20 aprile 1999: gli Stati Uniti d’America effettuano il più grande bombardamento della guerra in Kosovo. Poche ore più tardi, nello stato del Colorado, due ragazzi entrano al liceo di Columbine aprendo il fuoco con armi automatiche ed esplosivi. 13 persone perdono la vita e decine rimangono ferite.
Tre anni più tardi Michael Moore pubblicò il suo più importante e pungente documentario, vincitore dell’Oscar nel 2003, Bowling a Columbine. Con un tono sagace e a tratti sarcastico Moore non vuole semplicemente descrivere la follia dell’avvenuto, ma capire perché questa violenza abbia luogo proprio lì, nello stato simbolo della libertà.
Viaggiando tra testimonianze dei genitori delle vittime e clip dedicati a fatti che a noi parrebbero sconcertanti, come il ricevere in regalo un fucile aprendo un conto in banca, Moore si addentra nella società più armata al mondo. Un clima di paura accerchia l’americano medio, bombardato da notizie di rapine, furti e omicidi. Sembra che ogni circostanza sia costruita per portare l’individuo al bisogno di proteggersi dall’estraneo, mediaticamente identificato nell’uomo afroamericano.
Ciò che per Moore meglio descrive la situazione sono i numeri: mentre in Giappone, Inghilterra, Germania e Francia le vittime per armi da fuoco oscillano tra le 30 e le 60, negli Stati Uniti nel 2001 furono 11774 ( e con il tempo non hanno fatto che aumentare, arrivando nel 2017 a sfiorare le 40000).
Tutto questo porta l’autore, e lui spera chiunque guardi la sua opera, a una riflessione: perché è così necessario sentirsi protetti di fronte a una paura che non esiste? Di fronte a una paura che è semplicemente stata creata per creare un bisogno, quello delle armi? Esisterebbe lo stesso tutta questa violenza e paura se le armi scomparissero dalla circolazione?
Moore intraprende una lotta per bloccarne e limitarne la vendita in supermercati e in modo sregolato, credendo che un paese si regga sulla fraternità, non sulla minaccia. Ma anche se con il tempo riuscì a far ritirare da Walmart i proiettili a punta cava che furono utilizzati a Columbine, il suo messaggio rimane sospeso e inascoltato, bloccato su una pellicola da cinepresa.
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