I primi decenni del Ventesimo secolo furono probabilmente il periodo di maggior fermento nel mondo dell’arte. In un momento in cui l’Europa e il mondo furono sconvolti dalla Prima Guerra Mondiale e dalla crescita dei nazionalismi che portarono allo scoppio della Seconda, una rivoluzione culturale senza precedenti mise in discussione ogni certezza artistica in vigore fino al secolo precedente. Sorge, così, una domanda che non si era mai presentata prima: “Cosa può essere definito arte?”.

Le cosiddette avanguardie storiche, infatti, sono riuscite a ribaltare completamente il concetto di arte tradizionale, conferendo dignità artistica a molte pratiche che prima sarebbero state derise e accantonate. Ciò non significa che le avanguardie non incontrarono avversari nella loro affermazione: ancora oggi i critici non concordano (e mai lo faranno) su una definizione univoca di oggetto artistico.

Il termine “avanguardia” faceva parte del lessico militare: indicava il reparto che apriva la strada alla parte più consistente di un esercito. In ambito culturale, l’avanguardismo designa quello spirito di innovazione che, appunto, “guarda avanti” verso un nuovo approdo della ricerca artistica. Per farlo, però, non può avvalersi dei mezzi tradizionali: l’artista abbandona le convenzioni e trova la propria forma espressiva, spesso ponendosi anche in aperto contrasto con le esperienze artistiche passate. L’Europa divenne così sommersa dalle avanguardie, che si moltiplicavano continuamente. Noi, per ragioni di spazio, ne approfondiremo solo alcune.

 

Espressionismo

Il 1905 fu un anno cruciale per l’arte europea: a Parigi, alcuni artisti (che prenderanno il nome di Fauves, “belve”) espongono al Salon d’Automne sconvolgendo critica e pubblico; nell’autunno dello stesso anno, in Germania, precisamente a Dresda, fu fondato Die Brücke (Il Ponte).

Tali gruppi artistici, i cui maggiori esponenti furono rispettivamente Henri Matisse ed Ernst Ludwig Kirchner, diedero vita all’espressionismo. Nato come contrapposizione soggettiva all’oggettività dell’impressionismo, questo movimento artistico si caratterizza per una rappresentazione non naturalistica della realtà. L’artista osserva il mondo circostante e lo rielabora attraverso la propria interiorità, trasferendolo sulla tela in quanto espressione unica del proprio Io.

Le opere dei pittori espressionisti si distinguono per gli accostamenti di colore puro, per un cromatismo non realistico e per la semplificazione delle forme. Per quanto riguarda gli artisti del Die Brücke in particolare, si nota una predilezione per immagini forti, talvolta violente. Quel ponte tanto ricercato dall’espressionismo tedesco, inoltre, costituisce un legame fra la tradizionale arte neoromantica e l’arte moderna, ma anche (recuperando il concetto stesso di espressionismo) fra l’interiorità dell’artista e il mondo esterno.

Considerevoli, inoltre, sono gli sviluppi dell’espressionismo austriaco, rappresentato da Egon Schiele ed Oskar Kokoschka. Le loro opere accentuano ulteriormente il pathos e la drammaticità già presenti nell’espressionismo tedesco, aprendo per l’arte austriaca un periodo decisamente più tetro rispetto all’abbagliante splendore dorato della Secessione Viennese.

Cubismo

Le esperienze fauviste e del Die Brücke si dissolsero presto. La loro fugace ma intensa avventura, però, fu determinante nel passaggio all’arte moderna, influenzando moltissimi artisti dell’epoca. Tra questi, il giovane Pablo Picasso guardava al fauvismo con curiosità, rimanendone, però, risolutamente distaccato. Fu lui, infatti, a segnare la svolta che pose un freno all’attività fauvista. Nel 1907, Picasso completò Les Demoiselles d’Avignon, uno dei dipinti più scandalosi mai realizzati fino ad allora. L’incertezza generale non fu dovuta esclusivamente al soggetto (quattro prostitute senza veli) ma anche alla sua rappresentazione: i volti erano deformi, sproporzionati, anti-anatomici e in alcuni casi grotteschi. Questo dipinto è oggi unanimemente considerato il manifesto del cubismo.

Avanguardie picasso

Pablo Picasso, Les Demoiselles d’Avignon, 1907 (fonte: wikimedia commons)

Les Demoiselles d’Avignon apre la prima delle tre fasi canoniche del Cubismo, ovvero quella del cubismo formativo. In questa fase si attua una semplificazione delle forme, influenzata anche dal primitivismo, tendenza che recupera le forme d’arte popolari e tribali. I cubisti portano avanti la ricerca di Paul Cézanne, considerato un protocubista per lo sviluppo della serie della montagna di Saint Victoire.

La seconda fase, il cubismo analitico, si pone contro la tradizione prospettica e rappresenta il soggetto da molteplici punti di vista. Il cubismo, infatti, elabora una ricerca sulla simultaneità e sulla relatività, influenzata ovviamente dai coevi studi di Einstein.

La terza e ultima fase, invece, è quella del cubismo sintetico. Si tratta del punto più estremo della raffigurazione cubista: il soggetto diventa quasi totalmente irriconoscibile, avvicinando il movimento alla tendenza che più si stava facendo strada in Europa in quegli anni, ovvero l’astrazione. Tra i maggiori esponenti del cubismo, oltre a Picasso, troviamo Georges Braque e Marcel Duchamp nella sua fase pittorica.

Futurismo

Una delle avanguardie che ha subito maggiormente le influenze cubiste è sicuramente il Futurismo. Molto più di una mera corrente artistica, quello futurista fu un movimento culturale di ampio respiro, figlio del proprio tempo. Risposta al grande progresso tecnologico della seconda rivoluzione industriale e alla crescita esponenziale dei nazionalismi che avrebbero portato allo scoppio di un conflitto senza precedenti, il Futurismo spaziò dalla pittura alla poesia, dalla scultura all’architettura, costituendo una delle più potenti avanguardie dell’Europa novecentesca. Erano passati solo due anni dalla presentazione di Les Demoiselles d’Avignon quando, nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifesto Futurista, prima su alcuni giornali italiani, poi sulla rivista parigina Le Figaro, che diede al movimento importanza internazionale.

Città d’elezione del Futurismo fu Milano, che ne incarnava perfettamente gli ideali: ad inizio Novecento, Milano si presentava come la città italiana che più di tutte guardava al futuro, all’innovazione, alla velocità, caratteristiche che l’hanno portata al suo livello odierno. Considerati fra i maggiori apologeti dell’azione bellica e della rottura con il passato, i futuristi rifiutavano i canoni estetici convenzionali, ritenendo che (come affermava Marinetti) un’automobile ruggente fosse più bella della Vittoria di Samotracia.

Certamente questa affermazione rende molto l’ideale artistico futurista; bisogna però notare come il più noto scultore del movimento (Umberto Boccioni) si sia fortemente ispirato alle forme della famosa Nike per realizzare una delle sue maggiori opere: Forme uniche della contuinuità nello spazio. Qui Boccioni riesce perfettamente a rendere l’idea di movimento in scultura, realizzando forse l’opera più iconica del Futurismo.

Avanguardie boccioni

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913 (fonte: wikimedia commons)

Altri artisti importanti di questo movimento furono Giacomo Balla, di formazione divisionista, Luigi Russolo e Carlo Carrà, che poi si dedicherà alla pittura metafisica. Inoltre è considerevole il lavoro dell’architetto Antonio Sant’Elia, visionario della trasformazione urbana.

Astrattismo

Come Parigi, anche Monaco di Baviera ebbe un ruolo primario nella nascita delle avanguardie storiche. Qui era attivo Vasilij Kandinskij, pittore russo considerato tradizionalmente il padre dell’astrattismo. Dopo una prima esperienza espressionista (aveva fondato, insieme con il collega Franz Marc, il gruppo del Blaue Reiter) supera del tutto la figurazione, distaccandosi completamente dal regno delle forme naturali. Ogni suo dipinto costituisce un gioco di forme e colori, ciascuno con il suo particolare significato. Kandinskij, inoltre, è l’autore de Lo Spirituale nell’Arte (1912), testo importantissimo che predica, attraverso la forma artistica, l’avvento di un era maggiormente spirituale che supererà il materialismo odierno.

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Vassilij Kandinskij, Giallo, Rosso e Blu, 1925 (fonte: commons.wikimedia.com)

Influenzati dallo scritto di Kandinskij e dalla rinnovata concezione dell’artista come guida spirituale dell’umanità, molti altri artisti si avvicinarono, negli anni ’10, all’astrazione. Tra i più importanti annoveriamo Piet Mondrian, pittore olandese che volle tradurre in arte una visione profonda del reale.

Secondo Mondrian, infatti, il visibile poteva essere rappresentato nella sua essenza attraverso degli elementi plastici: le linee verticali e orizzontali (categorie dell’universale, basi comuni di tutte le cose) e i colori primari (la cui variazione corrisponde alle diverse possibilità e condizioni di rapporto fra l’artista e il reale). Questi apparentemente semplici elementi formali danno vita al Neoplasticismo, il cui stile fu rilevante per molti architetti del Bauhaus.

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Piet Mondrian, Composizione con largo piano di rosso, giallo, blu, nero e grigio, 1921 (fonte wikimedia commons)

Parlando di astrattismo non si può non citare uno dei maggiori apologeti della rottura con il passato figurativo: Kazimir Malevich. Protagonista assoluto delle avanguardie russe, Malevich subì forti influenze cubiste e futuriste prima di passare all’astrazione. Il suo rifiuto della figurazione avviene nel 1915, anno in cui espone, alla mostra 0.10 di San Pietroburgo il suo celebre Quadrato nero su sfondo bianco.

Quest’opera, che segna la nascita del Suprematismo, rappresenta per Malevich la dimensione originaria dell’arte, ovvero il nulla. Si tratta però di un nulla fortemente generativo, ricco di potenzialità, diretta espressione della potenza creativa.

Avanguardie malevich

Kazimir Malevich, Quadrato nero su sfondo bianco, 1915 (fonte: wikimedia commons)

Surrealismo

L’ultima, grande avanguardia di cui tratteremo è anche generalmente una delle più apprezzate. Lo spettatore, infatti, non può che rimanere affascinato di fronte alle opere di artisti come Salvador Dalì o René Magritte.

Il Surrealismo nasce ufficialmente nel 1924, quando il poeta André Breton scrisse il primo manifesto del movimento. Come il Futurismo, anche il Surrealismo coinvolse tutte le arti, emergendo anche in letteratura e nel cinema. Tra i pittori surrealisti il più noto è sicuramente Dalì: le sue opere dimostrano come L’interpretazione dei sogni, il testo più famoso di Sigmund Freud, abbia influito sulla caratterizzazione di questo movimento. I segreti dell’inconscio, oggetto di studio della psicanalisi, sono ricercate nei dipinti onirici di Dalì, così come il tema degli impulsi e della sessualità.

Tra gli altri surrealisti troviamo Magritte, con le sue quiete e indecifrabili visioni, Joan Miró, le cui forme sono talmente surreali da risultare quasi astratte, ma anche il tedesco Max Ernst e, oltreoceano, la messicana Frida Kahlo. I forti enigmi che emergono dalle opere dei surrealisti inseriscono questo movimento in una tradizione iniziata da Giorgio de Chirico con la sua Metafisica. Paesaggi onirici, quasi alieni, elementi improbabili e leggi fisiche assenti sono le colonne portanti del Surrealismo.

Abbiamo delineato, dunque, i tratti fondamentali delle maggiori avanguardie della prima metà del Novecento. La loro influenza non smette di caratterizzare le tendenze più contemporanee e ne comprendiamo certamente il motivo. Le avanguardie storiche hanno segnato un punto di cesura e rivoluzione talmente forte da imporsi nella storia dell’arte, eguagliando, e in alcuni casi superando, l’attività dei grandi maestri del passato.

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