Dei cinque sensi regalati all’uomo da chissà quale volontà divina, il gusto è sicuramente il preferito di chi, tra le onde di Artwave, cerca quella arancione di Foodwave (a proposito abbiamo da poco rinnovato la nostra pagina Instagram, fateci un tuffo qui).

Che sia attraverso forchette, cucchiai, mani (lavate bene con il sapone) o bacchette di legno, il meraviglioso gesto di introdurre cibo nella propria bocca ha sicuramente qualcosa di poetico. Quando le papille gustative si esaltano, i ricettori della lingua entrano in fibrillazione e bocconi di pura gioia iniziano a rimbalzare, tra il palato molle e la faringe si scrive della vera poesia.
Tuttavia, seppur racchiuso in cinque lettere questo fantastico senso dipende dalla percezione sinergica di cinque gusti fondamentali: amaro, acido, dolce, salato e umami.

Se i primi quattro li conoscete bene, l’ultimo viene da lontano e in lingua giapponese vuol dire “saporito”, ma a Roma, in Via Veio 45 viene tradotto in Umami – Trattoria Giapponese.

Yasai Ramen, Credit – Official Facebook Page Umami

Ingresso poco visibile, mise en place ai limiti del perfezionismo, atmosfera zen e la Grande Onda di Hokusai attaccata sulla parete, sembra di essere in Giappone, davvero.

In realtà siamo a pochi passi dalla metro San Giovanni e chi osa pensare che la cucina nipponica sia solo sushi e sashimi è pregato di uscire dal presente articolo.

La parola chiave, infatti, per identificare Umami nel panorama delle cucine etniche di Roma è sicuramente l’autenticità. Nonostante la cucina e la sala siano abitati da soli italiani, chi lo prova ne percepisce la grande forza e la massima dedizione usate per creare un menù e un’offerta gastronomica che rispecchia fedelmente una cucina che nel 2013 è stata dichiarata Patrimonio intangibile dell’Umanità da parte dell’Unesco.

La regione di riferimento è quella del Kantō, un’area dell’isola più grande del Giappone che comprende sei prefetture tra cui quelle di Tokyo e Kanagawa. Per coloro che fossero meno avvezzi alla cultura del Sol levante, è la regione da cui si è preso spunto per realizzare i Pokémon. Forse basta questo per quelli nati negli anni ’90.

Davide Frattali & Giuseppe Milana, Credit – Official Facebook Page Umami

Il piatto principale non poteva che essere il ramen, in diverse versioni da quella vegana a quella piccante, in modo da poter accontentare le voglie di tutti. Arriva caldo, ben bilanciato, con l’uovo che fonde e saporito, o meglio umami.
Gli antipasti variano da gustosi bun al vapore con la carne di Pork & Roll a imperdibili takoyaki con un cuore di polpo, passando per gli immancabili gyoza. Sono previste anche variazioni giornaliere, particolarmente amate dai clienti abituali e i dolci sono fatti in collaborazione con Marco Radicioni di Otaleg (di cui noi vi abbiamo già parlato qui)

Patrimonio di San Giovanni, subito.

Il tutto è accompagnato da una vasta selezione di sake e shochu che colorano la bottiglieria posizionata alla destra dell’ingresso. Forse basta questo per quelli nati almeno 18 anni fa.

Bottiglieria, Credit – Official Facebook Page Umam

Sarà per la simpatia che stimola la parola Umami, per la disarmante bellezza delle ciotole in cui vengono servite le pietanze principali oppure per lo strambo binomio composto dalle parole trattoria e giapponese, ma il gusto ha una nuova casa a Roma.

 

Umami – Trattoria Giapponese, Via Veio 45
Aperto dal martedì alla domenica dalle 19:30 alle 23:30, sabato e domenica anche a pranzo dalle 12:30 alle 15:30

Pagina Facebook: Umami – Trattoria Giapponese

Pagina Instagram: Umami – Trattoria Giapponese