Talento, sensibilità artistica e una dedizione tutta all’italiana: questo è ciò che caratterizza lo chef Massimo Bottura, che, con la sua neo premiata Osteria Francescana raggiunge, di nuovo,  la vetta del ”World’s 50 Best Restaurants”. Lo stesso posto era già stato conquistato nel 2016, a conferma della terza stella Michelin, conquistata pochi anni prima.

Fonte: osteriafrancescana.it

Ma, al di là delle stelle Michelin e dei premi, l’Osteria Francescana, abilmente guidata dal Maesto Bottura affonda le sue radici nella più genuina tradizione modenese, in una continua ricerca fatta di eccellenza e di origini. Sì, perché proprio la memoria è l’ingrediente fondamentale della cucina di Bottura, cresciuto come molti di noi, sotto il tavolo della cucina dalla quale comincia ad osservare il mondo, tra un tortellino rubato e l’altro.  Lo scorrere del tempo è un elemento considerato fondamentale dalla realtà modenese, strettamente legato al concetto di stagionatura, così familiare perché parte cruciale del processo di formazione dell’ingrediente più italiano al mondo: il parmigiano. Protagonista indiscusso anche alla tavola di Bottura, che con il suo ”Le cinque stagionature di Parmigiano Reggiano in diverse consistenze e temperature”, mette nello stesso piatto cinque varietà diverse di grande raffinatezza, curate in modo da esaltare le complessità di ognuna, scisse in cinque diverse consistenze.

Fonte: luxeat.com

Un continuo vulcano di idee, che trae ispirazione dall’arte come dalla musica, l’Head Chef dell’Osteria Francescana parla il linguaggio della creatività, instaurando un legame permanente con i migliori ingredienti, sapientemente scelti ogni mattina.  Con il suo atteggiamento provocatorio, la sua continua evoluzione della cucina italiana ha aperto una finestra verso nuovi orizzonti, dando voce ad una moderna generazione di chef italiani.

Notoriamente, la quantità  di tortellini serviti ad una tavola italiana vanno da dieci ad una cucchiaiata intera. Bottura sfida il concetto di ”ricetta della nonna” servendo sei semplici tortellini in fila indiana che ”camminano sul brodo” e dando vita al piatto che poi avrebbe scatenato l’implacabile penna della critica. Provocare per valorizzare, reinterpretare per sottolineare come spesso, l’importanza di piatti orgogliosamente radicati nella nostra cultura non vengano assaporati e rispettati come meritano.

Camaleontico in tutti i suoi aspetti, Bottura ha anche pubblicato recentemente un libro di ricette dal titolo ‘’Bread is gold’’, una collaborazione con quarantacinque top chef internazionali, con l’intento di realizzare piatti utilizzando gli scarti, troppo spesso trascurati nella cucina gourmet. Il titolo riprende un famoso dessert dello stesso chef, realizzato con pane raffermo, latte, zucchero e oro.

Il tentativo di instaurare un dialogo inizialmente ha incontrato parecchie difficoltà e aspri giudizi, che però poco dopo hanno lasciato il passo a curiosità ed entusiasmo da parte dei maggiori esponenti della critica culinaria italiana, mettendo le basi per quella che è oggi l’arte gastronomica post-moderna.

Massimo Bottura ha portato la cucina italiana, paladina delle tradizioni e del mangiar bene, nel ventunesimo secolo, elevandola all’eccellenza.

 

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