La cosa bella delle feste è che il mondo, in qualche modo, si connette. Posti lontani chilometri e fusi orari, con differenti culture, colori della pelle e tagli degli occhi si uniscono nel festeggiare qualcosa. Ognuno con le proprie tradizioni e i propri piatti tipici.

Il Natale è qualcosa di incredibile. Sarà per la storia di Babbo Natale, a cui il bambino dentro di te (forse) spera ancora o per le luci che riempiono le vie della città dai primi giorni di novembre, fatto sta che l’attesa per il 25 dicembre ha pochi paragoni. Una festa piena di regali, parenti, canzoni di Michael Bublè ma, sopratutto, di cibo.

Alla fine è così, belli gli alberi, belli i pacchi sotto gli alberi, ma la vera protagonista è, senza dubbio, la tavola e tutto quello che ci viene messo sopra. Non biasimateci allora se, a noi della sezione Cibo&Locali, piace credere che il detto “pancia mia fatti capanna” sia stato creato appositamente per il forcing calorico composto da cena della Vigilia e pranzo di Natale.

Per questo motivo Artwave vi porta in un viaggio culinario per l’Europa, toccando cinque paesi diversi per raccontarvi quali sono stati i piatti tradizionali che hanno imbandito le loro tavole il 25 dicembre.

La vera protagonista del Natale. Free Credits.

Italia, lembo di colline, montagne e pianure appoggiate sull’acqua con una iconica forma a stivale. Terra del cibo per antonomasia, madre della pizza e cultrice della pasta, paese complesso da sintetizzare in un unico menù data l’enorme varietà gastronomica che cambia da regione a regione. 

Volendo trovare il piatto più famoso per il pranzo di Natale abbiamo sicuramente i tortellini o cappelletti, rigorosamente in brodo (non esistono alternative). Meravigliosa invenzione umana ripiena di un misto carne, la cui ricetta viene gelosamente custodita nella memoria di tante nonne italiane. Seguono senza necessariamente seguire un ordine di portata: abbacchio al forno con patate, bollito di manzo, cappone ripieno e frutta secca sparsa qua e là.

I dolci hanno due padroni indiscussi, ovvero panettone e pandoro, diventati ormai oggetto di culto e venerazione in tutta la penisola. Di regione in regione troviamo struffoli, cannaricoli, scarpedde e strudel.

Di tradizioni ne citiamo una, perchè la reputiamo bella, ricca di ricordi e figlia dell’ironia italiana: giocare a tombola e coprire le caselle con le bucce dei mandarini o con i fagioli crudi che mamma conserva in cantina. In Italia tutto è una scusa per pensare a mangiare.

I panettoni. Free Credits

Piccolo salto verso Ovest e Natale si trasforma in Navidad. Spagna, terra di tori, sole e isole. Niente tortellini ma rimane il brodo.

Più precisamente stiamo parlando della escudella y carn d’olla ovvero una zuppa di verdure, carne e ceci servita con dei grandi conchiglioni di pasta (o con del riso) e una grande polpetta di carne al centro. Tradizione vuole che quest’ultima venga divisa tra tutti i commensali, come simbolo di unione e condivisione.

Immancabile sulle tavole spagnole è il famigerato Jamón Serrano accompagnato da verdure o mangiato da solo.

I dolci tipici sono principalmente due: il torrone e polvorones, dolci fatti con farina di mandorle e liquore all’anice, solitamente offerti in regalo ai propri ospiti e amici, incartati come fossero caramelle.

Ci spostiamo a Nord, nel paese più settentrionale del Regno Unito, la Scozia. Terra di kilt e whiskey, ricca di storia e fascino medievale, con un cielo grigio a fare da cornice. Di certo non è il primo paese a cui si pensa quando si parla di cibo, ma la magia del Natale riempie le tavole delle famiglie anche qui.

Grande protagonista è il tacchino arrosto con patate e il suo ripieno. Nello specifico ce ne sono di due tipi, uno a base di castagne e uno a base di farina d’avena. Commensali gradite sono le salsicce avvolte nella pancetta, godurioso nel leggerlo e a tratti simpatico, visto che viene chiamato pigs in blanketsletteralmente “maiali in coperte”.  Il contorno è costituito da diverse verdure bollite o al vapore e dalle salse: una molto antica fatta con il pane e una più famosa, fatta con i mirtilli.

Nel reparto dolci troviamo un solo attore, ovvero il famoso Christmas Pudding, budino fatto di frutta, pane e miele. Prima di mangiarlo viene immerso nel brandy e incendiato, per uno di quei folclori gastronomici a cui assistere una volta nella vita. Tradizione vuole che all’interno del budino vengano nascosti alcuni ciondoli, ognuno simboleggiante qualcosa di diverso. Una volta servito, chi trova un piccolo anello troverà l’amore, chi una moneta avrà un anno prosperoso e così via.

Noi di Cibo&Locali avremmo trovato una bilancia…

Voliamo leggermente verso Est e atterriamo in Danimarca, terra vichinga nell’anima, ricca di capelli biondi, occhi azzurri e felicità. Si, i danesi sono persone felici e lo sono perchè la loro cultura è fatta così. Il termine hygge non ha traduzioni italiane, anche perchè più che una parola indica un vero e proprio stile di vita, un approccio mentale con cui i danesi coltivano le proprie personalità. In sostanza, significa creare un’atmosfera accogliente e godersi il bello della vita con le persone care. Questo permea tutto in Danimarca e per questo le persone sono più felici.

Il momento top della hygge è il Natale. Per combattere il lungo e buio inverno, i danesi vivono l’atmosfera natalizia con tantissima passione (e tantissime candele). Il primo venerdì di novembre è il J-Dag, ovvero il giorno in cui inizia la distribuzione della julebryg, birra scura della Tuborg senza la quale i danesi non vivono il Natale. Nei giorni che vanno dal primo dicembre al 24, invece, sulla televisione nazionale va in onda Julekalender, un programma con scene di marionette e fiabe per bambini che tutta la famiglia guarda insieme sul divano. Aggiungiamo anche che ogni domenica del mese, seguendo l’avvento, i bambini ricevono un regalo; ora diteci chi non sarebbe felice.

A tavola regna la carne. I must sono generalmente due: anatra arrosto con ripieno di prugne oppure il flæskesteg, una sorta di arrosto di maiale con la cotenna croccante. Entrambi sono accompagnati da salse, marmellate varie e patate sia bollite che caramellate. Verza e barbabietola (entrambe rosse) colorano il tutto.

Il momento più atteso però, è sicuramente quello del Risalamande, dolce tipico di Natale, fatto con riso, latte, mandorle e panna montata, servito con marmellata di ciliegie. Tradizione vuole che le mandorle all’interno della crema siano pelate e tagliate a pezzi, in modo che il risultato sia un composto bianco omogeneo e che nessuno riesca a vedere l’unica mandorla intera inserita nel dolce. Il fortunato che tra i denti scoprirà di aver trovato la mandorla intera dovrà prima riuscire a finire la propria porzione senza romperla e poi potrà ricevere il regalo che il padrone di casa avrà preparato.

Terminiamo il giro giungendo in Grecia, terra di isole, miti ed eroi, piena di case bianche e resti di una civiltà antica, con un legame indissolubile con il mare, al punto che all’interno delle case non vengono addobbati alberi ma piuttosto delle barche a vela in legno.

Anche qui il protagonista è un tacchino ripieno, chiamato galopoula e farcito con riso, pinoli, melograno e castagne. Compagno del pennuto è il maialino, cotto lentamente per più di tre ore e bagnato frequentemente con il suo succo, acqua e limone. Le patate arrosto sono fedeli compagne di entrambi e aiutano a riempire la tavola in attesa dei dolci.

Melomakarono e kourabie sono i due più tipici. Entrambi si presentano come dei piccoli biscotti: i primi sono realizzati con farina, olio d’oliva e miele, mentre i secondi sono di pasta frolla alle mandorle bagnata con il Metaxa, tipico brandy greco.

Come in Italia, le tavole sono piene di frutta secca, ma, a differenza della maggior parte dei paesi nel mondo, in Grecia i regali non vengono dati il giorno di Natale, bensì a Capodanno. 

Il nostro giro è finito e possiamo tornare a casa, con la pancia piena.

Ah il mondo è bello perchè vario, ma la bilancia fa paura a tutti dopo il 26 dicembre.

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