di Gaia Condorelli

Se ne fa un gran parlare ormai da anni, ed ora sembra arrivato il giorno in cui sulla nostra tavola troveremo davvero insetti commestibili. Sembrava una realtà lontana sia temporalmente che geograficamente, che ci porta alla mente quelle terre lontane dove l’entomofagia è una pratica già consolidata culturalmente, ma che nessuno credeva potesse sbarcare nel vecchio continente.

Dal primo gennaio del 2018, infatti, è entrata in vigore la nuova normativa sul novel food (gli alimenti definiti “nuovi” rispetto a quelli tradizionalmente intesi) che prevede la vendita e il commercio nei Paesi membri dell’Unione Europea, di insetti o di alimenti che li contengono. Questi dovranno riportare le procedure di allevamento, che dovranno essere controllate per scongiurare rischi di contaminazioni microbiologiche, e quindi essere dichiarati sicuri per il consumatore. Insomma, così come si trovano in giro carni di ogni tipo e pesce di ogni provenienza, da oggi potranno esistere al supermercato interi reparti con prodotti a base di libellule e cavallette imbustate.

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Se la prospettiva non vi entusiasma, l’ostacolo è soltanto culturale, poiché ricerche prestigiose hanno rilevato come anche in passato gli insetti fossero parte della dieta degli europei. Per citarne alcuni, sia Aristotele che Plinio il Vecchio riportarono nei loro scritti quanto gli insetti avessero un buon sapore, ed in particolare proprio Plinio considerava le larve di scarabeo una vera prelibatezza.

Ciò che ha portato a una vera controtendenza è stato lo sviluppo dell’agricoltura, che ha sempre visto gli insetti come veri e propri “parassiti” per i raccolti, portando quindi a cambiarne l’intera visione culturale. Rimane invece una pratica ancora ben consolidata in 112 nazioni del mondo, specialmente in Africa, America Latina, Australia, Asia e Pacifico, dove gli insetti rappresentano una grossa fetta della dieta quotidiana.

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Ma anche in Europa ristoranti di Londra, Paesi Bassi e Germania hanno iniziato a prendere confidenza con questi nuovi ingredienti, proponendo nel menù pietanze a base di questa tipologia di animali.

Tuttavia questa tendenza culturale non è una semplice curiosità culinaria. Nel 2050, infatti, si prevede che saremo più di 9 miliardi di persone e che vivremo su un pianeta con risorse sempre più scarse. Per far fronte a questa tragica situazione, una delle proposte messe in campo da esperti dietologi e nutrizionisti è proprio quella di iniziare a pensare ad introdurre nella dieta comune anche gli insetti. 

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In un recente report pubblicato dalle Nazioni Unite, viene valutato l’impatto ambientale del classico allevamento animale come ad esempio quello suino, di vitello o anche quello del pollame, quantificandone il consumo di acqua e anidride carbonica necessario per la produzione della carne. I dati mostrano numeri molto alti,  per cui per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in crescente espansione, sembra proprio che gli allevamenti di insetti possano presentarsi come una soluzione. In paesi come la Cina o l’Indonesia, gli insetti vengono allevati in ambienti controllati,  dove l’umidità e la temperatura sono monitorati minimizzando il contatto con germi e batteri, responsabili di malattie per l’uomo.

Attualmente le specie commestibili in commercio sono oltre 1.900, in gran parte coleotteri ma anche lepidotteri, api, vespe e formiche, cavallette, locuste e grilli insieme alle cicale, cicaline, cocciniglie e cimici, termiti, libellule e mosche.

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Tenuto conto quindi, che la carne non è più la soluzione migliore in termini costi/benefici, gli insetti rappresentano una soluzione sostenibile e incredibilmente valida, poiché sono ricchi di macronutrienti – le proteine che contengono sono di alta qualità – ma anche di micronutrienti fondamentali come rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco.

Il maggior ostacolo da superare nel consumo di insetti è il pregiudizio culturale, che porta inevitabilmente il possibile consumatore a storcere il naso, soprattutto in Italia, dove la cultura culinaria è strettamente legata alla tradizione. Un primo esperimento era stato fatto nel 2015 dal padiglione belga durante la manifestazione internazionale Expo a Milano proponendo prodotti a base di insetti.

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I più incuriositi sono stati certamente i giovani, che oggi sembrano quelli più aperti e pronti a questa novità. Sicuramente è un dibattito che porta tutti a confrontarsi e a esporre pareri molto diversi, ma vista la nuova apertura legislativa c’è solo da sperare in qualche proposta innovativa da parte dei ristoranti italiani. Quindi perché non provare?