Il sopraggiungere incombente della fredda stagione invernale modifica inevitabilmente le abitudini di gran parte della popolazione (occidentale). La natura diviene una tela policroma dei toni dell’arancio e del marrone, punte di rosso si scorgono ancora qua e là nelle foglie. L’inarrestabile accorciarsi delle giornate ci catapulta improvvisamente nella notte buia e nemica, nuovamente si torna a consumare il “ (non solo) delle cinque” e una gustosa cioccolata calda. Questi “rituali invernali”, sebbene siano ampiamente praticati in Europa, non hanno in essa i loro natali; Giovan Battista Ramusio, geografo e umanista della Repubblica di Venezia, autore del primo trattato geografico dell’età moderna, fu colui che per primo fece riferimento al tè in un testo europeo. Importato presumibilmente dai Portoghesi e dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, in Europa il tè divenne popolare dapprima in Francia e nei Paesi Bassi che ne promossero il consumo come rimedio a tutti i mali.

Antichissime sono le origini di quella pratica, il cha no yu (“acqua calda per il tè”) detta anche “cerimonia del tè”, che associa al té propietà terapeutiche. Un rito sociale e spirituale praticato in Giappone dal XVI secolo nonché una delle arti tradizionali zen più note. Essa può essere svolta in diversi modi utilizzando sempre una notevole quantità di matcha, tè verde polverizzato, mescolato all’acqua calda con l’apposito frullino di bambù (chasen). La bevanda ottenuta non è un’infusione ma una sospensione dall’effetto notevolmente eccitante.          « Il cuore della cerimonia del tè consiste nel preparare una deliziosa tazza di tè; disporre il carbone in modo che riscaldi l’acqua; sistemare i fiori come fossero nel giardino; in estate proporre il freddo; in inverno il caldo; fare tutto prima del tempo; preparare per la pioggia e dare a coloro con cui ti trovi ogni considerazione. »  (Sen no Rikyū)

Da buonperte.org

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La Compagnia inglese delle Indie orientali iniziò ad importare il tè dal 1669. La pratica di questo prodotto in Gran Bretagna si diffuse ampiamente imponendosi come un costume nazionale; consumato varie volte al giorno, durante la colazione o nel pomeriggio (il cosiddetto “tè delle cinque”) accompagnato da semplici dolci e tartine (Low tea) o a sostituzione della cena (High tea). Oramai il suo largo consumo in Occidente ne ha quasi oscurato le origini asiatiche divenendo, più che un “prodotto orientale”, un “must” della cultura mondiale.

Roma, capitale dell’arte e della storia occidentale negli ultimi decenni ha mostrato grande interesse per le tradizioni culturali più varie e differenti, aprendosi e proponendo ai suoi cittadini eccellenti novità culinarie. Da sempre l’Urbe è sede degli storici Caffè Letterari di cui oggi ne costituiscono una variante innovativa le “sale da tè”. Eccone alcune tra le più particolari.

Il 29 Settembre 2016 apre a Roma Taki (via Marianna Dionigi, 54/60) la prima sala da tè giapponese nella capitale italiana; il locale progettato da un team di architetti italo-nipponici ha ricreato un’atmosfera naturalistica, un vero e proprio “angolo verde”. Il silenzio garantito dall’insonorizzazione della sala, le luci soffuse e il fluire dolce dell’acqua della cascata interna rendono possibile il senso più intimo del rituale: la ricerca di se stessi, la rappacificazione con il mondo e la contemplazione. La “maestra del tè” guida i clienti nella scelta; tè verdi, bianchi e rossi da bere caldissimi aromatizzati con frutta, fiori e spezie aggiungendo eventualmente del latte. La cura per i dettagli, lo stile anche dell’oggettistica rigorosamente asiatico permette una totale immersione in questa atmosfera che va ben oltre l’occidentale consumazione del thè avvicinandosi quasi ad una vera e propria “cura termale” per l’anima oltre che per il corpo.

Da new.makasar.it

Da new.makasar.it

Tra le più caratteristiche ed originali sale da tè di Roma citiamo Makasar (quartiere Borgo Pio, via Plauto n 33) dove i clienti potranno senz’altro degustare del tè di ottima qualità scegliendo tra 250 varietà disponibili provenienti da Giappone, Taiwan, Cina, Indonesia, Nepal, Vietnam ed India, serviti in un’ambiente raffinato e curato nei dettagli.

A pochi passi da Piazza Re di Roma (via Tuscolana,30) vi è un “inaspettato angolo di quiete”: Fiorditè dove degustare ma anche acquistare pregiati tè in foglia, tisane ed infusi provenienti da molte parti del mondo senza tralasciare il “cioccolato d’autore”. Il locale offre ai clienti la possibilità di assaporare i loro prodotti all’interno del “giardinetto” al fine di ottimizzarne gusto ed olfatto.

Da www.cosafarearoma.it

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Per coloro che sono alla ricerca di un luogo intimo ed accogliente Il Sogno nel Cassetto (largo di Villa Bianca,8) permette di bere ottimo tè accompagnato da prelibatezze dell’arte cioccolatiera italiana e francese, tra cui la cioccolata di Modica e i dragée della Piemont, oltre a biscottini in scatole vintage, shortbread inglesi, marmellate e mieli biologici.

Da www.cosafarearoma.it

Da www.cosafarearoma.it

Gli amanti dell’arte non potranno far a meno di recarsi nell’Arthè (viale Pasteur, 45) forse una delle sale da tè più originali e innovative della capitale dove a godere non sono soltanto gusto ed olfatto ma anche la vista nell’osservare la superficie parietale satura di opere artistiche. Dallo stile shabby chic Arthè si offre al suo “pubblico” come sala da tè e galleria per esposizioni d’arte, un connubio senz’altro appagante e vincente capace di coinvolgere i clienti in un “completo” percorso sensoriale, favorendo creatività e capacità di introspezione.

Nobile è dunque il beneficio, fisico e mentale, che si può trarre dall’arte del tè, le cui antiche origini sono testimonianza di quanto immensa sia la potenza dei “prodotti dalla natura“.

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