Se si chiudono gli occhi ormai la si sente dentro la pioggia, che cade silenziosa sul nero dei sampietrini. I quattro mesi che vanno da novembre a febbraio sono indubbiamente i più difficili per gli amanti del sole, eppure, nonostante le buche piene d’acqua, gli ombrelli che si ribaltano, le cipolle che indossiamo e il traffico che riempie le strade, c’è qualcosa di magico nella collezione autunno/inverno di città come Roma. Le luci, la differenza sta nelle luci.

Immaginate la scena di uno di quei film americani, romantici ma non troppo, che tocca in un modo strampalato qualche corda di quello che avete capito essere il vostro cuore. Quelle inquadrature di vetrate di ristoranti dove fuori piove e dentro c’è quel tepore che attraversa i cavi e vi arriva addosso, violento ma piacevole. Quelle scene dove i personaggi sorridono e la telecamera sfuma sul sorriso di lei lasciando la scena alle gocce di pioggia che giocano a rincorrersi sul vetro della finestra. Le luci, brillanti dentro quelle piccole cupole d’acqua, fanno la differenza.

Da Francesco Su non è in qualche film americano, ma abita a Via del Corallo 3 e sopratutto ha quelle luci.

L’entrata. Credits: Official Da Francesco Su

Del nome ricordate sopratutto la parte finale, ovvero quel “Su” che invita a salire le scale tra le quali si nasconde una storia lunga tre generazioni. Il locale, infatti, nasce due anni fa, ad un civico (sul serio) dal più noto Da Francesco storico ristorante fondato in Piazza del Fico nel 1957.

Tre generazioni, appunto, sono quelle servite per arrivare da nonno Francesco a nipote Mario, entrambi Boni di cognome, entrambi romani di tradizione. Tre generazioni, appunto, affinché Mario, assieme alla sorella Francesca e al cognato Federico, iniziasse un nuovo corso.

La famiglia Boni. Credits: Official Da Francesco Su

Prima una revisione delle materie prime, con un innalzamento evidente della qualità, poi quella voglia irrefrenabile di qualcosa di diverso, di nuovo. Ci piace chiamarla “condanna delle generazioni successive“, quella fastidiosissima sensazione di incompiutezza che provano gli eredi di aziende di famiglia quando sentono di guidare qualcosa di loro ma ineluttabilmente legato al passato.

Da Francesco Su è figlio di questa gioventù, vogliosa di continuare il business famigliare ma desiderosa di creare qualcosa di personale, di diverso, di nuovo (appunto). Nasce così l’idea di trasformare l’appartamento al piano di sopra in un locale da meno di 25 coperti. 

Mattoncini sulle pareti, travi (splendide) sul soffitto, parquet chiaro a terra e arredo elegante. Piccolo e cozy, come scriverebbero gli host di Airbnb. Il luogo perfetto per proporre una cucina diversa, nuova (ok, ora la smettiamo).

L’arredo. Credits: Official Da Francesco Su.

A guidare il cambiamento è stato scelto Gen Nishimura, chef giapponese di 37 anni, in Italia da quando ne aveva 23, che dirigerà la cucina insieme a Mario. Da questo incontro continentale tra Roma e Giappone fuoriesce un menù italiano nella sostanza ma profondamente nipponico nella forma, con una maniacale ricerca dell’equilibrio gustativo in ogni piatto.

Il menù autunno/inverno propone: 5 antipasti, 4 primi piatti, 4 secondi piatti e un dessert del giorno.

Corto e stagionale, con un livello di materie prime altissimo come dimostrano, tra gli altri: la pasta di grano duro del Pastificio Mancini, il pane di Roscioli e le uova di Paolo Parisi, colui che alleva le galline con il latte di capra. La carta dei vini è quasi imbarazzante che per descriverla vi diciamo solo che la selezione di Champagne comprende circa 30 etichette.

Gli chef Gen e Mario. Credits: Official Da Francesco Su

Proviamo a raccontarvi qualcosa. Animelle glassate con insalatina di carciofi e puntarelle, arriva al tavolo sotto forma di caramelle laccate di fondo bruno tirato all’estremo, affiancate da un crudo di carciofi e puntarelle utile a sgrassare il palato. Bello e buono.

Le animelle. Credits: Official Da Francesco Su

Risotto con quaglia, topinambur e shiso vede la parte animale utilizzata sia nella mantecatura del riso (acquarello) che come garnish per la parte della coscia. Il tubero è la sorpresa croccante nelle varie cucchiaiate mentre lo shiso, tagliato a listarelle, il legame inaspettato, quasi che vorresti ce ne fosse di più. Bello e buonissimo.

Risotto con quaglia, topinambur e shiso. Credits: Official Da Francesco Su

Per chiudere, i dolci sono affidati al pasticcere Giuseppe Mazzillo, ma per l’occasione Autunno, il dolce che abbiamo assaggiato noi, è opera pura di Mario e Gen. Un inno alla stagione che, posizionati a mezzaluna, vede nel piatto: gelato di marroni con foglia d’oro, crema di marroni sul fondo, una castagna bollita, alchechengi, meringhe, del crumble al caffè e mandorle salate. Per quel che ci riguarda meglio chiamarlo Autunno e affondare il cucchiaio, ci troverete solo contrasti favolosi e non lo dimenticherete, mai. Bellissimo e superlativo.

Autunno. Credits: Daniele Spurio

Abbiamo provato a cercare un’etichetta tra quelle che vanno tanto di moda oggi, ma non avendola trovata ci concediamo il lusso editoriale di crearne una nuova. Non è un ristorante per tutte le tasche ma secondo noi Da Francesco Su propone good fine dining, perchè qui l’eleganza è la forma ma la vera protagonista è la bontà.

Fuori pioveva, ma noi non ce ne siamo accorti.

 

Da Francesco Su, Via del Corallo 3, Roma

Aperto dal lunedì al sabato solo a cena dalle 19.00 alle 23.00, mentre la domenica anche a pranzo con orario no stop dalle 12:00 alle 23:00.

Sito Web: www.dafrancescosu.it

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