di Madalina Blajinu

La Biennale Architettura 2020, che si sarebbe dovuta svolgere dal 29 agosto al 29 novembre, per cause ormai note, è stata rinviata al 2021, facendo slittare a sua volta al 2022 l’Esposizione Internazionale d’Arte.

Tuttavia, per celebrare i 125 anni dalla sua fondazione, la Biennale di Venezia ha deciso di raccontare la sua storia, realizzando grazie alle fonti uniche dell’ASAC, l’Archivio storico della Biennale, e la collaborazione di altri archivi nazionali ed internazionali, la mostraLe muse inquiete – La Biennale di fronte alla storia’, un itinerario attraverso gli eventi storici del Novecento intrecciati a quelli della Biennale.

Le muse inquietanti mostra Biennale di Venezia

Foto di Madalina Blajinu

Il presidente Roberto Cicutto precisa che la mostra in realtà non è una sostituzione della Biennale, come si potrebbe pensare, ma era nella mente dei suoi organizzatori già prima.
L’iniziativa vuole mostrare come Venezia sia il vero centro di ricerca nel campo delle arti contemporanee e la Biennale un vero laboratorio di indagine di queste.

Il titolo della mostra è ispirato all’opera ‘Le muse inquietanti’ di Giorgio De Chirico, esposta per la prima volta alla Biennale del 1948. L’opera a suo tempo guardava ad un mondo da ricostruire dopo la guerra, la mostra di oggi, invece, si propone di ripartire e continuare anche in un momento di instabilità globale, raccontando un secolo inquieto, il Novecento, attraverso i linguaggi delle sei Muse della Biennale, metafora dei suoi sei settori artistici.

Le muse inquietanti mostra Biennale di Venezia

Foto di Madalina Blajinu

La mostra, infatti, per la prima volta è stata curata dalla collaborazione di tutti e sei i direttori artistici delle diverse manifestazioni ed è stata concepita in una intersezione delle sei discipline che ne costituiscono le aree di ricerca principali. I direttori Cecilia Alemani, Alberto Barbera, Marie Chouinard, Ivan Fedele, Antonio Latella, Hashim Sarkis, rispettivamente per i settori arte, cinema, danza, musica, teatro e architettura, hanno selezionato testimonianze, filmati rari e opere, tracciando ognuno il percorso che riteneva più idoneo a mostrare i passaggi salienti della Biennale nel corso della sua storia.

La mostra, allestita da Formafantasma, si articola nelle sale del Padiglione Centrale in un percorso antologico e corale, attraverso una molteplicità di materiali d’archivio rari ed emblematici, soffermandosi sui momenti in cui l’istituzione si è incontrata con le vicende storiche globali: dagli Anni del Fascismo (1928-1945) alla Guerra Fredda, dai nuovi ordini mondiali (1948-1964) al ’68, dal Postmoderno alla prima Biennale di Architettura, fino agli anni ’90 e all’inizio della globalizzazione.

Da sempre la manifestazione ha dovuto fare i conti con la storia, riflettendo i mutamenti politici, estetici e sociali. La Biennale di Venezia è stata un luogo di produzione e di riflessione delle principali tendenze artistiche, assumendo il ruolo di testimone di cambiamenti, drammi e crisi che si sono susseguiti dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi. Palcoscenico non solo di innumerevoli correnti artistiche ma anche di proteste e celebrazioni, ha ospitato nel corso del tempo tanti artisti come pure monarchi, dittatori, capi di stato e rivoluzionari.

Cecilia Alemani, prima donna italiana direttrice artistica della prossima Biennale Arte 2022, sostiene che questa mostra è l’occasione per visitare il Padiglione Centrale in modo completamente diverso, puntando l’attenzione sul contenitore, ovvero sull’architettura di questi spazi, ognuno con la sua peculiarità, ma soprattutto rappresenta un segnale di entusiasmo in grado di dimostrare come le arti e l’arte continuino anche nei momenti d maggiore avversità, come la storia stessa della Biennale ci ricorda.

© riproduzione riservata