Sarà che per noi italiani il caffè è sacro da sempre. Non importa quanto abbiamo da fare, quanto siamo impegnati e pieni di scadenze: il caffè è un rituale, e come tale va rispettato. Sia che veniate da Milano e vi godiate la pausa caffè sorseggiando un espresso in Galleria Vittorio Emanuele, sia che vi svegliate alle pendici del Vesuvio mettendo su la moka e aspettando che da essa sprigioni l’aroma più agognato della giornata, il caffè è quell’istituzione che fin dalle prime luci dell’alba accomuna l’Italia intera.

Ma per i romani è un’altra storia. Una storia lunga decenni, che ha inizio in Piazza Sant’Eustachio, cuore dell’omonimo rione, in un meraviglioso palazzo d’epoca, con più secoli di storia di quanti se ne possano immaginare. A due passi dal millenario Pantheon e dal Senato della Repubblica, istituzione tra le istituzioni, si erge Sant’Eustachio il Caffè. La torrefazione nasce nel 1938 e con essa uno dei punti d’incontro preferiti dai romani, per una pausa dall’ufficio o per una sosta durante le passeggiate in centro. I mosaici e gli arredi all’interno del locale sono quelli originali, come il simbolo, il cervo bianco di Sant’Eustachio che rievoca la conversione del santo, patrono dell’antistante Basilica. Nasce ciò che da allora sarebbe diventato uno dei luoghi più in voga della Roma d’altri tempi, frequentato da politici e studenti della vicinissima Sapienza. Dal 1999 la proprietà è dei fratelli Ricci, che da anni custodiscono gelosamente i segreti della preparazione del caffè più antico di Roma.

Oggi, tutta la tradizione e la qualità di una miscela 100% arabica si mescolano al segreto del gustoso strato di crema che ricopre con dovizia ogni tazzina. Il tutto con un occhio al futuro: è dal 2001 che la materia prima viene acquistata da piccole cooperative di produttori del Sudamerica, che producono un caffè pregiato, biologico ed equo-solidale. Un tipo di commercio diverso quindi, che promuove la giustizia economica e il rispetto per l’ambiente, contribuendo alla continua ricerca di una qualità superiore in grado di venire incontro alle esigenze dei consumatori. In questo settore, spesso denominato ”fair trade” la materia prima ha un prezzo più alto rispetto a quello percepito dal resto dei produttori, rivolto al finanziamento di progetti per lo sviluppo dei piccoli agricoltori.

Il caffè viene tostato a legna, con una macchina per la torrefazione risalente al 1948, tutt’oggi funzionante. Il bancone è coperto, a riprova del segreto professionale che avvolge la preparazione di questa bevanda. Il Gran Caffè (il nome è proprio questo), arriva già zuccherato, pertanto se lo prendete amaro è bene avvertire prima, e coperto da una spessa coltre di crema che fa davvero tutta la differenza.

Se un bancone è rivolto interamente alla preparazione dell’oro nero, l’altro è rivolto alla vendita in loco, che va dalle caffettiere moka, al caffè macinato, alle miscele in grani e ai liquori al caffè.

Credit: santeustachioilcaffe.it

Si vocifera che il ”Gran Caffè” sia stata la scintilla da cui è scaturita l’ispirazione, che ha poi portato alla creazione del famoso brand Nespresso.

Una tradizione, una ricetta segreta, una garanzia: questo è ciò che fa di Sant’Eustachio il Caffè l’istituzione per eccellenza del caffè fatto con l’amore, il gusto e la passione tipici di chi sa come raggiungere il cuore di romani e non da diverse generazioni.