Rione Sant’Angelo: una geometria di stradine, vicoli e sampietrini, di rampicanti che scendono da palazzi storici, coprendo l’insegna sbiadita di qualche negozio di qualche epoca fa. La maestosità della città eterna si respira per strada, in ogni angolo, dal Portico d’Ottavia fino a San Pietro, e così a proseguire. Qui, passeggiando ed immergendosi nell’intricato universo delle stradine del centro, a volte sembra quasi di sentire ancora il chiasso della Roma di una volta. Quella Roma ”mammona, che accoglie tutti, che non mantiene tutte le promesse, che però in qualche modo è accogliente”, come diceva Athina Cenci. La stessa Roma che ritroviamo oggi, un po’ diversa nella sua immagine, ma che nell’essenza non è mai cambiata veramente. Come non è mai cambiata la sua gente.

Incastrato quasi alla perfezione tra Rione Monti e Trastevere, Bottega Tredici ha riempito un vuoto nel cuore di un quartiere storico. Nato dall’idea di tre giovani, uniti dall’amicizia e dall’amore per Roma e per la sua cucina, Bottega Tredici si propone come la riscoperta dell’autenticità a tavola, arricchita dalla passione di una generazione giovane, che cerca di far capire a romani e turisti che è ancora possibile mangiar bene e di qualità nel centro di Roma (nonostante i mediocri menù acchiappa turisti).

Intrecciando l’inventiva di Daniele Gizzi, che si occupa della gestione del servizio di sala, e il genio creativo di Francesco Brandini e Roberto Bonifazi, Bottega Tredici incarna un’idea di ristorante che mancava da tempo nella compagine romana. I due giovani chef, formatisi nelle cucine di ristoranti rinomati (giusto per fare un paio di nomi, Casa Coppelle e Hotel Aman a Venezia), mirano all’eccellenza da tutti i punti di vista. Dalla ricerca delle materie prime, nella fornitura delle quali trovano ampio spazio i piccoli produttori del Lazio, all’attenzione e alla cura nell’abbinamento pietanza-vino. Un ambiente chic ma familiare, sofisticato ma non eccessivo: un luogo in cui nulla viene lasciato al caso. Un richiamo alla genuinità e all’originalità delle botteghe di una volta, di cui Via dei Falegnami era piena, lo si coglie sin dall’ingresso, (come dal nome, del resto). Tredici perché era proprio il civico mancante, proprio come alla città mancava questo ristorante.

Il rispetto della tradizione romana e italiana è di certo la pietra miliare su cui si fonda il concept del ristorante, ma la cui reinterpretazione è tutto fuorché banale. Uno stile deciso e congeniale, in cucina come in sala, privo di contaminazioni artificiose e diretto a far arrivare un messaggio: l’autenticità non è morta, anzi è proprio davanti ai nostri occhi. È ancora possibile lavorare direttamente le materie prime, senza rifugiarsi in espedienti che certamente accorciano i tempi, ma che sul versante qualità lasciano molto a desiderare. È ancora possibile ricompattare un quartiere, rinsaldare i legami tra le persone e ricostruire lo spirito di una comunità che col tempo è andato perdendosi. Il risultato è la creazione non solo di nuove combinazioni di sapori e consistenze, ma una vera e propria esperienza gastronomica a 360 gradi.

La cura nei minimi dettagli, al di là della mise en place semplice ma raffinata, la si evince appena seduti a tavola, accolti da una selezione di pane caldo fatto in casa, accompagnato da burro salato agli agrumi e da un assortimento di olii. Il menu, che cambia in base alla stagione è basato su pochi ingredienti scelti con cura. Quello autunnale vanta una selezione volta a rappresentare al meglio la stagione, che dall’antipasto al dessert avvolge l’avventore in un tripudio di sapori esplosivi e singolari. L’accurata selezione di antipasti, conta in prima fila tartarre di fassona, capperi e alici del Cantabrico, proseguendo sulla scia autunnale ed esaltando in primo piano la regina di questi mesi: zucca mantovana arrostita, su crema di spinaci con fungo pleurotus fritto, sedano rapa, marroni e topinambur. La selezione di primi non lascia affatto a desiderare, ma anzi, la sola vista del riso con animelle, broccoletti e Marsala scatena una immediata sinfonia nella zona delle papille gustative. Tuttavia una menzione speciale va fatta a sua maestà, l’unico piatto del menu, che, non importa quale sia la stagione, rimane fisso: lo gnocco alla amatriciana. La sua descrizione in questa sede non gli renderebbe giustizia, ma noi di Artwave vi assicuriamo che va assolutamente provato. Sul versante dei secondi spicca l’anatra con arancia amara, indivia e foie gras, così come il manzo con melograno, barbecue e paprika.

Per quanto riguarda il dessert, sapori decisi ma avvolgenti danno il benvenuto all’autunno, come l’accostamento del lampone con il cioccolato, che nasconde un letto di pralinato croccante.

Bottega Tredici è una scoperta; dall’inizio alla fine del pasto è un viaggio attraverso i sapori di una Roma antica, di una Roma che, nonostante tutto, è sempre la stessa.

Bottega Tredici è il ristorante che ancora non c’era, ma di cui avevamo un disperato bisogno.

Bottega Tredici 

Via dei Falegnami, 14

Roma

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Tel. 06 92118504

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