Finirà. Vogliamo iniziare così, ricordandovelo. Cambierà. Qualcosa cambierà e qualcosa è già cambiato. Forse, e ribadiamo forse, ci si renderà conto che il vero furto che ci è stato fatto dalla società malata in cui vivevamo (e che stiamo lasciando fuori la porta per qualche settimana) è il tempo. Quel tempo che stiamo utilizzando per leggere quel libro che ci guardava dalla scrivania, per rivedere qualche priorità e per conoscere meglio gli sconosciuti che dicono di abitare con voi che siano essi genitori, figli, amici, fidanzati o amanti.

Attenzione, non stiamo dicendo che la quarantena sia bella, abbiamo una voglia matta di abbracci e gelato anche noi, ma delle volte se si vede il bicchiere mezzo vuoto, bisogna riempirlo. Nello schifo di questi giorni c’è un lato positivo: il tempo. 

Ecco allora che la cucina torna ad essere teatro di soffritti, cotture lente e fettuccine fatte a mano. “L’Italia” dirà qualcuno, eppure sta accadendo lo stesso nelle case di tutto il mondo. Dimostrazione di questo è la straordinaria crescita nel valore delle azioni di Blue Apron, che mentre le borse mondiali raggiungono i peggiori risultati di sempre, fa registrare un +410% in due settimane. 

Blue Apron, società americana dedicata al delivery di meal-kit. Credits: Official Blue Apron Website

Blue Apron è stata fondata nel 2012 e nasce dal desiderio condiviso dei tre fondatori di cucinare a casa con le proprie famiglie. Il problema è che trovavano la spesa e la pianificazione dei menu onerosa, soprattutto in termini di tempo. Noi ve l’avevamo detto che era un problema.

Da lì l’idea: creare un servizio di eccellenza che consegnasse direttamente a casa tutti gli ingredienti, pesati e selezionati, assieme alla ricetta per preparare un piatto scelto tra quelli disponibili sul sito. Quella che in America definiscono una società di meal-kit delivery. Primo centro logistico nel 2014 e sbarco a Wall Street nel 2017.

I pacchi di Blue Apron e il loro contenuto. Credits: Blue Apron Official Facebook Page

Negli scatoloni di Blue Apron, troverete la scheda della ricetta che avete scelto, le semplici istruzioni da seguire e gli ingredienti. Tutto è perfettamente porzionato in modo da evitare sprechi e i prodotti sono freschi di giornata, scelti con cura dai migliori fornitori. Per mantenere questa freschezza sino alla messa in tavola un occhio di riguardo è dato al packaging, con scatole brandizzate, refrigerate e interamente riciclabili.

A questo aggiungete una selezione di vini e la possibilità di provare tecniche culinarie avanzate passando all’account Premium. Immaginatevi residenti a New York, con un lavoro di quelli frenetici come la Grande Mela impone, tornate a casa dopo il lavoro, è tardi, il frigo è vuoto ma avete voglia di cucinare. Chi chiamereste?

Nonostante tutto questo, però, nell’ultimo anno l’azienda aveva visto il proprio fatturato calare tanto da mettere in preventivo tagli al personale e alle strutture logistiche. Una discesa che stava compromettendo tutto il lavoro positivo fatto negli anni precedenti, fino all’arrivo del Covid-19. Ecco allora che mentre la maggior parte delle realtà imprenditoriali soffre il momento di stallo globale Blue Apron guadagna consensi a Wall Street. 

Il boom di ordini dovuti alla recente quarantena ha fatto schizzare il valore di scambio delle azioni della società. Si è passati dai 2,28 dollari del 13 marzo ai 12,04 dollari di ieri, un incremento di oltre il 410% in due settimane. Sui mercati questo genere di movimenti rientra presto, cercando di valutare l’effettiva validità della previsione. Esemplare è il giorno di picco massimo, il 19 marzo, quando il valore di Blue Apron ha raggiunto il valore di $28,75 ad azione per poi crollare del 41% e chiudere a $14,34.

Andamenti di mercato. Credits: Free

Nonostante l’andamento futuro sul mercato quel che è certo è che gli investitori hanno visto in Blue Apron un business che riesce a rispondere perfettamente alle mutate esigenze della popolazione costretta nelle proprie case per difendersi dal contagio. Anche i broker si sono accorti se la chiudi in casa la gente o divorzia o cucina.

Noi di Cibo&Locali siamo certi che un giorno intervisteremo uno chef emergente che ci rivelerà “ho capito di voler diventare chef quando, chiuso in casa per la quarantena, non facevo altro che cucinare“. E quel giorno noi saremo un po’ felici, perchè consapevoli che questo tempo (concessoci in modo infame e maledetto) è servito a qualcosa.

 

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