Fine pasto, dopo quelle mangiate belle con gli amici o i parenti, dove il tempo scorre leggero e i problemi svaniscono per qualche ora. Uno di quei momenti apparentemente banali che in realtà racchiude anni di tradizioni. L’Italia è un paese in cui, nonostante le mode passino e il cibo si evolva, ci sono delle cose che non cambieranno mai. Già, perchè dopo il dolce poco prima di andare via, l’italiano medio (quello cantato dagli Articolo 31) ordina caffè e ammazzacaffè. 

Secondo wikipediana cultura con il termine ammazzacaffè stiamo parlando di quel “bicchierino di liquore bevuto dopo il caffè a fine pasto, per ammazzarne, appunto, il sapore che rimane in bocca“. Limoncello, amaro, grappa, mirto, sambuca, l’Italia è piena di spiriti (in tutti i sensi), e noi, su quale sia il migliore, ci rifacciamo a Giulio Cesare, che placherebbe ogni diatriba con un democratico de gustibus non est disputandum, rimettendo al gusto personale la varie preferenze.

Quel che è certo è che, tra tutti, quello che sta vivendo un vero e proprio rinascimento è l’amaro.

Le selezioni. Credits: Official Il Grande Libro dell’Amaro

In generale, quando si parla di amaro, ci si riferisce alla classe collettiva di spiriti dal prevalente gusto amaricante, ottenuti a partire da erbe, radici, cortecce, bacche, frutti, foglie e fiori, nati in Italia e tradizionalmente serviti dopo pasto per aiutare e velocizzare la digestione.

Tuttavia, oggi non viene più visto solo in qualità di prodotto digestivo, ma anche come esclusivo ingrediente nella miscelazione e in cucina, portando a una rifioritura sul piano produttivo. Da vero ambasciatore nazional-popolare, infatti, l’amaro era, è e continuerà ad essere prodotto in tutto il Belpaese, trovando alchimie sotto il sole della Sicilia, così come tra le montagne del Trentino.

Un vecchio amico, sempre avuto in casa riposto su qualche scaffale impolverato o dentro mobili di legno, che oggi si sta scoprendo giovane, con piccole produzioni districate su tutto il territorio che innovano e rivoluzionano le tradizioni di un prodotto antichissimo.

Cocktail e amari. Credits: Official Il Grande Libro dell’Amaro

È proprio in questo fermento alcolico che Matteo Zamberlan, in arte Matteo Zed, bartender di fama internazionale, ha voluto mettere ordine sul tema.

Il Grande libro dell’Amaro Italiano è un originale repertorio illustrato arricchito da un focus su 300 etichette corrispondenti a realtà produttive tra le più interessanti e coinvolgenti della penisola. Un viaggio appassionante nel mondo amaricante (si, ci piace la parola) partendo dalle sue origini e descrivendone le botaniche di riferimento, le curiosità e le tecniche di degustazione.

Il Libro. Credits: Official Il Grande Libro dell’Amaro

Matteo è uno dei massimi esperti di amaro a livello mondiale. Si è formato in Giappone e negli Stati Uniti, dove è partita una vera e propria “amaro-mania” di cui si è voluto fare ambasciatore là dove tutto ha avuto origine, l’Italia.

Il libro è figlio della sua esperienza, fatta di degustazioni approfondite, di ricerche e scoperte rivolte soprattutto ai più piccoli marchi della nostra penisola.

Matteo Zed. Credits: Official Facebook Account Matteo Zed

Fine anno, arriva dicembre, pieno di feste e occasioni per mangiare insieme. Senza saperlo, l’ultimo mese dell’anno si riscopre il mese ideale per l’ammazzacaffè, causa le ingenti quantità di cibo che dovremo digerire. Siamo italiani, do you know?

Ecco allora che il Natale si trasforma nella scusa perfetta per un regalo originale: Il Grande Libro dell’Amaro Italiano, 224 pagine di amore amaro, dedicate a un protagonista assoluto delle tavole, irriducibile mattatore di serate, impareggiabile espressione di tradizione e di territorio ma anche di trasformazione e di nuove idee.

Uno di quei manuali dove la prima cosa che fai è cercare se c’è quell’amaro che nonno tirava fuori nelle occasioni importanti. Insomma, di banale non c’è proprio niente.

 

Il Grande Libro dell’Amaro, Giunti Editore, 2019

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