Di prelibatezze da gustare Napoli ne offre a bizzeffe. Dalla pizza, alle sfogliatelle, alla pastiera, e così via. Ma se dovessimo chiedere a qualcuno di nominare il primo dolce napoletano per eccellenza, probabilmente sentiremmo dire “il babà”. Non è un caso se spesso sentiamo dire per le strade di Napoli “sì ‘nu babà!”: altro non è che una semplice ma profondamente sentita dimostrazione di affetto, un dire a qualcuno che è dolce, disponibile, buono. In poche parole, un tesoro.

Quello che effettivamente è il babà. Questo dolcetto, dalla classica forma a fungo e dal sapore deciso, è arrivato e si è radicato nelle vie della città napoletana, invadendo i negozi, le case, ma soprattutto i cuori dei suoi cittadini.

Fonte: sito Centumcellae.it

Contrariamente a quanto possono pensare in molti infatti, il babà non è un dolce originario di Napoli, ma anzi le sue radici sono da collocare al di fuori dei confini italiani. Fu infatti il re polacco e successivamente duca di Lorena Stanislaw Leszczinski a dare vita alla prima forma del nostro babà. Si racconta infatti che il tipico dolcetto napoletano si sia originato a partire da un altro dolce, che Stanislaw Leszczinski era solito mangiare, il kugelhupf, una torta tipica della zona francese fatta con zucchero, uova, farina e uva sultanina. Qui la storia si divide: c’è chi narra che il re-duca, stufo del solito dolce stopposo, preso da un impeto di rabbia, ne abbia lanciato un pezzo contro una bottiglia di rum, facendolo inzuppare totalmente dal liquore. Dall’altra parte c’è chi invece racconta semplicemente che Stanislaw Leszczinski bagnò una fetta della torta nel rum Madeira. Che sia vera l’una o l’altra versione, ciò che è certo è che rimase folgorato dal gusto intenso che ne uscì. Ciò che gli mancava era allora un nome per quel nuovo dolce. Stanislaw Leszczinski decise di chiamarlo “torta di Ali Babà”, per rendere omaggio al protagonista de “Le Mille e una notte”.

Fu così che questo nuovo dolce cominciò ad appassionare, tanto che furono fatti vari esperimenti, come l’aggiunta dell’uvetta e dello zafferano, o i diversi tipi di lievitazione. Tramite il pasticcere di corte Nicolas Stohrer – che seguì la figlia di Stanislao sposa del re Luigi XV – la torta di Ali Babà arrivò in Francia, a Versailles. Ed è qui che il dolce cominciò a subire le modifiche che lo portano ad essere il babà per come oggi lo conosciamo. Seguendo sempre la storia che molti sostengono, il dolcetto sarebbe arrivato nella città napoletana grazie a Maria Carolina d’Austria, cognata di Luigi XVI e moglie del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone.

Ciò che è certo è che le prime citazioni sul babà appaiono in un manuale di cucina del cuoco Angeletti, nel 1836, ricetta che prevedeva uvetta e zafferano, via via scomparsi dalla ricetta tradizionale ma ancora presenti in alcune sue versioni.

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Oggi il babà è una delle punte di diamante delle specialità dolciarie della cucina partenopea. La ricetta classica prevede un impasto fatto di farina, uova, zucchero, lievito di birra, burro e un pizzico di sale. Per la bagna invece abbiamo acqua, zucchero, e ovviamente l’immancabile rum.

Oggi se ne possono gustare anche diverse varianti: farcito con crema, senza rum, bagnato nel limoncello, o addirittura torte fatte di babà. Ma il segreto per ottenere un babà da far sciogliere in bocca sembra essere sempre lo stesso: una lunga lievitazione, che dà la giusta morbidezza all’impasto finale.

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Per chi allora desidera assaporare un vero babà, non gli resta che passeggiare per le vie di Napoli, e ricordarsi, come canta Marisa Laurito, “E si ‘a vita amara se fa, si addolcisce cu nu babà! Il babà è una cosa seria, cu ‘o babà nun se pazzea, è una cura che fa bene, ‘o babà nun po’ ingannà!”

 

 

 

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