Si è da poco conclusa la quarta Edizione di Gustus, unica esposizione del Mezzogiorno dedicata esclusivamente all’agroalimentare, al mondo dell’enogastronomia e della tecnologia.

La cornice è stata quella della mostra d’Oltremare nel quartiere Fuorigrotta a Napoli, che in occasione della fiera ha ospitato il tanto atteso 29° Congresso Nazionale della Federazione Italiana Cuochi. Tra convivialità e gentilezza, showcooking tenuti da celebri chef e lodevoli buffet (dove la parole d’ordine non poteva che essere Dieta Mediterranea), l’evento si è rivelato anche un’occasione per riflettere su quella che è oggi la figura del cuoco: durante il primo giorno di congresso, nel suo discorso, l’esperto gastronomo Giustino Catalano ci ha ricordato che attualmente si può propriamente parlare di “cuoco 3.0”, che a dispetto dello chef del passato, il quale era solito rimanere in disparte senza ricevere mai i complimenti dai commensali che si intrattenevano al massimo con il maitre, oggi rivendica tutta la sua centralità.

Lo chef di oggi non solo gode di una posizione molto più rispettabile, ma può arrivare ad essere un personaggio di rilievo nel panorama nazionale ed internazionale, una sorta di star dei fornelli, forte anche dell’interesse che il pubblico nutre sempre più per il mondo della cucina e della gastronomia in generale.

Il congresso appena svoltosi ha posto l’attenzione su sei parole che iniziano per “C”, termini che nel quotidiano modus operandi di ciascun cuoco non possono e non dovrebbero mai mancare.

La Consapevolezza di ciò che si può realizzare con le proprie mani e la coscienza del possesso di proprie Competenze sono quasi scontate; la Creatività può derivare direttamente da queste due, ma non tutti hanno il dono di possederla ad un pari livello. Talvolta è innata, e quando accade  identifica il vero e proprio talento. Se la creatività ed il talento sono anche accompagnate dalla Curiosità, allora si è sulla strada giusta per poter cominciare ad imprimere un segno nel bramato mondo della cucina gourmet e più ricercata.

Nell’epoca in cui tutti condividono tutto, è importante ritornare a soffermarsi sul significato originario del verbo condividere: letteralmente, spartire con altri. Allora la 4° “C” di cui il 29° Congresso si è fatto carico è stata proprio quella del verbo Condividere. Si sono ormai moltiplicati i corsi di aggiornamento, i seminari, gli eventi a cui gli chef possono partecipare per permettere ad altri di fruire del proprio sapere, ma anche per migliorare se stessi facendo tesoro dei consigli altrui; quindi, il gesto della condivisione si è reso necessariamente indispensabile anche per rafforzare, a livello nazionale, quella rete che permette alla buona cultura alimentare italiana di primeggiare .

E poi c’è l’ultima “C”, quella più delicata, quella più importante, quella che distingue chi prepara da mangiare da chi cucina: il Cuore. Se lo chef sarà in grado di arrivare al cuore della gente, di generare delle emozioni, allora potrà aspirare alle stelle (nel vero senso della parola).

Nelle foto gli chef dell’Accademia Enogastronomica Mediterranea

 

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