Roma: l’unica città al mondo che nasconde in ogni suo angolo un pezzetto di storia. Per quanto ci si possa impegnare a scoprirne tutti i segreti, ogni volta si rimane affascinati di ciò che la città riesce ad offrire, evolvendosi e stratificandosi in un mix favoloso di tradizione e innovazione. Ed è proprio in uno degli angoli più noti e pittoreschi di Roma che la città sorprende ancora. Del resto, il Rione Monti è sempre stato così; un quartiere in continua evoluzione, dal fascino ammaliante, in cui ogni sanpietrino è un testimone partecipe  dei secoli che passano, e in cui ogni rampicante racconta un pezzo di una storia più grande. Perciò non c’è da sorprendersi se proprio in quest’angolo di Roma nasce Marì, la nuova dimora del maritozzo.

Il piccolo locale in Via Urbana 31, appena fuori la fermata della metro di Cavour, è un’ode alla romanità e alla tradizione, che non manca di strizzare l’occhio alla modernità. Gli arredi sono semplici e funzionali, con sgabelli alti e cucina a vista, il tutto corredato da un design in stile vintage che si esprime anche nella selezione di foto d’epoca di coppie di innamorati appese alle pareti.

La leggenda racconta che l’etimologia del nome ”maritozzo” sia legata all’usanza che un tempo faceva sì che gli uomini regalassero questo dolce alle promesse spose, in cui spesso veniva nascosto un anello o un gioiello. Difatti, se si osserva con attenzione, il logo di Marì fa riferimento a questo aspetto della storia: una piccola stella a forma di diamante corona la ”A”. 

Nella sua versione quaresimale invece, ”Er santo maritozzo” arricchito di uvetta e pinoli, costituiva uno dei pochi ”peccati di gola” concessi nel periodo del digiuno.

Ma Marì non si ferma al maritozzo quaresimale; infatti l’offerta gastronomica comprende sia la versione dolce che la versione salata del maritozzo, venerato in tutte le sue sfumature. La lievitazione, studiata coscienziosamente e non inferiore a 6 ore permette di ottenere un impasto  morbido e leggero, ingrediente segreto del pane dei sette colli di Marì. Le versioni di impasto attualmente impiegate sono tre: dolce, vegano e non dolce. Quest’ultimo è una variante appositamente studiata, che contiene una quantità minore di zucchero e non presenta la tipica glassatura del maritozzo dolce, in modo da garantire un appropriato accostamento con elementi salati. L’impasto vegano, che presenta l’aggiunta di curcuma e che quindi appare più giallo alla vista conferisce il giusto twist di sapore in più.

La moltitudine di combinazioni lascia carta bianca alla fantasia e alle contaminazioni, con la giusta attenzione alle usanze tipiche romane. Tra i maritozzi salati spiccano il Sud, con stracciatella di bufala, broccoletti di Agnoni e aliciotti, il Romagnolo, con mortadella, squacquerone e giardiniera e Romolo, un classico romano, con coda alla vaccinara. Tra i dolci risalta il maritozzo al Pistacchio, con crema di pistacchi vegana e ricotta di mandorle e l’inimitabile Nanni, (impossibile non cogliere il riferimento a Nanni Moretti), con crema di nocciole dei Monti Cimini, nella versione fondente e al latte.

Dietro il genio di Marì si nasconde Pulika Calzini, imprenditore romano le cui radici affondano nella sua amata Monti, con alle spalle importanti esperienze nella ristorazione come l’Enoteca Cavour 313 e la Taverna Romana Monti 79. La sua idea di venerare il maritozzo in tutte le salse si propone come una grande novità nella compagine gastronomica di Monti, capace di offrire una valida alternativa ai turisti, poco avvezzi al maritozzo, e di rappresentare un punto di riferimento per il quartiere, ponendosi anche come bottega in cui poter acquistare materie prime ricercate, come quelli di Re Norcino, Agnoni e altri.

Lasciarsi sorprendere a Roma è indispensabile. Certo è che se la parola maritozzo è sempre andata a braccetto con la panna, da oggi in poi non possiamo più esserne tanto certi, vista la moltitudine di sapori e colori che Marì ha creato. E anche se l’estate è finita, possiamo affermare con certezza che Marì era la ventata d’aria fresca di cui avevamo bisogno.

 

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