La moda e il cinema hanno stretto il loro legame fin dagli albori della settima arte. L’abito, l’accessorio, lo stile è ciò che da subito ci dà l’idea del personaggio e, soprattutto, ne delinea il carattere rendendolo visibile esteriormente ben prima della sua espressione verbale. Questo era più evidente all’interno dello star system hollywoodiano degli anni passati, piuttosto che oggi. Se una Marilyn Monroe era diversa da una Marlene Dietrich così come dalla delicata Audrey Hepburn era anche per l’abbigliamento, all’interno e fuori dal set. Così come Marlon Brando, macho e sensuale, era stilisticamente rappresentato in modo molto differente dall’eleganza formale di Cary Grant.

Ma anche nel cinema contemporaneo la moda ricopre un ruolo fondamentale e continua a legarsi ad esso indissolubilmente, seppur in modo diverso.

Quante volte, ad esempio, ci ricordiamo di un film dall’outfit di uno dei protagonisti? Alcune scene di cult o classici del cinema ci vengono in mente già solo pensando a cosa indossavano gli attori. È questo il caso, ad esempio, di Top Gun e i Ray-Ban di Tom Cruise. O La dolce vita di Fellini e il meraviglioso abito di Anita Ekberg nella scena della Fontana di Trevi. E la minigonna di Pretty Woman o il bikini della Principessa Leia di Star Wars?

Vediamo allora quali sono i nostri 10 look iconici del cinema.

 

Ritorno al futuro – Parte II

La seconda parte di Ritorno al futuro è forse uno dei pochi sequel veramente riusciti e non inutili della storia del cinema. Ambientato nel 2015 (e non solo), contiene un’infinità di prodotti avveniristici che hanno fatto e fanno tutt’ora girare la testa agli appassionati. Uno su tutti? L’hoverboard!

Non potevamo quindi non parlare delle famose scarpe auto-allaccianti di Marty McFly (Michael J. Fox). Parte fondamentale dell’oufit futuristico del protagonista, queste scarpe avevano la capacità di modellarsi da sole sul piede di chi le indossava. L’estetica, inoltre, era perfetta per la moda dell’epoca, gli sgargianti anni ’80. Dopo questo secondo capitolo tutti ne volevano un paio! I fan dovettero aspettare però ben 26 anni per veder realizzato il loro sogno. La Nike, infatti, il 21 ottobre 2015 ha rilasciato la prima versione delle Air Mag, identiche in tutto a quelle del film ma senza funzione auto-allacciate che arriverà solo nel 2016 ma a un prezzo proibitivo.

A volte i sogni diventano realtà, per fortuna.

The Blues Brothers

Abbiamo già parlato dei Ray-Ban, ma questa volta si tratta del modello Wayfarer. Prodotti per la prima volta nel 1956, segnarono un punto di rottura con i classici occhiali da sole di metallo. Dallo stile inconfondibile, erano amatissimi dalle star di Hollywood degli anni ’50-’60 e anche da personaggi di spicco come John F. Kennedy.

Noi non possiamo che ricordarli come i veri protagonisti del cult di John Landis del 1980: The Blues Brothers. Questi occhiali completano in modo perfetto l’abbigliamento di Jake e Elwood Blues (che tanto ci ricorda quello del duo Gaber-Jannacci di molti anni prima. Coincidenze?). Un paio di scarpe nere, una giacca di un abito nera, un paio di pantaloni neri, un cappello nero. Non esiste idea più semplice per Carnevale!

“Sono 126 miglia per Chicago. Abbiamo il serbatoio pieno, mezzo pacchetto di sigarette, è buio e portiamo tutti e due gli occhiali da sole.”

“Vai!”

cinema e moda: the blues brothers

Elwood (Dan Aykroyd) e Jake (John Belushi) nella copertina del film

Espiazione

Considerato dagli addetti ai lavori uno dei migliori costumi della storia del cinema, l’abito verde di Keira Knightley in Espiazione è esso stesso uno dei protagonisti del film. È parte integrante della storia, se vogliamo è la scintilla che fa esplodere la narrazione vera e propria. Adattandosi perfettamente alle esili forme della Knightley ne esalta la sensualità grazie alla schiena nuda, una scollatura vertiginosa e la morbidezza di un tessuto che non lascia quasi niente all’immaginazione. La passione improvvisa che travolge i due protagonisti, Cecilia Tallis e Robbie Turner (James McAvoy), passa anche e soprattutto per questo vestito. Come dimenticare la scena della biblioteca? L’eros, il potere sessuale e la tentazione: tutto è racchiuso in questo abito verde smeraldo. Un colore poco usato al cinema e fortemente simbolico, espressamente richiesto dal regista Joe Wright e prontamente realizzato dalla costumista Jaqueline Durran. L’unione perfetta di cinema e moda!

Insomma, questo vestito ci ha fatto girare la testa ed è divenuto quasi più famoso del film stesso – che rimane comunque un capolavoro.

Espiazione

L’abito verde smeraldo di Jaqueline Durran indossato da Keira Knightley

Kill Bill – Volume 1

Dal verde al giallo. Dall’eleganza alla praticità. Se si parla di abiti-simbolo del cinema non possiamo non citare Uma Thurman in Kill Bill.

Tarantino non si smentisce e per uno dei suoi film migliori sceglie l’esplicito omaggio a Bruce Lee. Infatti, la tuta gialla con banda laterale nera è la stessa usata dall’attore cinese maestro di arti marziali nel suo ultimo film, L’ultimo combattimento di Chen. Un titolo profetico, questo, visto che il film rimase incompiuto a causa della morte improvvisa di Lee. Ma i miti non muoiono mai e infatti Tarantino lo fa “rivivere” in Kill Bill, nella figura carismatica, terribile e vendicativa della Sposa. Epica la scena del combattimento contro gli 88 folli nella Casa delle “Foglie Blu” di O-Ren (Lucy Liu).

Uma Thurman è Beatrix Kiddo, alias La Sposa in Kill Bill

Il Selvaggio

Andiamo indietro nel tempo fino al 1953 quando Marlon Brando divenne il simbolo dei biker di tutto il mondo grazie a Il Selvaggio. In questo film Brando è Johnny, il capo di una banda di motociclisti, i BRMC, che si fronteggia con la banda rivale dei Beetles capeggiata da Chino (Lee Marvin). Innamorato perso della figlia dello sceriffo, Johnny verrà incolpato di un omicidio che non ha commesso e verrà scagionato proprio dalla bella Kathie.

Il Selvaggio segna profondamente la moda dei bikers dell’epoca grazie al chiodo di pelle indossato dal protagonista, uno Schott Perfecto 618. Nero, con il nome ricamato sul cuore e sul retro il famoso stemma con il teschio e i pistoni incrociati rese Marlon Brando un misto di sensualità e ribellione indimenticabile.

Marlon Brando in una delle foto promozionali de Il Selvaggio

Gioventù Bruciata

Rimaniamo negli anni ’50 e sempre nei paraggi di Marlon Brando (stando ai rumors, almeno) con James Dean e la sua T-shirt bianca. Subentrato proprio al suo collega come protagonista di Gioventù Bruciata, Dean divenne il simbolo dei giovani ribelli dell’epoca anche grazie alla sua iconica maglietta bianca. Inizialmente semplice capo di biancheria, divenne l’abbigliamento standard degli atleti negli anni ’30, ma anche quello dei marinai. Furono gli attori di Hollywood, come i citati Brando e Dean, a rendere questa maglietta il simbolo della volontà di rottura dei giovani con la generazione precedente, quella dei loro genitori.

Il personaggio che meglio racchiude questa visione è sicuramente Jim Stark di Gioventù Bruciata: la T-shirt indossata sotto il bomber rosso fuoco scandalizzò e divenne un must have.

gioventù bruciata © Il cinema ritrovato

James Dean, il giovane ribelle

La dolce vita

“Marcello! Marcello, come here!”

La celebre casa di moda Gattinoni veste la prorompente Anita Ekberg con un abito che ha letteralmente fatto la storia della moda e del cinema. Chi, pensando alla Dolce vita di Fellini, non pensa alla scena della Fontana di Trevi? Le forme dell’attrice svedese naturalizzata italiana hanno incantato tutti e il vestito a sirena, nero, con scollo a cuore ha dato quel tocco in più a un film già di per sé magnifico. Talmente bello e famoso che nel 2012 ne è stata realizzata una nuova versione, con un’ampia gonna in tulle.

Anita Ekberg nella Fontana di Trevi a Roma © Pinterest

Shining

Il piccolo Danny Torrance gira tranquillo con il suo triciclo per i corridoi dell’Overlook Hotel quando all’improvviso due gemelle sbucate dal nulla gli bloccano la strada. “Vieni a giocare con noi?” gli chiedono. Si tengono per mano e hanno indosso due vestiti identici, azzurri con dei fiocchi rosa.

Esiste qualcosa di più inquietante delle atmosfere di Shining? No. E questo anche grazie alle gemelle Grady. Esse non erano presenti nel libro omonimo di Stephen King e nemmeno nello script iniziale del film, ma vennero inserite da Kubrick. Ispirandosi alla famosa fotografia di Diane Arbus, la fotografa dei freaks, il regista decise di far assumere alle due la stessa identica posizione ed espressione. Come nella foto, infatti, una bambina sorride e una no. Anche l’abbigliamento, così semplice, è tutto fuorché tranquillizzante ed è rimasto impresso nella memoria di tutti noi.

Io e Annie

Forse il miglior film di Woody Allen, sicuramente il più famoso. Una scrittura perfetta, un intreccio narrativo che mescola romanticismo e cinismo, innovazioni registiche – per la prima volta Allen fa parlare i personaggi fuori campo – e un sarcasmo irriverente che ancora oggi fa scuola. Questo è Io e Annie (Annie Hall). La miglior coppia cinematografica degli anni ’70, Woody Allen e Diane Keaton, sprigionano scintille d’energia e ci fanno innamorare.

Diane Keaton poi, con i suoi completi maschili portati con estrema eleganza, ha dato il via alla rinascita della moda androgina, iniziata al cinema prima di lei da Marlene Dietrich in L’Angelo azzurro. Pantaloni larghi, camicia, gilet e cravatta e cappello sono l’emblema di questo personaggio e forse dell’attrice stessa. È risaputo, infatti, che molti degli abiti usati dalla Keaton provenivano dal suo guardaroba personale. Eccentrica e bellissima, Annie – questo il nomignolo con cui Allen la chiamava – ha tutt’ora uno stile inimitabile.

Cinema e moda: Io e Annie

Diane Keaton alias Annie Hall

Basic Instinct

Per chiudere l’avventura nella storia del cinema e della moda ci sembra doveroso citare una “mancanza”.

Quella della super sexy Sharon Stone in uno dei migliori film degli anni ’90. All’uscita di Basic Instinct la critica si spaccò in due: chi era entusiasta e chi gridò allo scandalo. Il film è infatti un concentrato di violenza e sesso, una mescolanza di crime, thriller, soft porno e dramma. In molti paesi fu vietato ai minorenni, contestato dai movimenti gay e anche per l’uso smodato di sigarette. Sarà forse per questo che è divenuto un cult?

Sicuramente la scena più famosa, quella dell’interrogatorio, ha alimentato esponenzialmente la curiosità. Una Sharon Stone dalle gambe lunghissime, che mentre le accavalla si mostra senza biancheria: forse il simbolo erotico per eccellenza.

Basic instinct

La controversa scena dell’interrogatorio

Se volete toccare con mano i meravigliosi abiti che hanno reso grande il cinema e immergervi nelle atmosfere uniche di questo connubio, non mancate all’evento più glamour di febbraio! Ciak, si moda, una mostra immersiva dove la moda è protagonista e noi di Artwave siamo orgogliosamente media partner. Dove? A Roma a Palazzo Velli il 29 febbraio.

 

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