Ritornare in un ristorante a Milano (eravamo già stati a Roma qualche giorno fa) dopo il lockdown causato dal Covid-19 è quasi un’emozione.

Mi sento quasi intorpidita, come se mi fossi risvegliata dopo una lunga dormita e riprendessi ora, con un po’ di disorientamento, a svolgere le attività che più amavo.

La scelta del ristorante non avviene a caso: il Dersett di viale Gian Galeazzo 17 si propone come un luogo dedicato al comfort food e alla condivisione della buona cucina.

Ottimo, penso: nonostante ci stiamo riappropriando a poco a poco della normalità, abbiamo ancora bisogno di sentirci al sicuro, anche rifugiandoci in un buon piatto della tradizione.

In più, mi solleva il sentirmi quasi in dovere di condividere le portate con gli altri commensali, dopo mesi in cui quasi si aveva paura anche di pronunciarla la parola “condivisione”.

 

Ore 20.30, inizia la cena

Dopo aver prenotato qualche giorno prima, ci presentiamo alle 20.30 per degustare quelli che, già solo a leggerli sul sito web, si preannunciavano piatti gustosi e ricercati.

Non varchiamo neanche la soglia, che una giovanissima cameriera (che scopriremo, poi, essere anche una grande esperta di vini) ci blocca per controllarci la temperatura e farci disinfettare le mani.

36.2, possiamo entrare senza problemi.

In sala, due tavoli sono già occupati; altri due lo diventeranno nel corso della serata.

Abbiamo dovuto diminuire il numero dei coperti, anche se già prima del lockdown ho sempre voluto garantire una certa distanza tra una postazione e l’altra, per rendere la cena più gradevole ai mei clienti”, ci racconta Riccardo Danesi, il padrone di casa.

Riccardo ha fatto ritorno nella sua Milano dopo un’esperienza ventennale in Francia, dove ha diretto, tra gli altri, un ristorante stellato.

Ho immaginato questo posto come un salotto di casa, senza troppi fronzoli né atmosfere ricercate, puntando soltanto sulla semplicità e la tranquillità di un luogo intimo e accogliente”.

Obiettivo perfettamente centrato, perché, al di là del numero ridotto di clienti, in questo luogo ci si sente davvero a casa.

L'atmosfera semplice e raccolta di Dersett

L’atmosfera semplice e raccolta di Dersett. Credits: www.dersettmilano.it

Teniamo la mascherina finchè non ci accomodiamo al nostro tavolo, distanziato di almeno 5 metri da quello accanto, in cui siede una coppia, le cui chiacchiere non riescono ad infastidirci, vista la distanza.

Prima di concentrarmi sulla scelta dei piatti, mi alzo per andare in bagno.

“Per cortesia, dovrebbe indossare la mascherina per allontanarsi dal proprio tavolo”; lo ammetto, questa è la precauzione che dimentico sempre, a questa mascherina non mi abituerò mai.

 

Il menu

Finalmente è il momento di ordinare.

È Riccardo in persona a portarci il menu, inserito in un espositore in plexiglass e stampato su entrambe le facciate, rendendo così possibile la consultazione a due commensali per volta e senza toccarlo con le mani.

Il menu con l’espositore in plexiglass evita di toccarlo con le mani. Ph: Francesca Ferrara

Solitamente abbiamo venti proposte all’interno del menu, che abbiamo ridotto a quindici vista la clientela – e le entrate – ridotte.”

Nessun problema, la scelta dei piatti è comunque variegata e, anzi, non crea confusione e indecisione.

Abbiamo pensato ad un menu che prevedesse portate già divise in due porzioni, così da poterle condividere con un altro commensale e poter, così, assaggiare più piatti”; l’ideale per me, che vorrei sempre assaggiare tutto il menu.

Quanto ai prezzi, assolutamente in linea con una clientela da fascia medio-alta e invariati, nonostante la crisi da Covid-19 che ha colpito il ristorante, inaugurato a Milano nel 2017.

 

La cucina del Dersett

Crocchette cacio e pepe e mundeghili milanesi, per dare inizio alle danze.

Risotto al pomodoro, stracciatella e tartare di gamberi (divino!) e pollo ripieno con prosciutto cotto e scamorza e caponatina di melanzane per continuare.

Poiché lo spazio per il dolce si trova sempre, concludiamo in bellezza con un cannolo con ricotta, cioccolato, caffè e granella di pistacchio.

Il pesce è freschissimo, la carne cotta a bassa temperatura si taglia che è una bellezza e si scioglie in bocca.

I sapori sono delicati e ben studiati, ma non mancano in menu proposte più ardite e intriganti, come le ceviche di ricciola con lime, zenzero, mango e passion fruit o le costine di maiale con salsa BBQ, patate al cren e insalatina di verza cappuccio.

 

 Il rovescio della medaglia

Cenare con questa tranquillità è l’ideale”, penso tra me e me, riflettendo sul fatto che non devo faticare per tenere il filo del discorso, senza essere distratta da quello dei tavoli vicini.

Abbiamo atteso il 17 giugno per riaprire: non è facile adeguare i ristoranti alle nuove normative e, soprattutto, riprendere l’attività nonostante le prenotazioni siano ancora molto poche”, mi confessa Riccardo, svelandomi il punto di vista di chi, dall’altra parte, ha vissuto un momento molto difficile e con fatica sta riprovando a rialzarsi.

Il servizio all’ora di pranzo (in cui prima del lockdown il Dersett proponeva un business lunch a prezzi fissi di 8 e 10 euro) è ancora interrotto, perché gli uffici nei paraggi sono ancora vuoti. In più, non possedendo un dehor esterno, il ristorante risulta svantaggiato in questo periodo estivo.

Per questo, Riccardo ha deciso far rientrare i suoi dipendenti al lavoro solo per il turno serale, coprendo quello mattutino con la cassa integrazione.

Riaprire è un modo per non perdere la fiducia della clientela, per dimostrare che siamo ancora in gioco e vogliamo lasciarci alle spalle questa brutta esperienza”.

Okay, cenare con poche persone sarà anche bello, ma la testimonianza di Riccardo mi fa sperare in un presto ritorno al pienone di una volta.

 

Riflessioni post cena

Ritornare al ristorante dopo il lockdown da Covid-19 e cenare in un luogo come Dersett mi ha fatto capire quanto Milano (e tutte le altre città italiane) abbiano ora bisogno di convivialità, condivisione e cucina buona e sincera.

E mi ha dato conferma di quanto, soprattutto dopo un periodo di sospensione e riflessione forzate, la ricchezza di un ristorante non stia nella ricerca dell’apparenza e nei fronzoli a tutti i costi, ma stia, invece, nella sincerità dei piatti (e dei proprietari) e nel far sentire il cliente a suo agio, facendogli dimenticare per qualche ora lo stress da temperatura-mascherina-gel disinfettante.

 

Dersett Milano
www.dersettmilano.it
Viale Gian Galeazzo, 17 – Milano
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