“Come nella pittura, così nella poesia” diceva Quinto Orazio Flacco nella sua Ars Poetica.

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Dalle parole alle immagini, ci sono linee capaci di esprimere emozioni, raccontare storie, coinvolgere chi le osserva. Fin dall’ antichità gli intellettuali non hanno avuto dubbi sull’indelebile legame tra letteratura e pittura.

Come due facce della stessa medaglia, si compensano a vicenda: le parole svelano poco a poco ciò che sta accadendo, divorano la curiosità del lettore, il quale non potrà fare a meno di proseguire e pagina dopo pagina, arrivare al culmine della vicenda narrata. Un dipinto invece, è un vero colpo al cuore: si piazza davanti agli occhi dello spettatore ben vestito della sua cornice ottonata e… BAM! Tutto ciò che c’è sulla tela investe la mente di chi guarda e appare immediatamente chiaro cosa sta accadendo tra quei colori.

Il pensiero di Orazio ha suscitato nel corso della storia grandi discussioni sul tema. Poeti ed artisti hanno spesso voluto prendere le distanze gli uni dagli altri, elogiando il proprio lavoro rispetto a quello altrui; ma in cosa consisteva veramente la riflessione dello scrittore latino? Molto semplicemente in questo: i bravi poeti riescono a rendere  così potenti le parole da riuscire a nobilitare anche la più semplice azione, i bravi pittori  danno forma a ciò che sembra spiegabile solo con le parole. Si pensi alla “Medusa”, opera del Caravaggio: orrore e amara sorpresa sono ben scanditi sul volto dalle pennellate, quei serpenti sembrano ancora sgusciare in tutte le direzioni e chi la osserva (anche a distanza di secoli), è costretto a fare un passo indietro per timore che possa cadere ai suoi piedi e che il suo sguardo possa ancora pietrificare. Anche se su questa creatura mitologica sono stati scritti fiumi di inchiostro, l’immaginarla non potrà mai competere con un incontro “faccia a faccia”.

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“Giustamente il poeta paragona la poesia alla pittura; e difatti si dice di solito che la pittura è una poesia muta, la poesia è una pittura che parla e certamente ottimo poeta è colui che esprime il suo argomento con immagini sensibili, in modo tale che esse possano essere percepite dagli occhi e non dall’intelletto dei lettori”

Così si esprimeva Giambattista Vico, che prendendo come punto di riferimento l’opera di Orazio, chiarisce quale sia la peculiarità della scrittura: tutto ruota attorno alla capacità di esprimere immagini sensibili. Un modo più sofisticato per dire che ci son cose che gli occhi non vedono ma la mente percepisce! La poesia, come ogni altro genere di scrittura, punta a questa sensibilità, caratteristica che più contraddistingue l’uomo, ed è suo compito stimolare sempre più la creatività dell’immaginazione. Come sarebbero il paradiso o l’inferno se Dante non ci avesse narrato il suo sogno? Avremmo mai conosciuto il dolore straziante di Priamo di fronte alla morte del figlio Ettore se non ci fosse stata tramandata l’Iliade?

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Pittura e letteratura sono stati e continuano ad essere i maggiori veicoli per la conoscenza e la verità, non la verità assoluta, ma quella che gli uomini si vogliono raccontare: una storia fatta di eroi, di passioni e d’imprese che la vita porta inevitabilmente ad affrontare.

 

 

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