Un secolo fa, nel 1918, l’influenza spagnola portò alla morte alcuni tra i più grandi artisti ed esponenti della Secessione Viennese, uno dei movimenti artistici culturali più forti e influenti del XX secolo, destinato a modificare profondamente il panorama europeo del primo novecento.

Ci troviamo in Austria, in una Vienna turbolenta, toccata anche lei, come le altre grandi metropoli di Parigi, di Londra e di Barcellona, dal rinnovo stilistico e urbanistico senza precedenti che prendeva piede in quegli anni.

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La splendida città di Vienna – Photo copyright: culturaacolori.it

Le mura del suo centro storico vengono abbattute verso la fine del XIX secolo, lasciando spazio alla moderna e oggi ben nota Ringstrasse, raccordo stradale attorno al centro, mentre le prime metropolitane cominciano a prender forma, tra tratti sotterranei e tratti sopraelevati, donando a Vienna splendide stazioni metro dallo stile Liberty. Una città in pieno cambiamento quindi, mentale e fisico, che lascia spazio al rinnovo delle idee e dell’arte, impossibile da contenere ancora.

Tanto per farci un’idea, chiariamo le caratteriste del movimento che dopo oltre un secolo tanto affascina la nostra generazione. Si tratta di un movimento che incarna il rifiuto dell’accademismo e dell’imitazione stilistica, elementi tipici del periodo, permettendo agli artisti e agli architetti aderenti, di stravolgere completamente il concetto stesso di stile. Chi sente parlare di Secessione Viennese per la prima volta forse non sa che alcuni dei più grandi artisti del secolo scorso ne facevano parte, come il grande Gustav Klimt. Proprio lui, l’autore del famoso dipinto “Le tre età della donna” conservato alla GNAM di Roma. Non lo sapevate? Correte a vederlo dal vivo!

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Le tre età della donna di Gustav Klimt conservato allo GNAM di Roma – Photo copyright: inliberta.it

Il quadro è una rivisitazione, in chiave simbolica, delle tre fasi della vita femminile: l’infanzia, la maternità e l’inevitabile declino della vecchiaia. Una delle poche opere presenti in Italia del celebre pittore austriaco che fu il primo e più prestigioso protagonista del movimento secessionista viennese. Gustav in effetti non si limitava alla pittura; i suoi impegni spaziavano dall’organizzazione di mostre, alla realizzazione di manifesti e di allestimenti. Fu inoltre particolarmente attivo nella collaborazione al Ver sacrum, la rivista ideologia del movimento, che spaziava nelle più ampie tematiche dell’arte e dello stile, e come vedremo, nell’architettura.

Non c’è quindi da stupirci se il primo poster per l’Esposizione del 1898 è proprio di Klimt. Un poster che fece scandalo data la sua forma e il suo contenuto: il Minotauro morente e Teseo colpevole, mentre Atena sorveglia la scena con in mano uno scudo su cui è raffigurata Medusa, che guarda dritto negli occhi, a osservatori.

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Il poster per l’esposizione sulla Secessione Viennese del 1898 disegnato da Gustav Klimt – Photo copyright: barbarapicci.com

Si può dire che Gustav sia uno dei padri fondatori della Secessione, assieme a Otto Wagner, professore architetto, che raggiunto anche dai suoi allievi, tutela e guida il gruppo secessionista. È suo il noto scritto Moderne Architektur, l’opera teorica pubblicata nel 1896, individuabile come manifesto del movimento. Uno scritto che vuole chiarire la domanda: a cosa deve necessariamente rispondere l’arte e l’architettura moderna? La risposta oggi risulta banale, ma fu innovativa all’epoca perché rimetteva in questione le basi accademiche stesse, ponendo come temi centrali dell’architettura l’utilizzo degli edifici e il mezzo per costruirli, lo scopo dell’arte e le modalità per crearla, tutto puntando su una diversa qualità e nuova estetica. Essa vuole rinnovare il vocabolario classico dell’architettura e dell’arte, sottolineando elementi quali la planarità delle superfici, i disegni in due dimensioni, le linee e i motivi floreali, l’importanza del rivestimento in architettura: temi che accendono un vero e proprio dialogo sul decoro.

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Wagnera condusse dal 1894 al 1901 i lavori di costruzione della metropolitana, donando a Vienna piccoli capolavori architettonici: dei veri e propri gioielli – Photo copyright: wikipedia.org

Per la seconda esposizione sulla Secessione Viennese un altro importantissimo esponente architetto, Joseph Maria Olbrich, elabora il raffinatissimo Padiglione nominato il Palazzo della Secessione. Il palazzo è assolutamente non accademico, non ha riferimenti storici, le allusioni per uno spettatore dell’epoca sono molteplici. E’ piena espressione del manifesto stesso: libertà nell’arte! La cupola traforata è una sfera composta da foglie di alloro, simbolo della Primavera, ovvero del rinascimento artistico.
Leggiamo infatti la scritta Ver Sacrum: la Primavera Sacra. Da qui il nome della rivista  fondata nel gennaio 1898 da Gustav Klimt e Max Kurzweil, che comunica e diffonde gli intenti del movimento.

Il palazzo della Secessione di Joseph Maria Olbrich – Photo copyright: artwort.com

All’epoca, grazie alla novità e alla facilità di riproduzione di poster e volantini, la diffusione della conoscenza è più ampia, veloce ed efficace. La rivista stessa costituisce il mezzo più rapido per la circolazione delle immagini, irraggiando e diffondendo i valori delle nuove arti grafiche. La Secessione Viennese è uno dei primi esempi di diffusione di massa di un concetto, grazie alle moderne tecnologie, di rivoluzione e rinascimento artistico nell’epoca moderna, le cui nuove basi artistiche stravolgono il panorama europeo donando al futuro alcune tra le più belle opere mai create.

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