Uno dei pregi di Milano è quello di saper essere una città versatile, capace di affiancare alle futuristiche e moderne costruzioni curati e rilassanti spazi verdi; la città meneghina, inoltre, ha da sempre una spiccata sensibilità per l’ecosostenibilità, la cucina sana e le richieste sempre maggiori da parte di vegetariani, vegani e intolleranti.

Un posto a Milano: quando la cucina si fa bio

Molto più di una semplice trattoria, Un posto a Milano rispecchia esattamente queste caratteristiche: un ristorante immerso in un’antica cascina, situato tra Porta Romana e Corso Lodi, circondato dal verde e basato su preparazioni che abbracciano la filosofia dei prodotti a km zero, stagionali e sani, soddisfacendo le richieste più disparate.

La cucina, capeggiata dallo chef Nicola Cavallaro, conduce una ricerca continua e attenta, selezionando prodotti provenienti da cascine e aziende agricole del territorio italiano, che ricorrono a metodi di produzione etici e sostenibili per gli animali e per l’uomo, salvaguardando l’ambiente circostante.

Il chilometro vero

Lo chiamano chilometro vero e in queste due parole è racchiuso quanto di speciale c’è in questo luogo che sembra fuori dal tempo (e dalla città): la scelta, cioè, di collaborare con contadini, pescatori e allevatori che svolgono il proprio lavoro con passione e rispetto per il territorio e le sue antiche tradizioni.

I produttori che collaborano con Un posto a Milano sono ormai più di cento e provengono da tutto lo stivale; è da loro che vengono acquistati carni, farine, cereali, frutta e verdura, pesce, formaggi, uova, che garantiscono ad ogni assaggio la tracciabilità delle materie prime e i sapori genuini e veri della tradizione italiana.

I menù ideati dallo chef vanno incontro a tutte le esigenze e alle diverse fasce d’età: dalle proposte per i neonati, al menu per bambini, dai piatti vegani e vegetariani alle zuppe nutrienti e salutari, alle pietanze, su richiesta, senza glutine.

Un ristorante immerso nella natura

Il ristorante fa parte dell’immenso spazio di Cascina Cuccagna, una cascina del ‘700 di oltre 4000 metri quadrati, 2000 interni e altrettanti esterni, che ospita orti didattici e serre, una bottega a filiera corta, un’agenzia per il turismo agricolo-territoriale, spazi per ospitalità temporanea, laboratori, incontri e esposizioni.

Luogo ideale per incontrarsi, trascorrere una giornata a contatto con la natura e condividere la passione per il buon cibo, è stato restituito alla città nel 1998, attraverso un vero e proprio progetto sociale, nato grazie a un gruppo di cittadini della zona.

Il progetto è nato con lo scopo di preservare dal degrado un luogo storico della città e trasformarlo in un bene comune accessibile dalla collettività e nel 2005 vince un bando del Comune di Milano, che affida ai soci fondatori dell’Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna (ACCC), costituiti da sette realtà profit e no profit, la gestione ventennale della Cascina, con l’obiettivo di trasformarla in un centro d’iniziativa e partecipazione sociale.

Dal 2012, anno di inaugurazione, la cascina e il ristorante sono protagonisti di progetti e attività legati agli stili di vita sostenibili, all’alimentazione sana, all’agricoltura urbana, alla riscoperta di saperi e sapori, al lavoro manuale.

Laboratori e attività per riscoprire la tradizione

Sono numerosi e costanti gli appuntamenti organizzati dall’Associazione, che coinvolgono cittadini e curiosi.

Ogni martedì, ad esempio, la cascina ospita il Mercato Agricolo, all’interno del quale i produttori lombardi e non vendono prodotti freschi, biologici e tradizionali.

Non mancano, poi, le iniziative rivolte ai bambini, come i percorsi didattici destinati alle classi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, che propongono esperienze e laboratori che sensibilizzano i bambini al rispetto dell’ambiente e insegnano loro la cultura del cibo sano.

Una porzione della cascina è poi occupato dall’Orto Condiviso, uno spazio destinato alla coltivazione collettiva, che consente a tutti di seminare, zappare e innaffiare piante di ogni tipo e di lavorare insieme per una città che si auto-alimenta.

Insomma, uno spazio in cui respirare, dimenticarsi della frenesia della città e riscoprire la bellezza della natura e i meravigliosi sapori della nostra terra e ristabilire il contatto con la genuinità, la tradizione e la bellezza delle cose semplici.

 

Ph. Marianna Parmeggiani
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