Un’altra estate se ne va, l’ennesima trascorsa in compagnia di Cornetto, Cremino, Croccante.

Il tempo passa ma l’Algida non passa mai e, tra tradizione e innovazione, resta sempre la più gettonata nei bar e nei chioschi.

Oggi, dietro il più famoso marchio di gelati in Italia, si cela il nome della multinazionale anglo-olandese Unilever, che possiede più di 400 famosi brand.

Una strategia, quella attuale, che viaggia tra l’adattamento locale e la tendenza a standardizzare un prodotto sempre più global, a partire dai nomi dei gelati al nome del brand per arrivare – soprattutto – al logo, che è l’unico fattore realmente comune in tutti i Paesi in cui l’Heartbrand è presente.

Unilever non ha fatto altro che riunire sotto un unico marchio (e quindi sotto uno stesso logo), aziende leader nella produzione di gelati acquisite in differenti Paesi.

Così, il cuore stilizzato lo troviamo ormai dappertutto: in Inghilterra si chiama Wall’s, in Spagna si chiama Frigo, in Germania si chiama Langnese, in Portogallo Olà, nel Benelux Ola (senza accento) e così via. Solo il Magnum viene commercializzato sotto lo stesso nome in tutti i Paesi, ad eccezione di Grecia e Romania, dove avrebbe lo stesso nome del marchio registrato di un concorrente.

Fonte: www.crebs.it

Queste sono cose ormai note ai più, molti non sanno però che solo prima del 1974, anno in cui venne acquisita, l’Algida vantava una storia tricolore.

Fu fondata nel 1945 da un ex dipendente della gelateria Fassi all’Esquilino, un certo Italo Barbiani, a cui si unì un austriaco di religione ebraica che combatté la resistenza a fianco degli alleati dopo aver trascorso diversi anni in un campo di internamento nei pressi di Cosenza. Furono proprio gli alleati a regalare ad Alfred Weisner, al fine di omaggiarlo della sua collaborazione, alcune macchine per produrre gelati. Nel 1953, le passioni di Barbati e Weisner si concretizzarono con il deposito dell’atto costitutivo alla camera di commercio di Roma. Dal latino algidus, cioè freddo, AlgidaIndustria Alimentare Gelati: questa la denominazione con la quale l’azienda iniziò a produrre su larga scala.

Fonte: www.mondocarosello.com

Un altro lodevole merito va poi riconosciuto ad Unilever, lungimirante, per aver permesso al mondo di apprezzare un’invenzione napoletana che inizialmente non ebbe successo: il cornetto. Prima del 1953 non ci sono tracce di gelati sorretti da cialde che non si inzuppassero. Ci pensò il mastro gelataio napoletano Spica, con la sua miscela fatta di olio, zucchero e cioccolato, a rivestire l’interno del cono. Fu così che nacque il cornetto, che cominciò ad essere apprezzato solo quando nel 1976 Unilever acquistò il brevetto e contribuì a renderlo quello che oggi è il gelato più famoso al mondo, quasi il simbolo stesso dell’Algida, nonché il prodotto più richiesto. Dalla scorsa estate sono in commercio anche la versione senza glutine e quella vegana.

Fonte: www.ilfattoalimentare.com

Da quel momento il marchio di strada ne ha fatta parecchia. Ha accompagnato il Paese in tutti questi anni, ma i suoi gelati continuano a resistere nel tempo; il cremino, il cornetto, il croccante c’erano durante la beat generation e le contestazioni giovanili, durante gli anni dei jeans a zampa e di Woodstock, durante gli anni dei primi computer, di internet, degli attentati e di Facebook, negli anni della crisi e dell’ascesa della Cina a prima potenza mondiale.

Un marchio entra nel cuore delle persone quando queste riescono ad identificarsi con esso. Il cuore, oggi simbolo dell’Algida, non è forse il cuore di ogni amante dell’estate, del cremino, e del cornetto?

Fonte: www.curiosando708090.altervista.org/cornetto-algida-dal-1976/

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