Alzi la mano chi di voi, in questo periodo di isolamento e paralisi totale, in cui l’umore è altalenante, le giornate infinite e i ritmi davvero troppo lenti, non vorrebbe affogare preoccupazioni e insofferenza in un gigantesco barattolo di Nutella, come faceva Nanni Moretti nel film “Bianca”.

Nudo, accessoriato soltanto con una fetta di pane e con un enorme barattolo di Nutella (alto circa un metro) in cui affogare le proprie ansie.

Nanni Moretti nel film “Bianca”. Credits: www.pinterest.it

Che abbiamo a disposizione il barattolo in formato mini o una scorta per la vita, non fa differenza: ciò che questa scena ci insegna, oltre al fatto che questa crema alle nocciole crei dipendenza, è che una vita senza Nutella proprio non ce la immaginiamo.

E non abbiamo tutti i torti, visto che oggi, 20 aprile 2020, sono ben 56 anni che la crema spalmabile più famosa della storia è entrata a far parte della nostra quotidianità.

Pietro Ferrero e il Giandujot

Dietro il celebre vasetto di vetro e l’inconfondibile logo rossonero, si nasconde la geniale intuizione di Pietro Ferrero, che ideò l’antenata della Nutella nel 1946.

Pasticciere nel comune di Alba, nel cuneese, Pietro pensò bene di sfruttare quel che il suo territorio offriva (le nocciole piemontesi), con le quali, aggiungendo zucchero e cacao, creò una pasta dolce a forma di panetto.

E sapete cos’è che lo spinse a farlo? La scarsità di cacao che vi era in Italia dopo il secondo conflitto mondiale.

Il panetto, che veniva venduto in blocchi da taglio avvolti in carta stagnola e mangiato su una fetta di pane, fu battezzato “Giandujot” e può essere definito il vero precursore della celeberrima Nutella.

In poco tempo la sua popolarità, che incontrò soprattutto il consenso della popolazione meno abbiente, e le richieste sempre maggiori da parte di altre pasticcerie spinsero Ferrero ad abbandonare la dimensione artigianale e a fare il grande salto.

La nascita della Ferrero

Il 14 maggio 1946 venne ufficialmente fondata la ditta Ferrero e, cinque anni più tardi, la pasta Giandujot subì una nuova rivisitazione.

Si racconta, infatti, che i bambini che facevano merenda con panetto al cioccolato e pane, in realtà mangiassero soltanto il primo, lasciando intatta la fetta di pane e causando il disappunto delle loro mamme.

Per questo motivo, si pensò bene di trasformare la pasta solida in una crema spalmabile, che potesse così diventare un impareggiabile e irresistibile tutt’uno con il pane.

Era il 1951 e la crema fu denominata “SuperCrema”: un nome che sembrava già proferire il successo mondiale che sarebbe arrivato di lì a poco.

La pasta Ginadujot fu trasformata in SuperCrema nel 1951. Credits: www.nutella.com

Dodici anni più tardi, infatti, il figlio di Pietro Ferrero, Michele, decise di rinnovarla, con l’intenzione di commercializzarla in tutta Europa.

La ricetta fu rivista (e questa è e rimarrà sempre, come per quella della Coca Cola, uno dei segreti più grandi dell’umanità) e il suo nome fu mutato in “Nutella”, che altro non è che l’unione della parola inglese “nut” (che vuol dire nocciola) e del suffisso “-ella”, che servì a dare alla crema un suono melodico e facile da pronunciare in tutte le lingue.

1964: nasce la Nutella. Credits: www.nutella.com

La Nutella come fenomeno mondiale

Da quel momento in poi nessuno potè più fare a meno di quel mix di nocciole, zucchero, cacao, latte e soloiFerrerosannocosaltro: l’anno dopo l’inconfondibile vasetto in vetro superò i confini tedeschi, poi quelli francesi e nel 1978 arrivò dall’altra parte del mondo, in Australia.

L’evoluzione del vasetto di Nutella. Credits: Official Facebook Page “Nutella”

In pochi anni la Nutella diventò un simbolo mondiale, una certezza, un vero e proprio fenomeno di costume.

Nel 1995 il prestigioso dizionario Devoto-Oli la inserì trai suoi lemmi come definizione di “crema di cioccolato” e nel 1996 fu organizzato il “Generation Nutella”, un evento ospitato all’interno del Carrousel du Louvre, in cui vennero esposte opere di artisti come Paco Rabanne, Decouflé e Wolinski, cresciuti a pane e Nutella.

Il Generation Nutella a Parigi del 1996. Credits: www.nutella.com

Una dolcezza capace di trainare, di unire, di mettere tutti d’accordo; chissà se Pietro Ferrero e suo figlio avrebbero immaginato qualcosa di pur vagamente simile.

La consacrazione del successo della Nutella avvenne, comunque, il 5 febbraio del 2007, quando fu istituito il World Nutella Day, rendendo più veritiero che mai il famosissimo slogan “Che mondo sarebbe senza Nutella?”.

Che ci piaccia o no, che faccia ingrassare o meno, che susciti in noi i sensi di colpa o faccia circolare la gioia nelle nostre vene, una cosa è certa: poche cose non hanno eguali e sono difficili da imitare quanto questa crema.

Perciò, noi oggi la onoreremo preparandoci una bella fetta di pane e Nutella, e voi?

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