Il 9 marzo Amazon ha comunicato che avrebbe da subito reso disponibile gratuitamente il suo servizio di streaming per i residenti in zona rossa. Ma, dopo le dichiarazioni di Conte che, di fatto, assicurano tutta l’Italia come zona protetta, non sappiamo come cambierà la policy di Prime Video. Possiamo però immaginare che il servizio sarà presto disponibile a tutti gli italiani.

In ogni caso, lo streaming è un ottimo modo per superare la noia e la preoccupazione di queste settimane, nonché un’alternativa utile per tutti gli amanti del cinema che all’improvviso si sono ritrovati senza dimora.

Ecco allora 10 film molto diversi tra loro, per genere e stile, ma tutti meritevoli di almeno una visione. E tutti disponibili su Amazon Prime Video.

 

Re per una notte (Martin Scorsese, 1982)

Sempre poco ricordato nella filmografia di Scorsese, The King of Comedy (questo il titolo originale) è invece un gioiello che rende giustizia alla bravura del suo autore. E’ la storia di Rupert Pupkin, un comico fallito, o meglio mai emerso, che farebbe qualsiasi cosa per raggiungere il successo. Qualsiasi. Scorsese immortala le ipocrisie del mondo dello spettacolo con il suo stile asciutto, in una trama assolutamente lineare, eppure sorprendente.

La sua è una critica graffiante nei confronti della televisione e dei suoi fruitori: il comico protagonista diventa davvero un comico solo quando è trasmesso a livello nazionale e tutti possono vederlo. Ecco che la televisione viene percepita più reale del reale. Ecco che certi emarginati perdono la testa per vivere come re per una notte, piuttosto che come pecore per una vita. Da riscoprire anche alla luce del nuovo Joker di Todd Phillips, che attinge direttamente da questo film.

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Fonte: “Re per una notte”, 1982, Twentieth Century Fox.

Compagni di scuola (Carlo Verdone, 1988)

Verdone è più cinico e disilluso che mai nel raccontare di una classe del liceo che si rivede dopo quindici anni. C’è chi nella vita sembra aver raggiunto ogni miglior augurio e chi non ha davvero niente tra le mani, ma tutti hanno qualcosa in comune: non sono più quelli di una volta. Una ventina di adulti falliti ed egoisti si feriscono l’un l’altro in questa rimpatriata grottesca, messa in piedi per “fare il conto della situazione”. Ma la situazione è tragica.

La scrittura di Verdone è incredibilmente matura, capace di far ridere con battute spontanee e di graffiare con l’amarezza infinita in cui si muovono i suoi personaggi nevrotici e disperati. Insomma, un film divertente, ma soprattutto triste, come la vita (adulta).

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Fonte: “Compagni di scuola”, 1988, Columbia TriStar Film.

Society (Brian Yuzna, 1989)

Bill è figlio della upper class americana ma, a differenza della sua famiglia, vive la borghesia con forte disagio, tormentato da visioni spaventose di cannibali mutanti. La repulsione che prova si rivelerà più che mai azzeccata durante una festa organizzata in suo onore, in cui, al cospetto di tutta Beverly Hills, sarà lo sfortunato spettatore di un’orgia di corpi fusi insieme.

Il miglior Yuzna firma un horror che procede in modo convenzionale per la prima ora, per poi esplodere in uno spettacolo di effetti disgustosi nell’ultimo atto, apoteosi di questa metafora spietata sulla borghesia americana, o meglio sugli zombi bulimici che la compongono. Folle e divertentissimo, Society è un horror che ha segnato la fine degli anni ’80. Imperdibile.

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Fonte: “Society”, 1989, Zecca Films.

Gatto nero, gatto bianco (Emir Kusturica, 1998)

Cult indiscusso del cinema serbo, nonché uno dei più grandi successi di Emir Kusturica. E’ la storia di quattro giovani gitani che cercano di fuggire ai matrimoni imposti dalle loro famiglie in una corsa all’anima gemella.

Kusturica ritrae la forza vitale del popolo gitano con un carosello di avventure felliniane, noncurante della coerenza narrativa (i morti tornano in vita senza alcuna spiegazione) in nome di un cinema che affascina e diverte. Gatto nero, gatto bianco è un’iperbole barocca ricca di personaggi, eventi e simbolismi, una saturazione narrativa per gli amanti del caos.

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Fonte: “Gatto nero, gatto bianco”, 1998, Raro Video.

La comunidad (Alex de la Iglesia, 2000)

De la Iglesia alla regia di una delle commedie nere che lo hanno reso celebre. Julia (Carmen Maura) è un’agente immobiliare che si insedia nell’unico appartamento lussuoso di un condominio fatiscente, per poi scoprire nell’appartamento soprastante una fortuna di 6 miliardi appartenenti al vecchio condomino, ormai deceduto. Ma nel palazzo sono tutti a conoscenza di questo tesoro nascosto e ogni condomino è pronto a ricorrere alla violenza per riprendersi ciò che non gli spetta.

La capacità dell’autore spagnolo di cambiare registro (dalla commedia al thriller, per finire nell’horror) è sorprendente, e sfuma alla perfezione il climax della sceneggiatura. De la Iglesia è un regista che ama giocare con gli eccessi, tanto da essersi guadagnato nel tempo l’ammirazione di Quentin Tarantino, e che con La comunidad testimonia il suo talento nel farci ridere, tenerci in tensione e spaventarci. Tutto in un unico film.

Fonte: “La comunidad”, 2000, Nexo.

Holy Motors (Leos Carax, 2012)

Con il suo ultimo film, uno dei registi di punta dei Cahiers du Cinéma si diverte a giocare con i generi cinematografici per costruire una riflessione sul futuro dell’immagine. L’attore feticcio di Carax, Denis Lavant, ci conduce in un vortice di situazioni tra le più disparate e surreali, fino all’ironico finale.

L’intellettualismo dell’autore è criptico e di alte pretese, ma che si colga o meno il senso delle immagini, Holy Motors assicura una delle esperienze cinematografiche più estranianti e sublimi che lo schermo possa ricordare. Uno dei migliori film sul cinema è anche l’unico film a posizionarsi dopo il cinema. Da vedere assolutamente.

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Fonte: “Holy Motors”, 2012, Movies Inspired.

Senza tetto né legge (Agnès Varda, 1985)

Un film che inizia dalla fine, con il ritrovamento del cadavere della sua protagonista, in una dichiarazione di intenti sul pessimismo che permea l’opera. Varda ripercorre la vita della donna tra flashback e interviste, confondendo fiction e documentario, ma sempre con una franchezza disarmante che ci ricorda le insidie della vita, le stranezze della psiche.

Il personaggio assoluto di Sandrine Bonnaire è il volto di una disperazione senza rimedio, il volto di chi, ai margini della società, non comprende e non può conoscere chi la società la fa funzionare. Di rara depressione, venne premiato con il Leone d’oro a Venezia. Bellissimo il titolo italiano.

Fonte: “Senza tetto né legge”, 1985, Academy Pitcures.

Adua e le compagne (Antonio Pietrangeli, 1960)

Opera imprescindibile del cinema italiano degli anni ’60, Adua e le compagne racconta le disgrazie appena successive all’approvazione della Legge Merlin. La chiusura delle case di tolleranza lascia Adua, Milly, Lolita e Marilina prive della loro unica fonte di guadagno. Le quattro decidono allora di aprire una trattoria nella periferia di Roma, con l’intento di creare una casa clandestina mascherata da un’attività onesta.

La macchina da presa di Pietrangeli si muove con precisione a cogliere i gesti sofferti di quattro donne che tengono alla propria dignità quanto alla propria vita. Quella di Adua e le sue compagne è una storia che non si muove sullo sfondo di un’Italia ingiusta, ma all’interno di questa. Le protagoniste sono quattro donne alla ricerca di un’emancipazione perduta nei meccanismi di un paese impossibile, che sembra impegnarsi per distruggere la dignità femminile.

Il piano-sequenza sotto la pioggia che bagna con rabbia il marciapiede è l’ultima pennellata di questo capolavoro, la più amara, semplicemente indimenticabile. Adua è la francese Simone Signoret, attrice che qui conferma la sua grandezza. Una giovanissima Sandra Milo interpreta Lolita e Marcello Mastroianni è perfetto nel ruolo del donnaiolo Piero.

Fonte: “Adua e le compagne”, 1960, Medusa Home Entertaiment.

Comizi d’amore (Pier Paolo Pasolini, 1964)

Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore.

Pasolini entra in campo con il microfono alla mano per chiedere agli italiani di “invertiti”, prostituzione, prima volta e divorzio, costruendo un documentario sociologico che immortala perfettamente il rapporto tra popolo italiano e sessualità. Le inchieste coinvolgono anche intellettuali, amici di Pasolini come Alberto Moravia, Cesare Musatti, Adele Cambria, Camilla Cederna e Oriana Fallaci, fino a disturbare i ceti più bassi, i contadini più illetterati.

Il ritratto che ne esce è assolutamente contraddittorio, istantanea di un’Italia frammentata, ma in generale ancora impreparata ad un rapporto sincero e spontaneo con il sesso. Uno studio condotto con rigore dal suo autore, chiuso da un finale cinematografico poetico e realistico al tempo stesso.

Fonte: “Comizi d’amore”, 1964, Titanus.

Alien 2 – Sulla terra (Ciro Ippolito, 1980)

Ultimo, ma non meno importante, un film che non consigliamo per la sue qualità, ma proprio per la sua sconcezza ormai riconosciuta universalmente. Ispirato dal film di Scott e da Zombi 2 di Lucio Fulci (seguito apocrifo dello Zombi di Romero), Ippolito decide di realizzare un sequel a basso budget di Alien.

Nella trama ci troviamo negli Stati Uniti, con l’intero paese che attende il ritorno di due astronauti. Intanto, la speleologa sensitiva Thelma e il suo fidanzato Roy riuniscono la loro squadra di ricercatori. Conclusa una partita a bowling, gli speleologi si recano in una grotta per continuare gli studi, ma una roccia di origine extraterrestre si scopre viva e molto pericolosa…

I personaggi di Ippolito si muovono in un contesto talmente assurdo da avvicinarsi al surrealismo, ma in realtà il fine di Alien 2 è tutt’altro che artistico, quanto più speculativo. Con l’intento di guadagnare sul film di Scott, il regista napoletano orchestra un filmaccio che farà la storia delle cause legali nel cinema (la Fox cerca di comprarne i diritti per distruggere tutte le copie), e che vedrà l’autore come unico, grandissimo, vincitore: Ippolito, infatti, spende gran parte del budget per andare in vacanza con la moglie e comprarsi un’auto nuova. Ma a modo suo, Alien 2 – Sulla terra ha fatto la storia della fantascienza e ogni amante del trash dovrebbe vederlo.

Fonte: “Alien 2 – Sulla terra”, 1980, 01 Distribution.

Le scene a vuoto per raggiungere la durata minima, gli effetti casalinghi, la recitazione dilettantesca e la trama senza capo né coda ne hanno fatto un cult. Per non dimenticare le musiche degli Oliver Onions, che stanno come i cavoli a merenda.

Immagini di copertina: © Movies Inspired e Zecca Films
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