Presentato alla 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ad Astra vede il ritorno dietro la cinepresa del regista James Gray. Il suo nuovo film fantascientifico affronta la storia del maggiore Roy McBride, interpretato in modo eccellente da Brad Pitt.

Dopo un incidente causato da un’energia sconosciuta, l’astronauta americano deve affrontare il suo passato recuperando la missione spaziale intrapresa da sua padre, interpretato da Tommy Lee Jones.

Nell’avventura tra il buio dell’infinito e della solitudine il protagonista viene accompagnato dal colonnello Thomas Pruit (Donald Sutherland) e da Helen Lantos (Ruth Negga).

Il regista James Gray mette in scena una pellicola epocale, un’odissea spaziale dai tratti mitici. Il suo intento di voler portare sullo schermo “la migliore rappresentazione dello spazio mai vista in un film” viene colto nel segno. Con la collaborazione di agenzie spaziali internazionali del calibro della Nasa, ogni scena appare iperrealistica, imprimendo un pathos quasi palpabile.

Ad Astra non manca di tecnicismi. Basti pensare all’abilità e alla bellezza delle luci costruite dal direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema, già conosciuto per pellicole come Dunkirk, Her e Interstellar.

Attraversando le trame di piani sequenza e musiche psichedeliche, il cast non delude le grandi aspettative. In uscita al cinema anche con Once upon a time in Hollywood, Brad Pitt torna in auge mostrando a pieno la sua abilità nel far proprio ogni ruolo.

James Gray guarda al passato per scrivere il futuro. Unendo la componente epica di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e l’introspezione dell’uomo presente in Solaris di Tarkovskij, il regista decide di scrivere un nuovo capitolo della narrazione spaziale. Nonostante il vuoto della galassia faccia da filo conduttore, la componente umana rimane imprescindibile e il rapporto padre-figlio esplicita sofferenze che neanche l’oscurità più totale può nascondere.

Ad Astra guarda al futuro facendo propria l’innovazione della tecnica, ma cade inesorabilmente su ciò che sembrerebbe più scontato: la sceneggiatura. James Gray studia il cinema degli albori, eppure dimentica il grande insegnamento di Hitchcock: l’importanza del mistero, dell’ignoto. Tutto viene messo in mostra e spiegato, reso trasparente agli occhi dello spettatore.

Il regista crea nella mente di chi guarda un ordigno, colmo di desideri, incognite e suspense. Il suo unico errore è farlo scoppiare, lasciando dietro di sé nient’altro che il vuoto.

 

Voto:🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagini: 20th Century Fox ©
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