Che venga inaugurato il primo ristorante di finger food è già di per sé una notizia degna di nota; che questo accada in piena pandemia mondiale è assolutamente fuori dagli schemi.

“Se tutti ci fermiamo il mondo si ferma”. La pensa così Andrea Crespi, imprenditore nel settore tessile, che, in piena emergenza da coronavirus, ha deciso, di iniziare un’avventura nel settore della ristorazione, lanciando un format mai visto prima d’ora nella (una volta frenetica) Milano.

Un’idea che vede l’incontro di tre mondi apparentemente diversi tra loro: quello della moda, di Andrea, appunto, quello del food design di Paolo Barichella e Mauro Olivieri, e quello dei metalli di Nicola Crespi, terza generazione alla guida della storica azienda di metalli non ferrosi Mario Crespi.

Nasce così INI, in via Palermo 14, che prende il nome proprio dal formato mini di ciò che propone: piccole cialde croccanti ripiene di creme alla carne, al formaggio, alle verdure e, udite udite, anche dolci.

La storia del finger food

Il termine finger food significa letteralmente “cibo da mangiare con le dita” e racchiude tutti quei cibi che, oltre ad essere perfetti nell’aspetto, si possono gustare senza l’uso delle posate.

Finger food: piccoli gioielli da mangiare

Finger food: piccoli gioielli da mangiare. Credits: www.commons.wikimedia.org

Sebbene questo moda molto cool sia ritornata alla ribalta nel vicino 2002, grazie all’Expogast di Salisburgo, pare che fino al 1600 nelle corti europee mangiare con le mani rappresentava la normalità: re Luigi XIV si leccava le dita per apprezzare il pasto appena consumato e mangiare la carne con la forchetta era addirittura ritenuto inutile e dannoso, perché si pensava modificasse il sapore della pietanza.

Con un grosso salto all’indietro nel tempo, giungiamo poi agli antichi Romani, che avevano l’abitudine di mangiare distesi sul triclinium, convinti che questa posizione favorisse la digestione, ma rendendo alquanto difficile l’uso delle posate.

Il triclinium romano

Il triclinium sul quale i Romani erano soliti pranzare. Credits: www.wikipedia.org

Si può, dunque, attribuire a loro la nascita dei primi veri finger food, preparati dagli “scissores”  per i patrizi, che li mangiavano con le mani, o al massimo aiutandosi con ditali d’argento, per non scottarsi.

La versione del finger food che è giunta fino a noi è, però, legata alla nascita degli speakeasy clandestini, nati nel periodo del proibizionismo statunitense, tra il 1919 e il 1933.

Pare, infatti, che accanto al proibitissimo alcool venissero serviti degli sfiziosi bocconcini, che non solo facilitavano il lavoro dei camerieri, ma invogliavano la clientela a bere di più.

Gli speakeasy statunitensi

Negli speakeasy statunitensi si servivano finger food e alcool. Credits: www.flickr.com

Il menu dei fonger food di INI

Il menu dell’innovativo format di INI conquista per originalità e sapori: trenta piccoli bocconi, declinati nei gusti più disparati e rappresentativi dei buoni ingredienti della nostra terra.

L’Italia in trenta morsi” potrebbe esserne lo slogan identificativo, per quanto ci riguarda.

Due i menu proposti: quello “della settimana” e quello “business”, perfetto da gustare in ufficio, magari durante un meeting di lavoro.

Difficile scegliere, soprattutto perché i finger food sono così piccoli e saporiti che uno tira l’altro.

Finger food di INI

Finger food per tutti i gusti. Credits: www.inifood.it

I bocconi di INI concentrano l’originalità e i sapori di un piatto di alta cucina in una “tessera” di 2,5 cm di lato. Questi speciali finger food fondono scienza, design, ricerca culinaria e, soprattutto, sperimentazione dietro ai fornelli, che insieme consentono di trovare il giusto equilibrio di sapori e consistenza.

Il primo colpo al palato si ha grazie alla cialda, perfetta, croccante e brevettata grazie al lavoro dei due teorici del food design italiano.

Poi, i gusti: degni di nota sono quello con pecorino e pera caramellata, con crema di lenticchie miste, battuto e pomodoro, crema di anatra cotta nel vino rosso e arancia.

Ma la scelta è ampia e ardua, soprattutto quando si vira verso gli “ini” dolci, come quelli con namelaka al cioccolato fondente o al mirtillo.

Finger food al mirtillo

Il finger food con namelaka al mirtillo. Credits: www.inifood.it

 

INI: idea smart, carattere slow

Come lo stesso ideatore afferma, la formula del finger food si avvicina molto al modo di vivere smart a cui, causa pandemia da coronavirus, abbiamo dovuto abituarci.

Il momento perfetto, dunque, per cavalcare l’onda del trend attuale che vede abbandonare le classiche cene a tavola, lasciando spazio a esperienze conviviali e informali, magari anche in piedi.

Questo perché si tratta di un format estremamente versatile, che ben si sposa con una bottiglia di Franciacorta, ma che trova terreno fertile anche accompagnato da una birra ghiacciata.

Finger food menu business

I bocconcini di INI sono perfetti da gustare in ufficio. Credits: www.inifood.it

Ma quando è sbocciato l’amore per quest’idea?

Quando Andrea Crespi ha avuto un incontro “illuminante” con Carlo Petrini, fondatore dell’associazione Slow Food, che si è concretizzato nella voglia di sperimentare l’abbinamento “cibo lento – società veloce”.

La filosofia di Slow Food

L’associazione Slow Food nasce nell’ormai lontano 1986, quando il suo fondatore decide di “dare la giusta importanza al piacere, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio”.

Da questo momento in poi, l’associazione si propone di allungare la vita di ciò che cuciniamo, di ciò che mangiamo e la nostra. Solo in questo modo riusciremo a prolungare i profumi e il piacere che la cucina e il cibo ci regalano, assaporandone tutto il gusto e condividendolo con chi amiamo.

Finger food slow food

I finger food di INI sposano la filosofia dei prodotti Slow Food. Credits: www.inifood.it

La nostra opinione è, dunque, che INI, oltre ad essere smart e slow, è anche molto green. Ed è per questo che vale assolutamente la pena provarlo, facendo incetta di bocconcini irresistibilmente buoni.

 

INI

www.inifood.it

Via Palermo, 124 – Milano

 

© riproduzione riservata