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Origini antichissime fanno del “mercato” la più arcaica forma di scambio di beni di prima necessità nonché punto di incontro della domanda e dell’offerta. Nato nell’agorà greca, luogo principale di aggregazione culturale-politica-economica, il mercato scoperto offriva sulla piazza qualsiasi tipo di merce.
Esclusivamente proprio del mondo romano è, invece, il mercato coperto: già nel 179 a.C. si registrava a Roma la presenza del primo “supermarket” della storia, il Macellum.
Sul modello di questi antichi quanto affascinanti luoghi di scambio commerciale, diverse furono le costruzioni realizzate in seguito in Europa: dal Borough Market (Londra, 1014 a.C.), passando per il Markthalle IX (Berlino, 1891) al San Miguel Market (Madrid, 1916).
Rigorosamente made in Italy sono invece i mercati coperti di Torino, Palermo, Firenze e Roma; frutto dell’ingegno e dell’arguzia di noti imprenditori/architetti italiani.
Umberto Montano, proprietario del celebre ristorante “Alle Murate”, è l’ideatore del nuovo format “Mercato Centrale”, aperto già a Firenze nella primavera del 2014, e il 5 Ottobre 2016 a Roma.

Umberto Montano, Getty Images

Umberto Montano, Getty Images

Di indiscusso successo il primo progetto nel capoluogo toscano non poteva che essere seguito dalla capitale. E’ la Stazione Termini, in un ex cantiere ferroviario di 2500 mq, lo scenario saggiamente individuato dall’imprenditore lucano e dal suo entourage per ospitare questa grande opera di “rieducazione” culinaria.
Dislocato su tre piani, il Mercato Centrale di Roma vuole promuovere un progetto di recupero delle origini culinarie e del buon mangiare, dissociandosi dalla mera estetica delle cucine pluristellate prediligendo, al contrario, un gusto genuino dalla semplicità ricercata.

Interno, Mercato Centrale di Roma (pagina Facebook)

“La bontà è elementare” cita lo slogan su manifesti, volantini e all’interno del mercato…con uno scarabocchio nero si cancella il superfluo, la retorica che spesso ci allontana dal cogliere la sostanza, si elimina ciò che non serve e si mantiene l’essenza.

E’ come la casa della nonna la domenica a pranzo, una nonna un po’ romana ma anche sicula e toscana, una nonna moderna attenta a quei suoi nipoti vegetariani e vegani, una nonna che ospita la sua famiglia “tutti i giorni dalle 7 di mattina a mezzanotte” … cos’altro desiderare?

Entrando, da via Giolitti, ci si ritrova immersi in un open space, in un cantiere industriale dallo stile raffinato ma anche estremamente pratico e duttile. Materiali di riuso, oggetti in acciaio e ferro dalle lampade alle sedie, lunghe panche di legno grezzo a mo’ di “fiera di paese” tagliano violentemente lo spazio,
scendono dal soffitto recipienti di vetro dalle varie grandezze ad illuminare l’intera superficie.
Il designer industriale del Mercato Centrale di Roma è lo scenario perfetto in cui tradizione, arte e semplicità convivono.

I primi 150 mq sono riservati al capofila Gabriele Bonci della celebre “Pizzarium”, una delle pizzerie a taglio più “quotate” di Roma. Pizza a lunga lievitazione realizzata con sole farine biologiche macinate a pietra, farcita con prodotti di altissima qualità, olio extravergine di oliva e mozzarella dell’Agro Pontino. Al suo laboratorio si deve anche la produzione di dolci per la prima colazione, biscotti e lievitati.
A contendersi il cucchiaio d’argento è “a pizza ca’ pummarola ‘ncoppa” di Romualdo Rizzuti, pizzaiolo napoletano, già attivo nel Mercato Centrale di Firenze, dove per primo ha diffuso l’abitudine di non cuocere le acciughe sulla pizza napoletana, ma di servirle a parte per esaltarne la qualità.
Stefano Callegari, noto inventore del “Trapezzino”, presenta al pubblico affamato della stazione Termini la sua brillante ideazione: pizza bianca romana a forma di tramezzino aperto e riempito in abbondanza con succulenti prodotti della cucina romanesca (trippa, coratella, picchiapò, polpette al sugo, amatriciana, seppie con piselli, lingua). La sua è davvero l’arte di rinnovare la tradizione.
Il culto del dolce è stato affidato ad Arà, la pasticceria siciliana di Carmelo Pannocchietti da Modica, il cioccolato di Stainer è venduto come in un negozio di fiori (insolita ma affascinante combinazione) ed infine Cremilla  è stata selezionata per il gelato e i semifreddi.
Savini Tartufi, Veg&Veg e l’hamburger di Chianina della Toraia arrivano direttamente dal Mercato Centrale di Firenze. Il reparto ittico viene curato dall’Antica Pescheria Galluzzi con vendita diretta e cucina dei suoi prodotti. Lo storico verduraio di Campo de’ Fiori Alessandro Conti arriva con la sua bottega di carciofi e puntarelle romane vendute assieme ai funghi di Gabriele La Rocca.
L’arte dei fritti è affidata a Martino Bellincampi che delizierà i suoi clienti con degli ottimi prodotti della cucina locale: supplì romani, mozzarella in carrozza, olive all’ascolana e tanto ancora da ungersi le dita.
Egidio Michelis porta in piazza la sua specialità: pasta fresca fatta “in casa” mentre il collega Roberto Liberati si occupa della vendita di carne e salumi, per non dimenticare gli innovativi formaggi di Beppe Giovale. Al di sotto della marmorea Cappa Mazzoniana vi sono servizio bar e caffè.

Reparto bar, da Americaninrome.com

Reparto bar, da Americaninrome.com

Completo è dunque l’entourage, al pian terreno, di botteghe addette alla vendita e alla preparazione in diretta dei cibi da loro presentati.
Il primo piano è riservato a “La tavola, vino e dispensa” di O. Glowing e S. De Gennaro, mentre il secondo piano farà da teatro per eventi ed incontri culinario-culturali.
Il Mercato Centrale di Roma nasce dunque con l’intento di riqualificare un’area ferroviaria e di inserirsi appositamente in un contesto dove caos, fretta ed attesa sono all’ordine del giorno, al fine di donare un barlume di “casa e famiglia” a tutti coloro che vi entrano.
Mai un progetto fu tanto “casa” come questa nostra “Nonna Termini”.

INFO:
Mercatocentrale.it
Via Giolitti, 36
Apertura: Tutti i giorni dalle h 7:00 alle h 24:00

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