Ormai, si sa, l’età dell’oro del cinema è conclusa. Le sale sono sempre più vuote e sono rimasti in pochi coloro che nutrono tutt’ora una vera passione per la settima arte, senza limitare il proprio sguardo a blockbuster e cinecomics. Ma allora viene da chiedersi: com’è possibile che in pochi giorni di programmazione il film Chiara Ferragni – Unposted abbia segnato un record di incasso e presenze nella storia del cinema italiano?

Forse una delle possibili motivazioni risale agli albori della televisione italiana. Nel secondo Dopoguerra una delle figure di spicco della RAI fu Mike Bongiorno. Gli spettatori erano affascinati dalla sua eleganza e bravura, ma ciò che loro idolatravano e inseguivano come modello era tutt’altro: il concorrente della trasmissione. In colui che stava nello studio, separato dalla ricchezza da solo poche domande, riconoscevano un mito, un semi-dio che raccoglieva a sé tutte le ambizioni della gente povera. Eppure non era diverso da loro, chiunque sarebbe potuto essere al suo posto.

Dagli anni Novanta il mito della popolarità gratuita viene indossata dai partecipanti del Grande Fratello, simbolo della televisione generalista e rampa di lancio per chiunque ambisse a una vita da vip.

Chiara Ferragni durante le riprese a Los Angeles. Copyright: 01 Distribution©

In tutto ciò, Chiara Ferragni si inserisce negli ingranaggi e ne crea di nuovi: cogliendo l’opportunità di essere visibili a chiunque in una società virtuale, diventa la paladina della moda sul web. E proprio il nuovo ruolo, che lei incarna al suo massimo, della fashion blogger testimonia come persone qualunque con un tocco di inventiva e falsa trasparenza vendano se stesse allo spettatore, raggiungendo l’agognata fama.

Chiara Ferragni – Unposted è un documentario che tradisce il suo stesso scopo. La finzione diventa sempre più evidente scena dopo scena e viene da chiedersi se sia stato prodotto non tanto per confessione e apertura personale, quanto per un’ulteriore pubblicità.

Locandina del film. Copyright: 01 Distribution©

Le 160 mila persone che hanno assistito alla pellicola in un cinema sono state la prova del bisogno di una speranza di poter essere qualcos’altro, di diventare quel di più così difficile da raggiungere con solo le proprie forze. Sfortunatamente, nonostante le emozioni, la bellezza e la sua arte, il cinema tradizionale non è altro che una finzione, una semplice immagine ingenuamente ritenuta fine a sè stessa, un sogno nato irrealizzabile.

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