Ognuno ha dei luoghi del cuore, dove far volare la mente quando si vuol fuggire dalla quotidianità. Per chi pigia pulsanti per riversare pensieri su questa pagina virtuale, il porto dove lanciare l’ancora d’attracco è senza dubbio il Salento.

Quel tacco dell’italico stivale, rivestito di ulivi, colorato dal sole e profumato di mare. Posizionato nel cuore del Mediterraneo, sposato con l’Adriatico ma aggrappato allo Ionio, con due amanti, come lo scirocco e la tramontana, che ne accarezzano le terre rincorrendosi durante tutto l’anno. “Lu sule, lu mare, lu ientu”: è questa la formula magica che descrive il Salento e rimane addosso a chi se ne innamora, come il sale sulla pelle nei pomeriggio d’agosto.

Non si può raccontare il Salento, lo si deve vivere. Oppure se si abita a Roma lo si può cercare in una piccola stanza di Via Mantova. Privilegi d’Italia. Roma ma Puglia. Il Salento in una stanza.

Fave e cicorie. Credit – Official Facebook Page Il Salento in una stanza

Il menù è un’esaltazione dei sapori della terra: ciciri e tria, fave e cicorie, cozze e sagne ‘ncannulate, sono la cornice (ma non il quadro) di quello che viene proposto. Si badi bene, non è cucina pugliese, ma salentina. Questo vuol dire salumi di Martina Franca, Gamberi Rossi di Gallipoli, pasticciotti leccesi (fai da te) e orecchiette fatte in casa. 

Si parte dalla tradizione, come voleva nonna, per arrivare lontano. La tavolozza di colori con cui si presenta la peperonata con lampascioni, acciughe, basilico e confettura di pomodori, ne è l’esempio più lampante. Analizzare un piatto, distruggerlo e poi ricostruirlo. Renderlo speciale, nuovo, ma che tra le labbra riporti quel mare, quel sole e quel ientu.

La location è racchiusa tutta nel nome. In altre parole, si prende una possibile debolezza e la si trasforma in un’autentica forza. Si parla di 20 mq, una decina di tavoli e ospitalità. Mise en place semplice e colorata.

Il Salento in una stanza”, crediamo sia superfluo aggiungere altro.

L’idea è figlia di un salentino doc, con una masseria di famiglia alle spalle (Masseria Gattamora) e tanto coraggio. Corrado, nato tra farine e lavaturi (tipici strumenti usati in passato per lavare il bucato), ha colto la sfida lanciata da qualche avventore romano. Nella masseria di famiglia, infatti, gli veniva spesso proposto di portare un po’ di quella cucina, ricca ma povera, nella capitale. Sfida accettata (e vinta) ed ecco il Salento, dentro una stanza, a Roma.

Un po’ come a dire, “puoi togliere il ragazzo dal Salento, ma non puoi togliere il Salento dal ragazzo.
E menomale aggiungiamo noi.

 

Il Salento in una stanza, Via Mantova 12, Roma

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