Abbiamo conosciuto Filippo Marsili, giovane attore del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dotato di passione e talento, il cui esordio è caratterizzato da una grande produzione Netflix: dal 18 ottobre, infatti, potremo vedere Filippo nel ruolo di Carlo, personaggio introdotto con la seconda stagione di Baby, la serie sulla Roma bene che lo scorso anno ha fatto discutere per i suoi temi scottanti. Solare e molto simpatico, Filippo ha saputo parlarci della sua esperienza sul set con particolare entusiasmo: noi della redazione ci teniamo a ringraziarlo per la sua disponibilità e approfittiamo dell’occasione per augurargli una carriera colorata e soddisfacente in cui Baby possa essere solo l’inizio.

Filippo Marsili. © Getty Images Europe

Ma ecco cosa ci ha detto durante il nostro piacevole incontro.

 

Parlaci del tuo personaggio: chi è Carlo e in che modo entra a far parte della storia?

Il personaggio di Carlo è sempre in coppia con un altro ragazzo, Vittorio. Quello che abbiamo visto nella prima stagione era il quarto anno di liceo per i protagonisti, e adesso, con la nuova stagione, ha inizio il quinto anno. Carlo e Vittorio hanno passato lo scorso anno a studiare in Canada, quindi al loro ritorno sono già inseriti nel gruppo dei “popolari”, cioè tutto il gruppo di Niccolò e Brando. Anzi, prima di partire erano un po’ i “capetti”, ma al ritorno capiscono che Damiano ha alquanto destabilizzato i rapporti interni al gruppo. Carlo e Vittorio credono di comandare, ma in realtà non sono a conoscenza delle seconde vite dei personaggi principali. Carlo, poi, è uno che segue molto il branco. E’ uno che fa le cose perché le fanno gli altri. Io, invece, non ho mai amato omologarmi. Ma, proprio per queste differenze di carattere e di ambiente tra me e il mio personaggio, ho potuto vivere una seconda adolescenza, come in una realtà parallela.  

 

Quanto ti senti vicino alla Roma che viene rappresentata nella serie?

Be’, io sono di Roma, ma vengo da una realtà completamente diversa. Quella che si cerca di rappresentare nella serie è la Roma bene, insomma, i Parioli, Roma nord. E a tutto questo io sono molto distante, anche perché abito dalla parte opposta della città. Ma è stato affascinante calarsi in un mondo che non ho mai visto di buon occhio e vestire i panni di un personaggio che fosse diverso da me sia per la sua vita quotidiana, sia per il suo rapporto con gli altri. È stata importante proprio come analisi sociale, perché la serie rappresenta lo spaccato di una società che è sotto gli occhi di tutti. Credo sia stato questo a decretare il successo della prima stagione, perché Baby prende in considerazione quella Roma di cui si parla molto, ma che si mostra poco. E nella seconda stagione vedremo ancora di più.  

 

È vero, la prima stagione ha avuto moltissimo successo, ma pensi che sarebbe arrivata comunque a tutti questi spettatori se non fosse stata distribuita da Netflix?

Secondo me sì. Certo, Netflix aiuta perché è alla portata di tutti, puoi vederlo quando vuoi e dove vuoi. Però fare tanti ascolti non è scontato nemmeno su Netflix. Quindi, se Baby fosse stato distribuito su un altro canale, credo che avrebbe avuto ugualmente successo proprio per l’analisi sociale di cui si fa portavoce e che attira molto l’attenzione del pubblico. In effetti, è forse la prima serie ad affrontare Roma nord.

 

Trovi sia importante che i ragazzi si avvicinino alla storia raccontata in Baby?

Secondo me è piuttosto facile trarre una morale da quello che viene mostrato, quindi la storia non può che essere d’aiuto per i ragazzi. Ma dipende da come ci si avvicina alla serie, così come per tutto il resto. Adesso, ad esempio, vanno molto i film e le serie tv sulla mafia. Anche in quel caso, ognuno può prendere le azioni mostrate come modelli da idolatrare, ma basta fare una riflessione più profonda per scoprire il vero significato della trama. Ad ogni modo, non penso che le situazioni raccontate da Baby possano deviare il comportamento di qualcuno o avere qualsiasi influenza negativa.

 

Cosa credi che abbia rappresentato e che rappresenterà l’esperienza con Baby nella tua vita professionale e privata?

Baby rappresenta il mio esordio: ho provato una soddisfazione enorme quando mi hanno confermato che avrei girato, perché adesso sto studiando al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, quindi sto studiando proprio per diventare un attore di cinema. E per chiunque aspiri a questo lavoro è rassicurante avere delle conferme sulle proprie capacità. Nella mia vita privata, invece, non credo che ci saranno molti cambiamenti, anche se è una bella soddisfazione che gli amici e i familiari possano vedere che sto riuscendo in qualcosa. Ma, al tempo stesso, vedo Baby come un punto di partenza, sicuramente non un punto di arrivo.

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