Il nuovo anno ormai incombente porterà con se numerose novità nel mondo del cinema (e si può azzardare, dicendo, una ventata di aria fresca), una fra tutte l’uscita della pellicola di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, tratto dal romanzo best-seller di Andrè Aciman del 2008. Anticipando l’uscita negli Stati Uniti in onore del Sundance Festival, il film si è guadagnato un enorme successo e, secondo le principali testate giornalistiche, potrebbe addirittura aggiudicarsi un posto ai prossimi Academy Awards. Questo clamore ha spinto la distribuzione italiana e Warner Bros. ad anticiparne l’uscita al 25 gennaio prossimo e a pubblicarne il trailer doppiato in italiano nel mese di dicembre. Girato nella città italiana di Crema, il film vede anche la partecipazione dello sceneggiatore James Ivory e un cast che conta, tra gli innumerevoli nomi, anche quelli di Armie Hammer e Thimothee Chalamet, i due protagonisti. Per non parlare della colonna sonora affidata a Sufjan Stevens, definito dal regista “la voce di Elio”.

Bisogna partire dall’origine, il nucleo da cui il regista ha plasmato la sua creatura per portarla sul grande schermo. Che cosa rende questo film un successo annunciato? Si potrebbe azzardare dicendo che è l’incontro di realtà diverse, un’armonizzazione di universi complessi, una collisione che si percepisce sia nei protagonisti del libro sia nel rapporto tra scrittore e regista. Ma partiamo dal libro.

Fin dalle prime pagine del romanzo si scorge come egli voglia mettere a paragone i due mondi in cui vivono i due giovani protagonisti. Elio è un adolescente di 17 anni che vive la sua vita sotto le ali di due genitori moderni impegnati nel mondo accademico e della filantropia, Oliver è uno studente universitario che si reca in Italia per concludere la sua tesi di dottorato con l’aiuto del padre del ragazzo; a farne da cornice, l’estate torrida della riviera ligure del 1983 e i passatempi che possono esserci nelle più comuni vacanze all’italiana. Il primo vive nell’Italia di Craxi, il secondo proviene dall’America del Presidente Regan.

I due universi entrano subito in rotta di collisione, Elio si fionda sul nuovo ospite come se una forza lo spingesse a protendersi verso questo ragazzo, una sorta di calamita immaginaria li fa avvicinare sempre di più. Il modo in cui i due reagiscono all’attrazione è il centro focale del libro e del film. Il ragazzo muore all’idea di provare delle emozioni, di sentirsi amato da un ragazzo più grande, il quale fa di tutto per sfuggire al sentimento, facendolo inevitabilmente soffrire. Questo è un libro fatto di azioni e di movimenti, come quello di Oliver quando massaggia la spalla al povero Elio dopo una partita a pallavolo. Pagine intrise di monologhi interiori, di dubbi, di pensieri che rendono la lettura scorrevole perché, in fin dei conti, chi non ha mai sofferto per amore? Anche perché il tempo da trascorrere in Italia per Oliver è limitato; il periodo estivo e poi? Come reagirà Elio al momento di dirsi addio? Il bello del libro sta proprio nel poter assistere e immedesimarsi nell’arsenale di giochi di seduzione che i due si fanno a vicenda all’ombra dei pini, a bordo piscina, in giro sulla bicicletta e nei locali notturni.

Guadagnino non rinuncia a mettere in scena le cose che gli piacciono di più, le caratteristiche dell’italianità, le cene all’aperto delle famiglie “per bene”, le chiacchierate tra padri e figli, le usanze che ci rendono un paese caloroso e capace di accogliere gli sconosciuti sotto il nostro tetto e farlo sentire a casa, perché Oliver ama stare in Italia ed è devastato all’idea di dover tornare in America e lasciare il mare.

La collisione è la metafora giusta per poter capire il romanzo e il film, un deflagrazione che genera armonia, e come si è detto prima, movimento. Un movimento di incontro tra due protagonisti che fanno dei sentimenti il loro unico tesoro. Il cuore pulsante del film che va rintracciato nel suo romanzo d’origine.

Tutti dicevano che sarebbe stato impossibile portare sullo schermo un libro del genere sia per i temi trattati sia per il solito stravolgimento che i registi effettuano quando traducono le parole in azioni e battute. L’attesa ormai è pressappoco conclusa, Artwave vi lascia con il trailer ufficiale del film con la speranza di alimentare la vostra curiosità.

“Al posto tuo, se il dolore c’è, lo farei sfogare, e se la fiamma è accesa, non la spegnerei. Chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte, e vedere che gli altri ci dimenticano prima di quanto vorremmo non è tanto meglio. Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent’anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa… che spreco!”

© riproduzione riservata