BOTTICELLI

Nell’ambito rinascimentale celeberrima è “La Primavera” di Sandro Botticelli, dipinta a tempera su tavola intorno al 1478 – 1482, conservata alle Gallerie degli Uffizi a Firenze. Il dipinto venne intitolato “La Primavera” da Giorgio Vasari, autore delle prime biografie degli artisti italiani del Rinascimento. Gli studiosi considerano l’opera un’allegoria; rappresenta il regno di Venere secondo l’iconografia neoplatonica del filosofo Marsilio Ficino. Da destra Zefiro raggiunge e abbraccia la ninfa Clori che appare nuovamente a sinistra nelle forme di Flora vestita di fiori. Al centro poi sono raffigurati Venere e Cupido che scaglia il dardo d’amore. Le tre Grazie danzano sulla sinistra vestite con veli trasparenti. Mercurio infine alza il braccio destro e con il caduceo tocca una nuvola. Il prato è cosparso di fiori ed erbe, mentre tra le fronde degli alberi sono dipinti frutti color arancio. Sono state individuate 138 specie vegetali accuratamente dipinte dal Botticelli, in modo maniacale, sintomo che il pittore possa aver attinto da erbari per dipingerle con un’impressionante precisione.

Sandro Botticelli “La Primavera”, Gallerie degli Uffizi, Firenze. Fonte: Wikipedia.org

LE STAGIONI DI ARCIMBOLDO

Un secolo dopo, nel 1573, un altro grande pittore, Giuseppe Arcimboldo, portava a compimento un dipinto allegorico sulla primavera, realizzato ad olio su tavola e conservato al Museo del Louvre.  Il suo famoso ciclo de “Le stagioni” voleva essere un rimando alle età del ciclo della vita umana. L’immagine assolutamente inedita della stagione primaverile viene rappresentata come una natura morta antropomorfa, una giovane donna di profilo, ma dipingendone i tratti somatici con frutti, fiori e ortaggi tipici della stagione.

Giuseppe Arcimboldo, “Primavera”. Fonte: Wikipedia.org

TRE GRAZIE CON CESTO DI FIORI

Capolavoro dell’arte fiamminga del Seicento è l’opera “Tre grazie con cesto di fiori” di Jan Brueghel il Giovane e Frans Wouters dipinta ad olio su rame nel 1635, la quale ci lascia indugiare sulle sensuali forme delle donne che invocano con le loro danze la primavera. Il cesto traboccante di fiori partecipa alla sensazione generale di armonia e bellezza sovrabbondante,vellutata, tipica della pittura barocca estremamente dettagliata.

Jan Brueghel il Giovane e Frans Wouters, “Le Tre Grazie con un cesto di fiori”, 1635 ca. Courtesy of Caretto & Occhineg. Fonte: Artslif.com

LA PRIMAVERA DI MONET

La “Primavera” impressionista di Claude Monet veste i panni di una giovane donna: in questo caso, la modella per questa tela dipinta dal 1871, è la sua prima moglie, Camille Doncieux. Lo scenario è quello domestico della loro abitazione nel piccolo villaggio di Argenteuil: la donna siede nel suo giardino, intenta nella lettura di un libro, circondata dal verde intenso del prato che si confonde con quello degli arbusti. Stessa scelta stilistica per Manet, il quale ritrae la sua “Primavera” nel 1881 ed ha il profilo della giovane modella e attrice Jeanne Demarsy, con un abito da giorno e cappellino alla moda, su uno sfondo di rododendri in fiore e lezioso parasole.

IL RAMO DI MANDORLO

Van Gogh nel 1890 invece realizza una delle sue opere iconiche, quella che insieme ai girasoli lo contraddistinguono maggiormente “Il ramo di mandorlo”. L’opera fu dipinta alla nascita di suo nipote Vincent, figlio del suo adorato fratello Theo. E’ lo stesso Van Gogh a parlarci del dipinto in una lettera a sua madre, descrivendo la sua ispirazione per la nascita del nipote di cui era il padrino:

“Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo…il ramo di mandorlo è forse il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma…”

Il pittore olandese non rappresenta una primavera in chiave allegorica, ma semplicemente un ramo di mandorlo. Nella sua semplicità è di una bellezza struggente, un simbolo di rinnovamento. Delicatissimi fiori su un nodoso ramo, spuntati dopo il freddo gelido di fine febbraio. Per Van Gogh quei boccioli rappresentano una speranza di rinascita e di guarigione dalle sue sofferenze interiori. A noi oggi resta traboccante bellezza da ammirare fuori dalle nostre finestre e da contemplare fra le pennellate e i colori di artisti immortali.

Vincent Van Gogh, “Ramo di mandorlo”. Fonte: Wikipedia.org

 

Immagine di copertina Vincent Van Gogh, “Ramo di mandorlo”. Fonte: Wikipedia.org
Secondary image Sandro Botticelli “La Primavera”, Gallerie degli Uffizi, Firenze. Fonte: Wikipedia.org

 

 

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